ANNE TYLER.
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RISTORANTE NOSTALGIA.
Parte 1.
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Titolo originale: Dinner at the Homesick Restaurant. 1982.
Traduzione di: Antonella Barina.
1992. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Libero Giacomini.
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Presentazione.
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La vita di Perla Tull  trascorsa con dignitosa dolenza: una breve felicit coniugale, un marito inetto che un bel giorno improvvisamente l'ha abbandonata, le vicende di tre figli inquieti. Le insicurezze di Perla si trasmettono e riaffiorano da una generazione all'altra. Cody, il primogenito, nonostante la sua bellezza e la sua affermazione nel lavoro, mostra un'eterna gelosia per il fratello Ezra; Jenny, volitiva e fiduciosa, approda ad una relativa stabilit sentimentale sposando un divorziato come lei; e infine Ezra, nel suo nostalgico ristorante, che, rinnovando puntualmente il rito simbolico dell'invito a cena per tutti i Tull, insegue il sogno di una famiglia unita, che  l'esatto contrario di quello che lui e i suoi fratelli hanno vissuto.
Nelle pagine indimenticabili di questo romanzo, Anne Tyler narra le vicende di gente comune facendone una storia straordinariamente avvincente, ed il segreto di tale seduzione  nella rara naturalezza, nell'assoluta credibilit del racconto, ove la storia di una famiglia, fatta di avvenimenti importanti e di episodi marginali, svanisce nel tempo lasciando una scia polverosa di vecchie foto d'album.
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L'AUTRICE.
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Anne Tyler  una scrittrice, slavista e critica letteraria statunitense, vincitrice di un Premio Pulitzer per la narrativa. Nata a Minneapolis il 25 Ottobre 1941, la Tyler  cresciuta a Raleigh in Carolina del Nord e si  laureata in Letteratura russa presso la Duke University all'et di diciannove anni, perfezionando poi i propri studi di Slavistica alla Columbia University di New York. Ha lavorato quindi come bibliotecaria e bibliografa prima di trasferirsi nel Maryland. Nel 1963 ha sposato lo psichiatra e scrittore iraniano Taghi Mohammad Modarressi, con cui ha avuto due figlie, Tezh e Mitra. Modarressi  scomparso nel 1997. Anne Tyler vive ora a Baltimora, citt in cui sono ambientati la maggior parte dei suoi racconti, che in vari casi hanno come soggetto una famiglia, le cui vicende vengono analizzate accompagnandola nel corso degli anni.
Nel 1989, il suo undicesimo romanzo Lezioni di respiro (Breathing Lessons)  stato premiato con il Premio Pulitzer. Ad un altro suo romanzo, Turista per caso (The Accidental Tourist),  stato assegnato nel 1985 il premio del National Book Critics Circle Award. Lo stesso lavoro  stato finalista per il Premio Pulitzer nel 1986 e, nel 1988, ne  stato tratto un film interpretato da William Hurt e Geena Davis.
Il suo nono romanzo, Ristorante nostalgia (Dinner at the Homesick Restaurant), che lei considera il suo lavoro migliore, nel 1983  stato nella rosa dei finalisti sia per il Premio Pulitzer che il premio PEN/Faulkner. Ha curato l'edizione di tre antologie di racconti: The Best American Short Stories 1983, Best of the South e Best of the South: The Best of the Second Decade.
Pur essendo tra i romanzieri contemporanei di maggior successo,  nota per non concedere mai interviste realizzate con colloqui personali e per partecipare assai di rado ad attivit promozionali per i propri libri o ad apparizioni pubbliche di altro tipo. Si  resa tuttavia disponibile a rilasciare interviste tramite e-mail.
Tra i suoi romanzi: Il turista involontario, Ristorante Nostalgia, Lezioni di respiro, Possessi terreni, Quasi un santo, Per puro
caso, La moglie dell'attore, Il tuo posto  vuoto, Se mai verr il mattino, Le storie degli altri e Quando eravamo grandi.
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RISTORANTE NOSTALGIA.
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UNA COSA DOVETE SAPERE.
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Mentre stava per morire, a Perla Tull venne in mente uno
strano pensiero, che le fece contrarre le labbra ed emettere un
sospiro quasi come un fruscio: sent il figlio al suo capezzale
piegarsi su lei. Trovati... gli disse. Ti saresti dovuto trovare...
Ti saresti dovuto trovare una madre di riserva, voleva dirgli,
come noi abbiamo deciso di avere dei figli di riserva dopo
che il primo  stato tanto malato. Si era trattato di Cody, il
pi grande. Non Ezra qui al suo capezzale, ma Cody, quello
pi problematico: un bambino difficile, nato quando lei ormai
non era poi tanto giovane. Avevano deciso di non avere pi
figli, ma Cody aveva avuto una laringite difterica: nel 1931,
quando la difterite era una cosa seria. Lei aveva quasi perso
la testa. Aveva messo un panno di flanella sulla culla, e tutt'intorno
padelle, pentole e secchi d'acqua scaldata sulla stufa,
e aveva poi sollevato il panno per fare entrare il vapore. Il
respiro del piccolo era stentato e pesante, come se venisse
tirato fuori a forza da un sacco di ghiaia compressa; aveva la
pelle rovente ed i capelli induriti, impiastrati alle tempie. Poco
prima dell'alba si era addormentato, e Perla si era afflosciata
sulla sedia a dondolo e aveva dormito anche lei, con le dita
ancora aggrappate alla sbarra di metallo della culla bianco avorio.
Beck era via per lavoro: era tornato a casa quando il
peggio era ormai passato e Cody trotterellava in giro con solo
il naso che gli colava e qualche colpo di tosse poco allarmante,
che Beck non aveva neanche notato. Voglio degli altri bambini,
gli aveva detto Perla, ed egli era parso sorpreso, se
pure contento. Le aveva ricordato che prima le era sembrato
di non farcela ad affrontare un'altra gravidanza. Ma voglio
dei figli di scorta, aveva detto lei, perch una cosa l'aveva
colpita durante la difterite: se Cody fosse morto, che cosa le
sarebbe rimasto? Questa casetta in affitto, messa su con tanta
cura, quasi patetica; la camera del bambino decorata con il
motivo di Mamma Oca; e Beck, certamente; ma egli era cos
preso dalla Tanner Corporation, il pi delle volte lontano da
casa, e quando a casa sempre in collera per motivi di lavoro:
chi saliva e chi scendeva la china, chi aveva sparso voci offensive
alle sue spalle, e quante probabilit c'erano d'essere licenziato
ora che i tempi erano cos difficili.
Non so proprio come ho fatto a pensare che un bambino
solo sarebbe bastato, aveva detto Perla.
Ma la cosa non era stata poi cos semplice come si era immaginata.
Il secondo figlio era Ezra, cos dolce ed impacciato
da spezzarti il cuore, e lei si era sentita pi in pericolo che
mai; sarebbe stato meglio fermarsi a Cody. Ma la lezione non
le era bastata. Dopo Ezra era arrivata Jenny, la bimba: cos
divertente da vestire e pettinare in modi sempre nuovi. Le
bambine sono una specie di lusso, aveva pensato Perla, ma
non avrebbe potuto rinunciare neanche a Jenny. E cos si era
ritrovata ad avere non pi una sola perdita da temere, ma
tre. Eppure una volta le era sembrata una buona idea: avere
dei bambini di scorta, come le ruote di scorta, come quelle
calze di filo di Scozia che in passato mettevano gratis, di riserva,
nei pacchi che compravi.
Avresti dovuto organizzarti una madre di riserva, Ezra,
disse. O aveva intenzione di dire. Sei stato poco lungimirante.
Ma evidentemente non riusc a formulare le parole, perch
lo sent riappoggiarsi indietro senza commenti e girare la
pagina del giornale.
Non aveva pi visto Ezra nitidamente dalla primavera del
'75, quattro anni e mezzo prima, quando aveva incominciato
a perdere la vista. A crearle un po' di problemi erano state
all'inizio le immagini sfocate. Era andata dal medico per farsi
ordinare gli occhiali. Erano le arterie, le aveva detto lui; qualcosa
a che fare con le arterie. Aveva ottantun anni, dopo tutto.
Ma sicuramente si poteva curare. L'aveva mandata da uno specialista,
che a sua volta l'aveva mandata da qualcun altro... be',
per farla breve, erano giunti alla conclusione di non poterla
aiutare: qualcosa le si era raggrinzito dietro agli occhi. Sto
cadendo a pezzi, aveva detto ai suoi figli, sono sopravvissuta
a me stessa, ed era sbottata in una risatina: a dir la
verit non lo credeva affatto. Aveva emesso tutti i mormorii di
circostanza, prima di sgomento, poi di accettazione, poi di ritrovato
coraggio, ma dentro di s era ben decisa a non lasciare
che una cosa simile avvenisse. Non voleva neanche sentirne
parlare, ecco tutto: era sempre stata una donna risoluta. Una
volta, mentre Beck era via per lavoro, era andata in giro per
un giorno e mezzo con un braccio rotto, fino a che lui non era
potuto tornare a tenere i bambini. (Era successo proprio dopo
uno dei tanti trasferimenti di Beck: lei non conosceva nessuno
in citt e non aveva nessuno a cui rivolgersi). Non approvava
neanche l'aspirina; non approvava il fatto di dipendere, di chiedere.
Il dottore ha detto che sto diventando cieca, aveva
annunciato ai suoi figli, ma nel suo intimo non aveva la minima
intenzione di diventarlo.
Eppure giorno dopo giorno la vista le si era offuscata. Le
pareva che la luce si affievolisse e si allontanasse sempre pi.
Ezra, suo figlio, con quel volto mite su cui lei amava tanto indugiare,
era ormai un'immagine velata: anche in piena luce,
adesso, faceva fatica a cogliere i contorni della sua figura. A
stento, se lui si avvicinava, riusciva a distinguere la sagoma di
quel corpo grosso e informe, leggermente inflaccidito dalla
mezza et. Sentiva il calore del suo corpo avvolto nell'abito
di flanella quando le si sedeva accanto sul divano e le descriveva
quel che stavano trasmettendo in Tv o esaminava le foto
del suo cassetto, proprio come piaceva tanto a lei. Cos' quella
che hai in mano, Ezra?, gli domandava.
Mi pare sia un gruppo di persone che fa un picnic,
rispondeva lui.
Un picnic? Che tipo di picnic?
Tovaglia bianca sul prato, paniere di vimini, e una donna
con la blusa alla marinara.
Potrebbe essere la zia Bessie.
Sarei in grado di riconoscerla, ormai, se fosse la zia Bessie.
O la cugina Elsa. Lei aveva un debole per le bluse alla
marinara, mi ricordo.
Ezra diceva: Non sapevo che tu avessi una cugina.
Li avevo s dei cugini, rispondeva lei.
Piegava indietro il capo e rammentava cugini e zii, e un
nonno il cui alito sapeva di naftalina. Era curioso, sembrava
che la memoria le si stesse offuscando come tutto il resto: non
riusciva tanto a vedere le loro facce, quanto a udire il fluire
delle loro voci, avvertire il contatto delle gale arricciate nelle
camicette delle signore, sentire il profumo delle loro pomate
e dell'acqua di lavanda e l'odore penetrante dei sali che la cugina
Berta, di salute cagionevole, portava con s, nel caso si
fosse sentita mancare.
Avevo cugini in quantit, diceva ad Ezra.
Costoro avevano pensato che sarebbe diventata una vecchia
zitella e avevano preso a comportarsi con tatto, con tanto tatto
da diventare offensivi. Le chiacchiere sui matrimoni e i parti
altrui si interrompevano di colpo quando Perla usciva sul portico.
Lo zio Seward le aveva offerto la possibilit di finire gli
studi: nell'istituto della zona, cos non sarebbe dovuta andarsene
di casa. Senza dubbio temeva di doverla mantenere in
eterno: un piombo, una nipote orfana e zitella che occupava
l'unica stanza libera della casa. Ma lei gli aveva risposto che
continuare a studiare non le sarebbe servito: le era parso in
realt che sarebbe stato come riconoscere la propria sconfitta.
Ma qual era il vero problema? Non era stata una brutta
ragazza: piccola e magra, con la carnagione chiara e i capelli
biondi pettinati in su; ma poi essi avevano incominciato a
diventare aridi come la polvere, e la tensione si era fatta visibile
intorno agli angoli della bocca, quando torceva e muoveva
le labbra. Aveva avuto tanti corteggiatori, pi di quanti non
ne riuscisse a elencare; eppure, chiss perch, nessuno aveva
persistito nel tempo. Sembrava esistere una parola magica che
tutti conoscevano, tranne Perla... quel flusso continuo di fanciulle,
tanto pi giovani di lei, che ruzzolavano senza sforzo
nella vita matrimoniale. Era troppo seria forse? Doveva lasciarsi
andare di pi? Ridursi alle risatine idiote come quelle
sciocche ed insulse gemelle Winston? Zio Seward, tu puoi dirmelo.
Ma egli continuava a mandare buffate di fumo dalla sua
pipa, e suggeriva un corso per segretarie.
Poi aveva incontrato Beck Tull: lei aveva trent'anni, allora,
lui ne aveva ventiquattro: lavorava come piazzista nella Tanner
Corporation, un'industria che vendeva attrezzature per la
campagna e il giardino lungo la costa orientale degli Stati Uniti,
e nella quale avrebbe sicuramente fatto carriera, un giovane
svelto come lui. A quei tempi era magro e slanciato, con i capelli
neri ondulati in modo bizzarro e gli occhi d'un azzurro
brillante che non sembrava del tutto reale. Si pu dire che fosse...
be', un po' eccessivo, appariscente. Non proprio della
classe di Perla. E di certo troppo giovane per lei: c'era chi lo
pensava, ella lo sapeva bene. Ma che cosa vuoi che le importasse?
Si sentiva spericolata, piena di slancio, stracolma di
possibilit.
Lo aveva incontrato in una chiesa, la Chiesa battista della
Carit, che Perla era andata a visitare, perch la sua amica
Emmalina ne faceva parte. Perla non era battista, era episcopalista,
ma a dire la verit nel profondo non era nemmeno quello:
si considerava una non-credente. Eppure, quando era entrata
in quella chiesa e aveva visto Beck Tull l in piedi, uno
sconosciuto rasato di fresco e con un abito blu un po' lustro,
che nel giro di due minuti le aveva chiesto il permesso di rifarsi
vivo, lei con un che di superstizioso aveva collegato l'episodio
a quella chiesa: come se Beck fosse stata la meritata ricompensa
per aver preso parte al servizio liturgico insieme ai battisti.
E quindi non aveva pi osato interrompere questa abitudine:
era diventata membro della congregazione - con gran
raccapriccio della sua famiglia -, si era sposata nella Chiesa
battista della Carit e aveva sempre continuato a presenziare
al servizio, in un posto o nell'altro, in una citt o nell'altra,
durante tutta la sua vita matrimoniale, perch la sua ricompensa
non le venisse strappata via. (Dopo tutto, aveva pensato,
questo non stava forse a indicare una certa fede?)
Nel corteggiarla egli le aveva portato fiori e cioccolatini e -
cosa pi seria - opuscoli che mostravano i prodotti della Tanner
Corporation. Aveva preso a descriverle nei particolari il
suo lavoro e i suoi progetti di carriera. Le faceva complimenti
che la mettevano a disagio fino a che non riusciva a rinchiudersi
da sola nella sua stanza e assaporarli. Era la donnina pi
colta e raffinata che avesse mai conosciuto, diceva, la pi amabile
e beneducata. Gli piaceva accostare la sua alla mano di
lei, palma contro palma, e stupirsi di quanto fosse piccola.
Nonostante quel che si diceva dei piazzisti, era fin troppo rispettoso
e non aveva mai fatto il gesto di afferrarla, come avrebbero
potuto fare altri uomini.
Poi era stato trasferito, e quindi le cose erano procedute pi
velocemente; perch non ne voleva neanche sentire parlare di
lasciarla l, ma doveva sposarla subito e portarla con s. E cos
avevano avuto il loro matrimonio battista - entrambi senza
fiato, Perla era solita raccontare, in sguito - e avevano trascorso
la luna di miele a traslocare nella nuova citt. Lei non
aveva neanche potuto godersi con le amiche la sua nuova situazione
di donna sposata, non aveva avuto il tempo di mettere
in mostra il corredo e di far vedere a tutti i due anelli d'oro,
la piccola fede matrimoniale e quello di fidanzamento, con una
perla incastonata e l'incisione A una Perla tra le donne. Tutto
era stato cos deludente.
Si erano trasferiti, e poi si erano trasferiti di nuovo; per i
primi sei anni senza bambini, e quindi con una certa facilit.
Ella aveva guardato a ogni nuova citt con occhi speranzosi e
pensato: forse questa sar la citt dove avr il mio bambino.
(Perch la gravidanza ormai aveva assunto i connotati radiosi
che un tempo aveva avuto il matrimonio: era diventata un
tesoro raggiungibile per chiunque tranne che per lei). Poi era
nato Cody, e spostarsi era diventato pi difficile: i bambini
avevano la specialit di complicare le cose, aveva notato: c'erano
i medici e i compiti e questo e quest'altro e quell'altro ancora.
Nel frattempo, guardandosi intorno, si era resa conto che
senza accorgersene aveva interrotto i rapporti con quasi tutti i
suoi parenti. Zie e zii erano morti mentre lei era troppo lontana
per fare niente pi che mandare un telegramma di condoglianze.
La casa dove era nata era stata venduta a un tipo del
Michigan, i cugini avevano sposato degli sconosciuti con dei
cognomi che lei non aveva mai sentito nominare; e anche i
nomi delle strade erano cambiati, per cui, se anche fosse tornata,
si sarebbe subito persa. Ed era rimasta sorpresa una
volta, passati i quarant'anni, di non avere la pi pallida idea
di che fine avesse fatto quel nonno con l'alito di naftalina. Era
impossibile che fosse ancora vivo, no? Era morto e nessuno
si era ricordato di comunicarglielo? O forse le avevano mandato
la notizia ad un indirizzo precedente, di tre o quattro anni
prima. O poteva essere che l'avessero avvertita e lei se ne
fosse semplicemente dimenticata, nel trambusto di uno dei tanti
trasferimenti. Tutto era possibile.
Quel continuo cambiamento di citt! C'era sempre un incentivo:
una possibilit di promozione, o una zona pi ricca; ma
raramente ne veniva fuori qualcosa. Era colpa di Beck? Lui
sosteneva di no, ma lei non sapeva cosa pensare; davvero, non
lo sapeva. Diceva di essere circondato da gente che gli voleva
male. C'erano tante persone meschine al mondo, diceva.
Perla increspava le labbra e lo guardava attentamente. Perch
mi guardi a quel modo? le chiedeva lui. A che cosa stai
pensando? Per lo meno vi mantengo. Non ho mai fatto morir
di fame la mia famiglia. Era vero, doveva ammetterlo,
eppure lei provava un senso continuo di ansia, le sembrava di
avere la fronte costantemente tesa e corrugata. Era una persona
su cui aveva la sensazione di non poter contare, questo
piazzista che parlava in gergo, a voce alta, e che scrutava la
propria immagine allo specchio con troppa attenzione, la mattina,
quando si faceva il nodo alla cravatta e si aggiustava
quella pettinatura alta, umidiccia e piena di onde, e poi riponeva
il pettine nella tasca della camicia, stracolma di penne,
matite, righello, agendina, misuratore di pressione per i pneumatici,
tutti con scritte di slogan pubblicitari di qualche
compagnia.
Mentre si beveva la sua birra, la sera (non era un ubriacone
per, non bisogna fraintendere Perla), a Beck piaceva
cantare e fare strane smorfie. Chiss perch la birra gli tirava
cos la pelle, gliela metteva fuori posto come fosse una maschera
di gomma, tanto che al momento di andare a dormire aveva
le guance flosce e deformi. Cantava Nessuno sa i guai che ho
passato, la sua canzone preferita. Nessuno li sa, solo Ges.
Doveva essere vero, aveva considerato lei. Cosa pensava dentro
di s, dietro quel viso ampio, sotto quel ciuffo di capelli
neri? Non ne aveva la pi pallida idea.
Una domenica sera, nel 1944, le aveva detto che ne aveva
abbastanza del loro matrimonio: lo stavano trasferendo a Norfolk,
ma era meglio che ci andasse da solo. Perla si era sentita
risucchiare in dentro, come se qualcuno le avesse dato un pugno
nello stomaco, eppure una parte di lei aveva provato un
certo interesse, come se tutto ci stesse avvenendo in un romanzo.
Perch? gli aveva chiesto, abbastanza calma. Lui
non aveva risposto. Beck, perch? Si era limitato a fissare
le proprie mani serrate: sembrava un giovane scolaro bellicoso
in attesa di una ramanzina. Lei aveva abbassato ulteriormente
il tono di voce: era importante sapere perch. Non voleva
dirle almeno di che si trattava? Glielo aveva gi detto,
sosteneva Beck. Si era accasciata tremante sulla sedia di fronte
a lui, fissandogli la tempia sinistra, che pulsava: stava solo
passando un brutto momento, ecco tutto, avrebbe cambiato
idea la mattina dopo. Meglio dormirci sopra.
Ma egli aveva risposto:  stasera che vado via.
Era andato in camera a fare la valigia, e aveva preso l'altro
vestito dall'armadio. Nel frattempo Perla, che aveva disperatamente
bisogno di tempo, gli aveva chiesto se non potevano
parlarne, rifletterci sopra. Non c'era nessun bisogno di precipitare
le cose, no? Egli andava avanti e indietro dal com al
letto, dall'armadio al letto, mettendo le sue cose in valigia:
non erano molte, e in venti minuti aveva finito. Poi aveva tratto
il respiro, e lei aveva pensato, ora me lo spiega, ma lui si
era limitato a dire: Non sono un irresponsabile. Ho tutte le
intenzioni di mandarti dei soldi.
E i bambini? Lei si stava aggrappando a una nuova speranza.
Vorrai venirli a trovare.
(Sarebbe arrivato con dei regali per loro, e sarebbe stata
lei ad aprire la porta: profumata, con il vestito della domenica,
forse anche un po' di rouge. Era sempre stata dell'idea che
il colorito falso avesse un che di dozzinale, ma forse si era
sbagliata).
Beck aveva risposto: No.
Cosa?
Non verr a trovare i bambini.
Si era seduta sul letto.
Non ti capisco.
Sarebbe dovuto esistere un linguaggio a parte, pensava, per
le cose che sono pi vere di altre, per la verit totale, assoluta.
Questa era la cosa pi autentica della sua vita: non riusciva
a capirlo e non ci sarebbe riuscita mai.
A quei tempi vivevano a Baltimora, in una di quelle casette
tutte in fila di via Calvert. I bambini avevano quattordici, undici
e nove anni: abbastanza grandi da sospettare che c'era
qualcosa che non andava, se lei non avesse fatto attenzione. E
infatti era stata attentissima. La mattina dopo che Beck se ne
era andato, si era alzata e vestita, si era tirata su i capelli come
sempre, e aveva preparato la colazione ai bambini. Cody e Jenny
avevano mangiato in silenzio, ed Ezra aveva raccontato un
lungo sogno incoerente. (Era l'unico di buon umore la mattina).
Erano rimasti un po' delusi nel vedere che la farina d'avena
mancava d'uvetta, ma nessuno aveva chiesto notizie di Beck.
Dopo tutto non era la prima volta che lui se ne andava prima
che loro si svegliassero, il luned mattina; ed era successo
altre volte - molte volte - che poi stesse via tutta la settimana.
Non era poi cos strano.
Giunti al venerd sera, Perla aveva detto loro che pap era
stato trattenuto fuori: aveva promesso di portarli al circo, ma
lo avrebbe fatto lei al suo posto. E cos era passata un'altra
settimana. Non aveva dei veri e propri amici, ma se incontrava
qualche conoscente casuale dal droghiere, gli spiegava che
per fortuna quel giorno poteva evitare di usare i buoni per la
carne: suo marito era via per lavoro, diceva. La gente faceva
un cenno col capo, senza nessun interesse: era quasi sempre
via per lavoro; pochi lo avevano visto.
La notte, soprattutto il venerd notte, se ne stava distesa
sul letto, al buio, e ascoltava il ticchettio dei passi sul marciapiede
ghiaioso. Si avvicinavano e procedevano oltre: e lei lasciava
andare il respiro. Ma ecco un nuovo rumore di passi:
questo era sicuramente Beck. Sapeva con quanta esitazione
avrebbe varcato la soglia, aspettandosi il peggio, le lacrime dei
figli, i rimproveri della moglie; e invece avrebbe trovato tutto
immutato. I bambini che lo accoglievano con disinvoltura;
Perla che gli dava un bacetto sulla guancia e gli chiedeva se aveva
fatto buon viaggio. In sguito l'avrebbe ringraziata per avere
mantenuto il segreto. Sarebbe stato cos facile riaccoglierlo,
perch solo loro due sapevano che se ne era andato; gli estranei
avrebbero continuato a credere che i Tull erano una famiglia
felice. E in effetti era vero. Erano sempre stati cos felici!
Avevano solo potuto contare l'uno sull'altro, per via di quei
continui trasferimenti, e questo li aveva molto avvicinati.
Sarebbe tornato.
La vedova dello zio Seward le aveva scritto per farle gli
auguri di compleanno. (Di cui lei si era del tutto dimenticata).
Perla le aveva risposto subito per ringraziarla. Abbiamo festeggiato
a casa, aveva scritto. Beck mi ha fatto una sorpresa, una
collana deliziosa... Salutami gli altri, aveva aggiunto, e se li
era immaginati tutti nel salotto dello zio; aveva sentito la loro
mancanza, ma poi si era ripresa ricordandosi che in passato
erano stati tutti convinti che nessuno l'avrebbe mai sposata.
Non avrebbe mai potuto raccontar loro quel che era successo.
La sua vecchia amica Emmalina era passata a salutarla, una
volta che andava a Filadelfia a trovare una sorella. Perla le
aveva detto che Beck era fuori citt: erano proprio fortunate,
avrebbero potuto chiacchierare liberamente, come due ragazzine,
per tutto il tempo che volevano. Aveva sistemato Emmalina
nel letto matrimoniale con lei, anzich nella camera degli
ospiti, ed erano rimaste sveglie fino a tarda notte a chiacchierare
e sghignazzare. A un certo punto Perla era stata l l per
afferrare il braccio dell'amica e dire: Emmalina, senti. Sono
cos a terra... Ma per fortuna si era trattenuta e il momento
brutto era passato. La mattina dopo avevano dormito fino a
tardi e Perla si era dovuta precipitare a prendere i bambini
a scuola; per cui non avevano avuto tempo di dirsi gran che.
Dovremmo farlo pi spesso, aveva commentato Emmalina
andandosene, e Perla le aveva risposto che Beck sarebbe stato
molto spiacente di non essere riuscito a vederla. Lo sai che
gli sei sempre stata simpatica, aveva detto. Anche se in effetti
Beck sosteneva che Emmalina gli ricordava una marmotta.
Era arrivata la Pasqua, e a Jenny era stata data una parte
nella recita organizzata dalla scuola: giunti al gran giorno, con
Beck che non era ancora tornato, Jenny aveva pianto.
Possibile che non fosse mai a casa? Non era colpa sua, le aveva
spiegato Perla, c'era una guerra in corso, e la produzione era
stata accelerata; non poteva farci niente se la sua ditta aveva
pi bisogno di lui, adesso. Dovevano essere orgogliosi di pap,
le aveva detto. Jenny si era asciugata le lacrime ed aveva raccontato
a tutti che il suo pap doveva lavorare per dare il proprio
contributo alla guerra. Quella guerra per era durata cos a
lungo, trascinandosi, che nessuno era rimasto colpito da questa
spiegazione, che per aveva fatto sentire meglio Jenny.
Perla era andata da sola alla recita pasquale, indossando un
cappello con la visiera, sulle ventitr, ispirato ai copricapi delle
ausiliarie dell'esercito.
Un mese dopo che se ne era andato, Beck aveva mandato
un biglietto in cui diceva che stava bene e sperava che a lei e
ai bambini non mancasse nulla, e vi aveva accluso un assegno
da cinquanta dollari, neanche lontanamente sufficiente. Perla
aveva passato la mattina a passeggiare su e gi per la casa.
Prima esaminando mentalmente il biglietto, soffermandosi su
ogni singola parola in cerca di significati nascosti; ma era difficile
trovarne in frasi come un appartamento niente male con
un fornelletto e il direttore commerciale sembra avere una
buona opinione di me. Poi riflettendo su quel denaro. Verso
l'ora di pranzo si era messa il cappotto e il cappello da ausiliaria
dell'esercito ed era arrivata fin dietro l'angolo, dai Fratelli
Sweeney, Drogheria e Prodotti di Qualit, dove per settimane
era andato ingiallendo in vetrina un cartello con scritto
si cerca cassiera. Si erano divertiti da matti all'idea di assumerla.
Il pi giovane dei due fratelli le aveva insegnato a
usare il registratore di cassa e dato appuntamento per la mattina
dopo. Quando i bambini erano tornati da scuola, quel
giorno, aveva detto loro che avrebbe incominciato a lavorare
per riempire il suo tempo: aveva bisogno di qualcosa che le
occupasse le giornate, ora che stavano diventando grandi e
avevano meno bisogno di lei.
Erano passati altri due mesi. Poi tre. Cinquanta dollari al
mese da Beck. Il secondo assegno era arrivato senza nessuna
lettera d'accompagnamento: ella aveva fatto a pezzi la busta,
pensando che il biglietto si fosse incastrato da qualche parte,
ma non aveva trovato neanche una riga. Con il terzo assegno,
per, egli aveva scritto che si stava spostando a Cleveland,
dove la sua ditta aveva in programma di aprire una nuova filiale.
Era buon segno, aveva detto, che la ditta avesse deciso
per lui questo trasferimento (o meglio, invito lo aveva
chiamato). Non lo aveva mai definito un trasferimento; lo aveva
definito un invito. Un invito a prender parte a questa importante
espansione verso Ovest. La lettera incominciava Cara
Perla e bambini, ma lei non l'aveva mostrata ai suoi figli. L'aveva
piegata con cura e l'aveva messa via insieme alla prima,
nella scatola della maglieria nel suo com, dove neanche quell'impiccione
di Cody avrebbe pensato a frugare. La quarta busta,
di nuovo, conteneva solo un assegno. Si era quindi resa conto
che egli non era in comunicazione con lei (era questo il termine
che usava Perla), ma si teneva solo in contatto con la
base, di tanto in tanto: in realt si limitava a dire Trover allegato
alla presente... Non le era neanche passato per la testa
di rispondergli, eppure aveva continuato a conservare le sue
lettere.
Aveva avuto strani pensieri, a tratti, che l'avevano sorpresa:
ad esempio, ora per lo meno ho pi spazio nell'armadio.
E nei cassetti.
La notte sognava che Beck era ancora una cosa nuova e stupenda,
una persona appena conosciuta, che la contemplava in
adorazione e turbava un qualche punto misterioso nel profondo
di lei. La aiutava ad attraversare la strada, a salire le scale,
tenendola affettuosamente per il gomito o cingendole la vita
o sostenendola per le reni: si sentiva circondare d'attenzioni.
Una volta sveglia, l'unico suo desiderio era quello di rimmergersi
nel sogno. Teneva gli occhi chiusi; e per scaramanzia
faceva finta di dormire: non si muoveva e cercava di persuadere
il sogno di essere ancora addormentata. Ma il trucco non
funzionava mai, e alla fine non le restava che alzarsi, qualunque
ora fosse, e andare gi a farsi una tazza di caff. Mentre
se ne stava l con la tazza in mano, davanti alla finestra della
cucina, guardando il cielo imbiancarsi sopra la cima dei tetti,
l'occhio le cadeva spesso sulla propria immagine scura e trasparente
riflessa sul vetro: il viso piccolo e il mento rotondo,
che in questi ultimi anni stava assumendo un aspetto un po'
ammaccato; la sagoma preoccupata delle sopracciglia incolori;
quella pallida ciocca di capelli striminziti che non riusciva a
nascondere la grinza che le solcava la fronte. Quella grinza non
era una ruga ma una cicatrice, il ricordo di un incidente infantile.
Non era poi cos vecchia! Almeno non cos tanto vecchia!
Poi le tornava in mente l'incidente: aveva cercato di andare
sulla bicicletta di un cugino, la primissima che avessero avuto
in famiglia. Biciclo la chiamavano allora: aveva cercato di
andare in biciclo. E adesso era il 1944 e di biciclette ce n'erano
ovunque, ma avevano assunto un aspetto cos moderno da
non essere quasi pi la stessa cosa. Tutti e tre i suoi figli sapevano
andare in bicicletta, e ne avrebbero certo avuta una per
uno se non fosse stato per la guerra. Come aveva fatto lei a
fare tanta strada? Aveva appena compiuto i cinquant'anni.
Non c'era nessuna speranza che Beck tornasse. Se n'era trovata
una pi giovane, attraente, allegra, ancora capace di mettere
al mondo dei figli; e insieme stavano ridendo di lei... del fatto
che in fondo era sempre rimasta una vecchia zitella, nell'animo
sempre una vecchia zitella. Si era sempre tirata indietro quando
egli si voltava verso di lei, al buio; ancora impressionata,
dopo tutti quegli anni, da come egli fosse tangibile, concreto:
dalla barba che la graffiava, dall'odore di sale della sua pelle,
da quel corpo pesante. Tutto doveva esser sempre perfetto, la
biancheria in ordine nell'armadio, con un'etichetta per ogni
ripiano, le tende tirate in modo assolutamente preciso. Non
aveva mai imparato a lasciare correre, cedere, vivere alla giornata,
ma doveva sempre fare storie e strappar via ogni filino
fuori posto e raddrizzare gli angoli d'ogni cosa; ma peggio
ancora, si rendeva perfettamente conto d'essere cos, se ne rendeva
conto nel momento stesso in cui lo faceva, senza riuscire
a controllarsi.
Non sarebbe tornato mai.
Era ora di dirlo ai bambini. Anzi, era stupita di come l'avesse
potuto tenere nascosto per cos tanto tempo. Era sempre
stato cos facile ingannarli? C'era poi un vantaggio nel fatto di
renderli partecipi: le si sarebbero avvicinati di pi. Le dava
fastidio ammetterlo, ma stava perdendo il controllo dei due
maschi: invece di darle una mano - portar fuori la spazzatura,
aiutarla e proteggerla da uomini - stavano crescendo un
po' allo stato brado: s, anche Ezra. Non sbrigavano pi neanche
le faccende domestiche che erano sempre toccate a loro,
figuriamoci se gliene avesse chieste delle nuove. Cody in realt
non era quasi mai a casa, ed Ezra aveva sempre la testa tra
le nuvole e non faceva che dimenticarsi le cose ed il pi delle
volte mollava l tutto nel bel mezzo di quel che stava facendo.
Quando li avrebbe informati di come stavano le cose, pensava,
sarebbero rimasti inorriditi d'averla cos poco aiutata. Le
avrebbero chiesto perch lo aveva tenuto nascosto per tutto
quel tempo, che cosa le fosse mai passato per la testa.
Solo che non riusciva a dirglielo.
Aveva pensato come fare: li avrebbe radunati tutti intorno
a s sul divano, sotto la luce della lampada, una sera dopo cena.
Bambini cari, avrebbe detto. Una cosa dovete sapere.
Ma non sarebbe riuscita a continuare; avrebbe rischiato
di piangere. Era inconcepibile l'idea di piangere di fronte ai
suoi figli. In generale, di fronte a chiunque. Aveva anche lei
il suo orgoglio! Non era una donna calma, perdeva spesso la
pazienza, aveva degli scatti, allungava una sberla alla prima
guancia che le capitava sottomano, diceva cose che poi si pentiva
d'aver detto; ma grazie al cielo, non faceva mai vedere le
lacrime. Non ammetteva che ci fossero lacrime. Lei era Perla
Cody Tull, che se ne era andata di casa trionfante con il suo
nuovo marito e non aveva mai avuto rimpianti. Anche ora, l
in piedi davanti alla finestra della cucina, tutta sola, mentre
fissava l'immagine del suo volto teso che ormai mostrava i segni
dell'et, riusciva a non piangere.
Ogni mattina quindi era andata a lavorare alla drogheria;
sempre con il cappello in testa, dando ogni volta l'impressione
d'essere entrata l per caso, come se stesse dando una mano
cos per fare un favore, in caso di necessit. Ogni volta che
si avvicinava un cliente (in genere qualcuno che conosceva,
almeno di vista), faceva un cenno sicuro col capo e lanciava
un'occhiata di traverso, che sottintendeva un sorriso. Registrava
svelta gli acquisti alla cassa, mentre un ragazzino di nome
Alessandro preparava i pacchi. Arrivederci e grazie, diceva
alla fine con un sorriso che sembrava stenografato. Le piaceva
dare un'immagine di s precisa e professionale. Quando
entravano nel negozio dei vicini di casa, persone che lei conosceva
meglio, si sentiva morire, dentro, ma non perdeva la sua
compostezza: anzi, con loro era ancora pi precisa. Aveva ideato
una specie di ritmo nel battere i tasti della cassa e nel far
scivolare i prodotti sul bancone di legno, e questo l'aiutava a
non pensare. Se solo si fosse concessa di pensare avrebbe incominciato
a preoccuparsi: era ormai giunta l'estate, e i bambini
avevano finito la scuola: figuriamoci, chiss che cosa facevano
in quel momento.
Alle cinque e mezzo si avviava verso casa, attraverso folle
di ragazzetti che giocavano a campana o si raggomitolavano
per tirare le biglie, neonati messi a prender aria nelle loro
carrozzine, donne appollaiate sul portico di casa, che si sventagliavano
nell'afa. Saliva le scale e veniva accolta sulla porta
da una serie di brutte notizie: Jenny  caduta gi dalle scale,
oggi, e si  morsicata il labbro di sotto trapassandolo da una
parte all'altra, ed  dovuta andare dalla signora Simmons per
la garza e il ghiaccio.
Oh, Jenny, tesoro!
Sembrava sempre che le dessero il benvenuto con un qualche
disastro, che conservassero tutti gli incidenti apposta per
lei. Avrebbe voluto togliersi il cappello e le scarpe e buttarsi
un po' sul divano, e invece no, perch il gabinetto si  otturato,
e mi sono strappato i pantaloni, e Cody ha
colpito Ezra con la brocca dell'aranciata.
Potreste solo lasciarmi in pace? chiedeva lei. Non 
che potreste concedermi solo un minuto per me?
Preparava di solito la cena con scatolette portate a casa dal
negozio, niente di fantasioso, e poi ascoltava la radio lavando
i piatti. Jenny avrebbe dovuto asciugarli, ma era andata fuori
a giocare ad acchiapparella con i ragazzi. Mentre usciva dalla
porta di dietro per vuotare nel cortile il catino dell'acqua,
Perla si fermava a guardarli: Cody e Jenny bruni e veloci, tutti
infervorati, che non facevano altro che ridere; Ezra pallido,
un barlume al crepuscolo, pi lento e divagante in tutti i suoi
movimenti. A volte c'erano anche i bambini dei vicini, ma pi
spesso erano solo loro tre: stavano tra di loro, il pi delle
volte.
Si lavava i capelli, sciacquava uno slip. Gridava a Cody di
chiamare gli altri due e di venire dentro: era ora ormai.
La sera si occupava della casa. A vederla - un tipo di donna
all'antica, dalla corporatura gracile ed il seno ampio, come se
quei vestiti sporgenti in avanti della sua giovinezza le avessero
in qualche modo modellato la figura - non lo si sarebbe mai
detto, ma Perla ci sapeva fare con gli attrezzi da lavoro. Aveva
stuccato una crepa, rimesso il vetro a una finestra, cambiato
due gradini alla scala del seminterrato. Aveva riparato l'interruttore
di una lampada e aveva ripitturato gli armadietti della
cucina. Anche in passato era stata lei a fare queste cose: Beck
non era molto abile. Tutta la casa  sulle mie spalle, gli
aveva detto tante volte, e l'aveva intesa come un'accusa; ma
il pensiero era in un certo senso anche rassicurante. Sapeva
di essere abile. Fin dall'inizio del suo matrimonio, fin dal momento
in cui aveva realizzato quanto spesso si sarebbero spostati,
ce l'aveva messa tutta per rendere ogni casa perfetta, a
tenuta d'aria, antiruggine, impermeabile. Non si era pi sforzata
di fare ogni volta conoscenza con i suoi nuovi vicini e
aveva smesso di ricambiare le scatole di dolci che le portavano
al suo arrivo, restituendole loro riempite di fresco. L'unica
cosa che le importava era di sigillare la casa come se stesse
per arrivare un uragano. Le era capitato di svegliarsi la notte
per la preoccupazione che nel seminterrato potesse essere entrata
dell'acqua, e a piedi nudi era andata gi a controllare.
Non era riuscita a godersi le uscite domenicali, perch un incendio
poteva avere totalmente distrutto la casa in sua assenza.
(Con quanta chiarezza aveva immaginato il loro ritorno! Ci
sarebbe stato uno slargo al posto della casa e un buco malridotto
dove prima era il seminterrato). Qui a Baltimora dovevano
considerarla poco amichevole, pensava, perfino un po'
sinistra: la strega di via Calvert. Ma che idea! Ne aveva conosciute
di streghe durante la sua infanzia e non erano affatto
come lei. Per lei l'importante era che la lasciassero fare quel
che davvero contava: stuccare le finestre ed applicare guarnizioni
di tenuta alla porta. Con in mano gli attrezzi da lavoro
era davvero se stessa, forte e capace. Provava un misto di sdegno
e indulgenza per i suoi figli che non avevano ereditato la
sua abilit: Cody non aveva pazienza, Ezra era incapace, Jenny
troppo incostante. Era incredibile, pensava Perla, come la gente
rivelasse il proprio carattere in tutto quel che faceva.
Martellando un'asse del pavimento che si era staccata, con
un mazzetto di chiodi in bocca, lasciava che il tempo slittasse
via. Si facevano le dieci e mezzo o le undici: i figli erano l
sulla porta, tutti sudati e macchiati di erba, con gli occhi socchiusi,
disabituati alla luce. Santo cielo, andate a letto! Credevo
di avervi chiamato da tanto. Ma quando poi se ne andavano,
lei cominciava a sentirsi abbandonata, anche se in
realt non erano stati gran che di compagnia. Allora metteva
da parte il martello, si alzava e girava per la casa, aggiustandosi
la gonna, toccandosi distrattamente i capelli che le erano
sfuggiti dallo chignon. Su per le scale fino al primo piano, passata
la stanzetta dove dormiva Jenny, fino alla propria camera
da letto, con l'armadio di cartone che ormai perdeva un
po' la forma, screziato in modo da sembrare di legno; il com
con il ripiano disadorno, il letto infossato. Poi fuori di nuovo
e su per altre scale fino alla stanza dei ragazzi, un dormitorio
al secondo piano con un forte odore di caldo. Il rumore tranquillo
del respiro dei suoi figli le faceva provare una certa invidia.
Si voltava e scendeva le scale, gi fino alla cucina: l'uscita
sul retro era aperta e la controporta vibrava di farfalle notturne.
Dalle case dei vicini risuonava una risata, e le note stridule
di una tromba, e un piano scordato che suonava una
canzonetta alla moda. Chiudeva la porta e metteva il catenaccio;
saliva ancora una volta le scale e si toglieva i vestiti, pezzo
per pezzo, si infilava la camicia da notte ed andava a dormire.
Aveva sognato che lui si era messo quel dopobarba dei tempi
in cui le faceva la corte. Erano anni che non sentiva pi quel
profumo, che non ci pensava pi, ma ora se lo ricordava benissimo:
un odore acre, pungente d'aromi. Un profumo tracotante
e pieno di s, se ne era resa conto anche in passato; ma
quando lui era venuto a prenderla a casa dello zio Seward, sul
portico, e lei di quel profumo aveva avuto sentore, si era sentita
pronta ad ogni avventura. Aveva spalancato la porta con
tanta violenza da mandarla a sbattere contro il muro, e lui aveva
riso e aveva detto: E allora! ehi, ehi!, mentre lei se ne
era stata l impalata sorridendo.
Aveva sentito dire che non si poteva sognare un profumo,
o ricordarsi un odore a distanza; e cos quando si era svegliata,
per un momento aveva pensato, convinta, che Beck fosse entrato
in casa e si fosse seduto sul bordo del letto a guardarla dormire.
Ma non c'era nessuno.
Balla? Oh, non credo, disse dentro di s. Sono responsabile
di tutta quanta la festa, capisce? e se mi distraggo anche solo
un istante tutto va a rotoli, a catafascio. Chiunque fosse si allontan.
...
.
...
Ezra volt la pagina del giornale. Ezra, disse Perla.
Lo sent immobilizzarsi. Aveva questa abitudine - l'aveva
sempre avuta - di diventare completamente immobile quando
qualcuno gli parlava. Era una cosa tenera, ma anche un po'
una fatica, perch poi qualunque cosa lei gli dicesse (sento
uno spiffero o il ragazzino dei giornali  in ritardo anche
oggi) rischiava di deluderlo, no? Come poteva non venir
meno alle aspettative di Ezra? Diede uno stratto alla coperta.
Vorrei solo un bicchier d'acqua, gli disse.
Egli la vers dalla brocca che era sul cassettone. Perla non
ud il tintinnare dei cubetti di ghiaccio: dovevano essersi sciolti.
Eppure sembrava che fossero passati solo pochi minuti da
quando aveva portato la nuova caraffa. Le sollev la testa,
appoggiandosela sulla spalla, e le inclin il bicchiere sulle labbra.
S, tiepida... non che le importasse. Bevve riconoscente, tenendo
gli occhi chiusi: quella spalla era salda, confortante. Le riadagi
la testa sul cuscino.
Il dottor Vincent viene alle dieci.
Che ore sono adesso?
Le otto e mezzo.
Le otto e mezzo di mattina?
S.
Sei stato qui tutta notte? gli chiese.
Ho dormito un po'.
Dormi ora. Non ho bisogno di niente.
Be', forse dopo che  venuto il dottore.
Era importante per Perla ingannare il dottore: non voleva
finire in ospedale. La malattia che aveva era polmonite, ne era
quasi sicura: l'aveva indovinato per via di un'esperienza avuta
in passato: l'aveva riconosciuta dal modo in cui le aveva preso
la schiena. Se il dottor Vincent se ne fosse accorto l'avrebbe
mandata in ospedale, l'avrebbe messa sotto una tenda di plastica.
Forse  meglio che lo disdici del tutto il dottore,
disse a Ezra. Sono molto migliorata, mi sembra.
Lascia che sia lui a deciderlo.
Be', lo sapr io come mi sento, Ezra.
Non  una cosa da discutersi adesso, rispose lui.
Riusciva proprio a sorprenderti, Ezra. Si sarebbe lasciato
calpestare, ma poi, nei momenti pi strani, se ne saltava fuori
con una gran testardaggine, duro come una roccia. Ella sospir
sistemandosi le coperte: sembrava che Ezra ci avesse rovesciato
sopra un po' d'acqua.
Si ricord di quando egli era bambino, ancora alle elementari.
Mamma, le aveva detto, se si viene a sapere che i
soldi crescono sugli alberi, per un giorno solo e poi mai pi,
mi fai stare a casa da scuola per raccoglierli?
No, gli aveva risposto lei.
E perch?
Perch  pi importante la tua educazione.
Le mamme degli altri bambini li lascerebbero, per.
Le altre mamme non si aspettano che i loro bambini diventino
qualcuno nella vita.
Ma neanche per un giorno solo?
Li puoi raccogliere dopo la scuola, o prima di andarci.
Alzati prestissimo; metti la sveglia un'ora prima.
Un'ora! aveva detto lui. Un'ora soltanto per una cosa
che succede una volta sola in tutto il mondo!
Ezra, la smetti? Devi proprio tirarla lunga a questo modo?
Perch sei cos testardo? gli aveva chiesto Perla.
Solamente ora, sotto quella coperta umida, le venne in mente
di chiedersi perch non gli aveva risposto di s, che poteva
stare a casa. Se un giorno il denaro avesse deciso di crescere
sugli alberi, poteva coglierne finch voleva! avrebbe dovuto
rispondere. Tanto che differenza avrebbe fatto?
Era stata una madre irascibile, sempre con i nervi a fior di
pelle; si era sentita con troppe cose sulle spalle, troppo sola.
E dopo che Beck se ne era andato, aveva avuto tante preoccupazioni,
pagare l'affitto, far quadrare il bilancio, garantire
sempre un paio di scarpe nuove a quei suoi figli zoticoni. Era
stata lei a chiamare il medico alle due di notte quando Jenny
aveva avuto l'appendicite; era stata lei a scendere gi brandendo
una mazza da baseball la notte in cui avevano sentito quel
rumore che li aveva cos spaventati. Aveva tenuto la caldaia
sempre accesa, affrontato il bullo del quartiere dopo che Ezra
era stato picchiato, spento l'incendio sul tetto con la pompa
dell'acqua quando il camino della signora Simmons aveva preso
fuoco. E quando Cody era tornato a casa ubriaco dalla festa
di compleanno di una qualche ragazza, chi aveva preso in mano
la situazione? Perla Tull, che non aveva mai bevuto niente pi
che un bicchiere di vino a Natale. Era stata abbastanza abile
da farlo sedere su una sedia della cucina, ignorando le sue lamentele,
e poi si era piegata in avanti sul tavolo, verso di lui...
ma si era ritrovata senza sapere che dire.
Poi Cody aveva fatto la maturit ed Ezra era entrato al liceo
e Jenny era diventata una ragazza alta che ormai andava
al ginnasio. Beck non li avrebbe riconosciuti; e loro, forse, non
avrebbero riconosciuto lui. Non le avevano mai chiesto niente
di Beck: non era questa una prova di quanto poco importante
fosse la figura del padre? L'uomo invisibile. La presenza assente.
Per un attimo Perla prov un misto di gioia e di rabbia.
A quanto pareva se l'era cavata bene, aveva reso il cambiamento
cos naturale che nessuno se ne era accorto: era il pi grosso
trionfo della sua vita. Il mio unico vero successo, pens.
(Peccato che non ci fosse nessuno con cui potersene vantare).
Pian piano, senza neanche accorgersene, aveva smesso di partecipare
ai servizi liturgici della Chiesa battista. Aveva smesso
di fare riferimenti a Beck nel corso della conversazione (anche
se ancora, quando mandava gli auguri di Natale ai suoi parenti
a casa, accennava al fatto che Beck stava bene e che mandava
loro i saluti).
Una sera aveva gettato via le sue lettere. Non era stata una
decisione programmata: era solo che stava pulendo il com,
ecco tutto, e aveva pensato che non ci fosse nessun buon motivo
per tenerle. Si era seduta vicino al cestino in camera da
letto e vi aveva lasciato cadere sembra ch'io stia per salire di
un gradino e posticino a portata di mano dalla stazione e detto
che me la stavo cavando molto bene. Non che ce ne fossero
molte: pi o meno tre nell'ultimo anno. Quand' che aveva
smesso di aprire le buste lacerandole, con le mani che le tremavano,
e di scorrere velocemente, con avidit, le righe? Le
era passato per la mente che l'uomo che lei ancora rimpiangeva,
a notte fonda senza riuscire a dormire, non aveva assolutamente
niente a che vedere con colui che le aveva spedito
quei noiosi messaggi. Ed Ball va in pensione a giugno, aveva
letto con una noia infinita, e io sono subentrato nel suo territorio,
che ha il pi alto reddito pro cappite di tutto lo Stato.
Era una grossa soddisfazione per lei vedere che aveva sbagliato
a scrivere capite.
I suoi figli erano cresciuti e avevano iniziato a fare la propria
vita. I due maschi avevano preso ad aiutarla finanziariamente,
e Perla era stata felice di accettare. (Non si era mai
vergognata di ricevere dei soldi, ai vecchi tempi dallo zio Seward,
o da Beck, e ora dai ragazzi. Nell'ambiente dove era cresciuta
lei, la donna si aspettava di essere mantenuta dagli uomini).
E quando Cody aveva fatto carriera, aveva comprato
quella casetta di fila che lei aveva affittato per tanti anni,
presentandole l'atto d'acquisto una mattina di Natale. In quel
momento avrebbe potuto smettere di lavorare in drogheria,
ma aveva continuato a rimandare la cosa finch la vista glielo
aveva concesso. Come altro, se no, avrebbe potuto riempire
le giornate? Un nido vuoto lo si poteva definire: quello
era il termine che usavano oggi. Era strano, alla sua et, guardare
indietro al passato e vedere per quanto poco tempo il suo
nido non era stato vuoto. Un periodo da nulla, in proporzione:
molto pi tempo vuoto che pieno. Aveva investito cos
tanto di s in quei bambini; chi avrebbe mai creduto che erano
stati con lei cos brevemente?
Mentre ripensava a loro nelle varie fasi - prima sempre attaccati
alle sue gonne, poi pi indipendenti, fino a separarsi
del tutto - si ricord della luce nel corridoio che era stata solita
lasciare accesa perch non avessero paura del buio. Poi si
era trattato solo della luce nel bagno, in fondo al corridoio di
tutte le case dove avevano vissuto; e pi tardi solamente la
luce al pianterreno, se uno di loro era rimasto fuori la sera.
Il fatto che erano cresciuti aveva quindi significato un graduale
affievolirsi della luce alla porta della sua camera da letto, come
se allontanandosi da lei avessero portato via con s un po' di
luminosit. Avrebbe dovuto pianificare meglio la sua vita,
pensava a volte: farsi degli amici o iscriversi a un club; ma non
era il tipo: la cosa non l'avrebbe aiutata.
L'estate precedente era stata mezza svegliata da un inno
alla sua radiosveglia, Nella dolcezza tra breve, una nenia lamentosa
di un qualche cantante popolare, trasmessa prima che
il pastore facesse il suo breve sermone. Ci incontreremo su
quella bellissima spiaggia... Si era abbandonata ad un sogno in
cui uno sconosciuto le diceva che la spiaggia bellissima era
quella della Carolina del Nord dove una volta aveva passato
una vacanza estiva con Beck e i bambini. Si incontravano sulla
riva dopo essersi messi il costume da bagno: era la prima nuotata
del loro primo giorno. Beck era attraente e Perla si sentiva
graziosa e i bambini erano ancora molto piccoli, con un visino
rotondo, eccitato, gioioso e un corpicino paffuto. Era stupita
della loro innocenza... e anche di quella sua e di Beck. Si era
protesa in avanti verso i bambini, ma si era svegliata. Pi tardi,
parlando al telefono con Cody, aveva accennato al sogno.
Non sarebbe bello, aveva detto, se il paradiso consistesse in
quella spiaggia del Nord Carolina? Se dopo morti, riaprendo
gli occhi, si fossero ritrovati su quella sabbia calda e piena di
sole, ancora giovani e felici, con quelle onde del passato che
rotolavano sulla spiaggia? Ma Cody non era riuscito a entrare
nello spirito del sogno: bello? le aveva chiesto, era tutto qui
quel che si aspettava dal paradiso? Quella spiaggia, dove per
due settimane intere si era logorata, Cody se lo ricordava bene,
all'idea d'aver lasciato il forno acceso a casa? Quanto ai
desideri di lui in proposito, le aveva chiesto, li aveva presi
in considerazione? Pensava forse che gli sarebbe piaciuto rimanere
bambino in eterno? Dai, Cody, volevo semplicemente
dire che... aveva risposto lei.
C'era qualcosa che non andava in lui; c'era qualcosa che
non andava in tutti e tre i suoi figli. Erano cos frustranti:
attraenti e piacevoli, tutti e tre, ma ostinatamente chiusi nei
suoi confronti, in un modo che lei non riusciva del tutto a toccare
con mano. E percepiva una specie di tendenza costante
nella vita di ciascuno di loro; Cody era portato ad avere scoppi
di rabbia senza motivo; Jenny era cos insolente; Ezra aveva
reso meno di quel che avrebbe potuto. (Gestiva un ristorante
in via St. Paul, un'attivit ben lontana dai progetti che Perla
aveva avuto per lui). Si chiedeva se per caso i suoi figli le
rimproverassero qualcosa. Seduti vicini nelle riunioni di famiglia
(con sposi e figli leggermente separati, per sempre al di fuori
del loro piccolo nucleo), tendevano a ricordarsi solo la povert
e la solitudine: i giocattoli che lei non si era potuta permettere
di comprare, le feste a cui non erano stati invitati. Cody, in
particolare, faceva continui riferimenti alla poca pazienza di
Perla, che dipingeva su uno sfondo di facce infantili sbalordite,
cos tristi e sconcertate che lei stessa faceva fatica a riconoscerle.
Siamo onesti, pensava, non esisteva una qualche legge
sulla prescrizione? Quando l'avrebbe assolta? Era ormai
un uomo di mezz'et: non aveva pi nessun diritto di considerarla
responsabile, ormai.
E Beck: be', era ancora vivo, se mai la cosa importava. Doveva
essere vecchio ormai; e invecchiato male, ci scommetteva.
Avrebbe scommesso che portava un tup, o una dentiera troppo
bianca e regolare, o una qualche pettinatura fluente e giovanile
che lo rendeva ridicolo. Portava di sicuro delle cravatte
eccessivamente colorate, e vestiti d'uno scozzese troppo spinto.
Che cosa ci aveva mai trovato in lui? Si morsic l'interno delle
labbra. Il suo unico sbaglio: un semplice errore di giudizio.
Ma non avrebbe dovuto aver conseguenze cos lunghe; la vita
potrebbe anche essere un po' pi clemente, diciamolo pure.
Una o due volte all'anno, anche ora, arrivavano le sue lettere.
(I soldi invece avevano smesso di giungere con i diciotto
anni di Jenny... o meglio, due mesi dopo quei diciotto anni, il
che voleva dire, supponeva Perla, che aveva dimenticato la
data del suo compleanno). Era tipico suo non avere il buon
gusto di sparire in modo deciso. Ci metteva sempre troppo
tempo a salutare, chiacchierando sulla porta e facendo entrare
il freddo. Non lavorava pi alla Tanner Corporation, era andato
in pensione, cos aveva scritto; e si era fermato a Richmond,
il posto del suo ultimo trasferimento, come fosse stato
un oggetto portato a riva dall'alluvione; ma evidentemente viaggiava
ancora un po'. Nel 1967 aveva ricevuto una cartolina
dalla Fiera mondiale di Montreal, e un'altra nel '72 da Atlantic
City, nel New Jersey. Egli sembrava tutto galvanizzato da
eventi altisonanti: quando l'uomo aveva per la prima volta
messo piede sulla luna, per esempio (un avvenimento di nessun
interesse per Perla, o per qualsiasi persona seria). Bene!
aveva scritto, sembra proprio che ce l'abbiamo fatta. Il suo
entusiasmo sembrava gonfiato, forse prodotto dall'alcool.
Perla era trasalita e aveva fatto a pezzi la lettera.
In sguito, quando aveva perso la vista, era stato Ezra a darle
una mano con la posta. Lei tirava su una lettera: Da dove
viene? Non riesco bene a decifrarlo.
Associazione Nazionale di Tiro.
Buttala via. E questa cos'?
Partito repubblicano.
Buttala via. E questa?
 scritta a mano, da Richmond.
Buttala via.
Non chiedeva perch. Nessuno dei suoi figli aveva un pizzico
di curiosit.
Sogn che suo zio bardava e attaccava Principe al calesse e
la portava ad un concorso a premi, ma lei si era dimenticata di
imparare un pezzo a memoria e se ne stava l sul palcoscenico
senza aprir bocca, mentre tutti bisbigliavano. Svegliandosi si
irrit con se stessa: avrebbe dovuto recitare quel pezzo in dialetto
che le riusciva cos bene e che ancora adesso si ricordava
alla perfezione. La memoria non le si era affatto affievolita. Si
sistem il cuscino, di malumore: i bordi della sua vita sembravano
fuori posto, mettiamola cos, pensava. Si addorment di
nuovo e sogn che la casa era in fiamme. La pelle le si inaridiva
dal caldo e i capelli sembravano friggerle nelle orecchie.
Jenny si precipitava di sopra a mettere in salvo i propri articoli
di bigiotteria e i suoi passi svanivano immediatamente nel
vuoto come se fosse piombata nello spazio. Frmati, grid
Perla, aprendo gli occhi: c'era qualcuno seduto l vicino a lei,
nella poltrona di pelle che scricchiolava. Jenny? disse.
Sono Ezra, mamma.
Povero Ezra, doveva essere esausto. Di solito non erano invece
le figlie che venivano ad assisterti? Sapeva di doverlo
mandare via, ma non riusciva a farlo. Suppongo che tu voglia
tornare a quel ristorante, gli disse.
No, no.
Sei come una chioccia nei confronti di quel posto, disse,
e tir su col naso. Ezra, senti odore di bruciato?
Perch me lo chiedi? domand lui (cauto come sempre).
Ho sognato che la casa era in fiamme.
Era solo un sogno.
Ah.
Aspett, cercando di frenarsi: aveva i muscoli cos tesi che
le facevano male. Alla fine disse: Ezra?
S, mamma?
Forse potresti andare a controllare.
Controllare che cosa?
La casa, no? controllare se  in fiamme.
Si capiva che non ne aveva nessuna voglia.
Fallo per me, gli disse.
E va bene.
Lo ud alzarsi e uscire, tutto dinoccolato. Doveva avere solo
le calze: Perla riconobbe quel fruscio di passi. Stette via tanto
tempo che ella incominci a temere il peggio. Si protese tutta
per sentire il crepitio delle fiamme, ma ud solo il clacson delle
macchine di passaggio, il ronzio elettrico della radiosveglia e il
campanello di una bicicletta che tintinnava sotto la finestra. E
infine eccolo arrivare, lento e pesante su per le scale: non si
trattava di un caso d'emergenza, evidentemente. Si risistem
sulla sedia:  tutto a posto.
Grazie, Ezra, disse lei umilmente.
Prego.
Sent che raccoglieva il giornale. Ezra, disse. Mi  venuta
in mente una cosa. Hai per caso controllato lo scantinato?
S.
Sei andato fino in fondo alle scale?
S, mamma.
La caldaia fa un rumore che non mi piace.
 tutto a posto, le disse.
Tutto a posto. Decise di credergli. Si calm, muovendosi
mentalmente da un angolo della casa all'altro ed enumerando
varie cose, convinta di essersela cavata bene: la cappa del camino
era chiusa, per non fare entrare il freddo; i tubi di scarico
dell'acqua non erano intasati e i rubinetti erano ben serrati;
ed era stata lei a spurgare i caloriferi... senza vederci, girando
velocemente la levetta non appena aveva sentito il fischio dell'acqua.
Le grondaie erano state pulite, il tetto non perdeva
e il frigorifero ronzava in cucina. Tutto procedeva benone.
Ezra, disse.
S, mamma.
Sai quella rubrica che  nella mia scrivania.
Quale rubrica?
Fai attenzione, Ezra, ne ho una sola. Non quel piccolo
taccuino rosso con i numeri di telefono, ma quella nera, nel
mio cassetto della cancelleria.
Ah, s.
Voglio che tutte le persone che sono in quella rubrica
siano invitate al mio funerale.
Ci fu uno di quei silenzi di cui si ode il ronzio, come se
avesse detto una parolaccia. Poi Ezra disse: Funerale, mamma?
Non  che stai morendo?
No, certo che no, lo rassicur. Ma un giorno o l'altro...
aggiunse astutamente. Giusto nell'eventualit,
capisci?
Be', non ne parliamo, disse lui.
Ella fece una pausa, cercando di essere paziente. Che cosa
si aspettava, che sarebbe andata avanti in eterno? Era cos
stancante. Ma Ezra era fatto cos. Sto solo dicendo,
continu, che vorrei che quelle persone fossero invitate. Mi ascolti?
Le persone nel mio taccuino.
Ezra non rispose.
Il taccuino nel cassetto della cancelleria.
Cassetto della cancelleria, le fece eco Ezra.
Bene, aveva afferrato: gir di scatto una pagina del giornale,
non disse nient'altro, ma lei sapeva che aveva capito.
Le venne in mente come doveva essere invecchiato ormai
quel taccuino... avere un odore stantio, essere quasi a pezzi:
risaliva a tanto tempo fa, a prima che le si affievolisse la vista.
C'era anche il nome di Emmalina, ed Emmalina era morta da
vent'anni o forse pi; come era morta la signora Simmons, gi
in Florida, e la vedova dello zio Seward e forse anche sua
figlia. Guarda guarda, tutte le persone in quel taccuino erano
ormai sotto terra, suppose, tranne Beck.
Si ricord che egli occupava un'intera pagina, a forza di cancellare
una citt dopo l'altra. L'aveva sempre tenuto aggiornato
il suo indirizzo, perch si immaginava di doverlo chiamare
in caso di emergenza. Ma di quale emergenza si sarebbe potuto
trattare? Non gliene veniva in mente neanche una che potesse
essere in qualche modo facilitata dalla sua presenza. Le
sarebbe piaciuto vedere la faccia di Beck quando riceveva l'annuncio
del suo funerale. Un invito l'avrebbe chiamato.
Guarda un po', avrebbe detto, colpito, mi ha lasciato per
prima, dopo tutto. Ecco l'invito al suo funerale. Le sembrava
di sentirlo, ora.
Scoppi in una risata.
Arriv il dottore, battendo i piedi. Nevica, fuori? gli
chiese.
Nevica? No.
L'ho sentita battere i piedi.
No, fa solo freddo. Si sedette sul bordo del letto. Mi
sento quasi cascare le dita dei piedi, le disse. Stando alle
ossa del mio ginocchio stanotte avremo una gelata.
Ma lei interruppe con un gesto queste chiacchiere inutili.
Senta, gli fece, Ezra l'ha chiamata per sbaglio.
Ah,  cos?
Davvero mi sento bene. Forse prima risentivo un po' del
brutto tempo, ma adesso sto molto meglio.
Capisco, disse, prendendole il polso tra le dita gelate e
grinzose. (Era quasi vecchio quanto lei e se ne era guardato
bene dallo smettere di praticare la sua professione). Glielo
tenne per alcuni minuti, o almeno cos le sembr, poi disse:
Per quanto tempo  andata avanti questa storia?
Non capisco di cosa stia parlando.
Dov' il telefono? domand a Ezra.
Aspetti! dottor Vincent! aspetti! grid Perla.
Le aveva lasciato andare il polso, ma ora teneva una mano
sulla sua e Perla lo sent piegarsi sopra di lei, con l'alito che
sapeva di tabacco da pipa. S? disse.
Non vado in nessun ospedale.
Certo che ci va.
Ella scand le parole con chiarezza, forse a voce un po' troppo
alta, guardando il soffitto: Ci ho pensato a lungo; non
voglio quei letti che si tirano su con la manovella e quell'odore
professionale: mi ucciderebbero.
Mia cara signora...
E lei lo sa bene che non potrebbero neanche darmi la
penicillina.
Penicillina, no...
 quel che ho preso nel '43.
Cerchi di non stancarsi, disse il dottore. Me lo ricordo
benissimo.
O forse era nel '44; comunque Beck non se ne era ancora
andato. Era per stato via per lavoro, e aveva portato in regalo
ai bambini tutto il necessario per il tiro con l'arco. Spendeva
i soldi in certe cose! Anche se non ne avevano mica poi tanti,
di soldi, nemmeno nei momenti migliori. Un giorno, durante
una loro gita domenicale, in un campo fuori citt, egli si era
portato dietro l'arco e aveva attaccato il bersaglio di tela ad un
tronco d'albero. Non ci pensava mai ai pericoli, lui: non era
certo il tipo che passava le notti sveglio a rimuginare quel che
poteva non andare per il verso giusto. Be', a ogni modo. Perla
non sapeva bene come fosse andata esattamente (in quel momento
stava facendo un mazzo di foglie invernali, perch lei
ormai non prendeva pi parte agli sport), ma sta di fatto che
se l'era beccata. Era stato Cody a tirare la corda dell'arco, ma
questo era irrilevante: non era a Cody che aveva dato la colpa,
dopo la breve scenata iniziale. Ma a Beck, che per pura
leggerezza, se anche non l'aveva fatto apposta, l'aveva trafitta
dritta nel cuore; o meglio, non proprio nel cuore, ma nella parte
morbida subito sopra, tra il petto e la spalla. Aveva provato
una sensazione stranissima, come di uno schiaffo: non una puntura,
no, ma una scossa, e poi un cerchio di sangue rosso sulla
sua camicetta preferita. Ah! aveva esclamato, abbassando
lo sguardo e continuando a tenere strette le sue foglie. Poi era
incominciato il dolore. Beck, pallidissimo, aveva estratto la
freccia. Jenny era scoppiata a piangere. Si erano precipitati a
casa, dimenticandosi di staccare il bersaglio dall'albero, ma una
volta arrivati la ferita aveva smesso di sanguinare e sembrava
che non ci fosse nessun pericolo. Perla si era medicata da sola,
tintura di iodio e garza. Due giorni dopo si era accorta che
qualcosa non andava: invece di migliorare, la ferita stava molto
peggio, era tutta infiammata e lei aveva la febbre. Beck era
partito di nuovo, e quindi era dovuta andare dal dottore da
sola, precipitandosi senza fiato, col cappello messo su di fretta,
perch voleva essere di ritorno prima che i bambini venissero
a casa da scuola. In quegli anni il dottor Vincent era agli
inizi della sua professione, dopo aver terminato il servizio militare.
Aveva una testa piena di capelli e non portava ancora
gli occhiali, Perla se lo ricordava. Le aveva fatto un'iniezione
di penicillina: un farmaco miracoloso che egli aveva usato per
la prima volta oltreoceano, cos aveva detto. Tornando a casa
lei aveva provato una meravigliosa sensazione di benessere,
come sempre succede quando un medico si prende la responsabilit
della tua malattia; ma quella notte aveva avuto il tracollo.
Prima un'eruzione cutanea, poi i brividi, poi immagini
confuse, formicolanti. Era stato Cody a chiamare l'ambulanza.
In ospedale, una volta passata la crisi, tutti avevano assunto
nei suoi confronti un duro atteggiamento di rimprovero, come
se fosse stata lei la colpevole. Ha rischiato di morire, le
aveva detto un'infermiera. Ma era una sciocchezza; era ovvio
che non sarebbe morta: aveva dei bambini, e quando si hanno
dei figli, si  obbligati a vivere. Ella aveva reagito alle parole
dell'infermiera chiudendo gli occhi. Poi erano entrati due medici,
che avevano avvicinato delle sedie al letto e con tono solenne
e premonitore le avevano spiegato questo riguardo alla
penicillina: che non doveva mai, mai pi riprenderla, e tenere
sempre nel portafoglio delle istruzioni in proposito. Perla non
stava prestando molta attenzione (stava mentalmente preparando
la richiesta per essere autorizzata ad andarsene, cos
poteva tornare a casa dai suoi bambini), ma in sguito si era
ricordata che avevano detto: Una volta  il massimo che lei
pu sopportare, la seconda sarebbe letale, e ci l'aveva impressionata.
Era come una situazione da favola, una pozione
magica che si poteva usare solo una volta e mai pi, e lei l'aveva
sprecata per un evento cos insignificante, una ferita da arco
e da frecce. Niente pi miracoli! Negli anni successivi, quando
la penicillina era diventata d'uso domestico e i suoi nipoti la
mandavano gi per un nonnulla, lei non l'aveva finita pi con
questa storia: Beati voi. Povera me.  meglio che io non me
la prenda un'infezione, non so cos'altro dirvi, neanche un mal
di gola, o una polmonite.
Polmonite.
Sentiva un rumore acquoso, rombante nelle orecchie che le
rendeva difficile anche udire il suono della propria voce.
Dovette aspettare che si placasse, prima di parlare. Dottor Vincent,
disse poi.
Sono qui.
Egli teneva ancora la mano sulla sua. Non era pi ghiacciata:
si era scaldato a contatto con la sua pelle, come se fosse
stata una stufa. Tir fuori a fatica la voce: Dica ad Ezra che
rimango qui.
Ma...
So quel che faccio.
Egli rimase in silenzio.
Gli dica, continu lei con vigore, che non  nulla.
Capisce? Non voglio andare in nessun ospedale. Mi ucciderebbe,
mi ucciderebbe proprio, udire quegli altoparlanti che chiamano
per nome dei medici che non ho mai sentito nominare. 
solo un raffreddore, glielo dica.
Bene, disse il dottor Vincent, e si schiar la gola. Lasci
andare la mano di Perla.  sicura? chiese.
Sicura.
Sembrava che stesse pensando, poi si volt e disse a Ezra:
Ha sentito quel che ha detto?
S, rispose Ezra; la sua voce era pi vicina di quel che
lei non immaginasse.
Penso che dovremmo chiamare suo fratello e sua sorella,
comunque.
In Perla si risvegli un certo interesse.
Ma se  una cosa cos seria... disse Ezra.
Aspettiamo di vedere cosa succede, lo interruppe il dottore,
e appoggi la palma sulla fronte di Perla.
Dopo di che doveva essersene andato: le era tornato quel
rombo alle orecchie, e non lo aveva sentito uscire. Si stava
crogiolando al pensiero di Cody e di Jenny; sarebbe stato meraviglioso
riavere i suoi figli tutti uniti. Poi di colpo prov
un'acuta sensazione di freddo al petto. Ma come, pens, il dottor
Vincent non lascer mica che questo succeda!
E invece temo proprio di s. Ci siamo allora!
No, non  possibile.
Da anni ormai si tormentava al pensiero della morte, ma
una cosa non le era mai venuta in mente finora: che se si
muore non si viene mai a sapere come va a finire. Tutti gli
interrogativi che uno si  posto rimangono per sempre senza
risposta: riuscir a sistemarsi quel figlio mio? imparer mai
a essere felice quell'altro? riuscir forse a scoprire, un giorno,
che cosa voleva dire la tal cosa? Si rese conto che in tutti quegli
anni si era sempre aspettata di rincontrare Beck. Che strano,
non se ne era mai accorta. Aveva anche pensato che ci sarebbe
stata una svolta decisiva, un lampo, in cui lei avrebbe
di colpo scoperto il segreto, svegliandosi pi saggia, una mattina,
pi paga, pi accondiscendente. Ma non era andata cos,
e non sarebbe andata cos mai pi, ormai. Aveva immaginato
che sul suo letto di morte... letto di morte! Ma come, questo
era il suo solito letto normale, non quello di ottone tutto ornato
che aveva visto nelle sue fantasie. Aveva immaginato che
sul suo letto di morte avrebbe avuto un ultimo messaggio da
lasciare ai suoi figli, riuniti intorno a lei; ma non esisteva nulla
di definitivo, e lei non aveva niente da dire. Si sentiva come
intimidita, non all'altezza. Agit nervosamente i piedi e cerc
una posizione pi fresca sul cuscino.
Ragazzi, aveva detto. Era stato proprio prima che Cody
andasse all'universit, il giorno in cui aveva bruciato le lettere
di Beck. Ragazzi, aveva detto, c' una cosa che vorrei
discutere con voi.
Cody stava parlando di un lavoro: doveva trovarne uno per
contribuire a mantenersi agli studi. Potrei lavorare nella tavola
calda, stava dicendo, oppure fuori dell'universit. Non
so cosa scegliere. Si era poi accorto di sua madre ed aveva
sollevato lo sguardo verso di lei.
Si tratta di vostro padre, aveva detto Perla.
E Jenny: Io sceglierei la tavola calda.
Sapete bene, tesori miei, aveva spiegato Perla, che io
dico sempre che vostro padre  via per lavoro.
Ma fuori dell'universit forse mi pagano di pi, l'aveva
interrotta Cody, e ogni soldo in pi conta.
Nella tavola calda saresti con i tuoi compagni, per, aveva
aggiunto Ezra.
S, ci ho pensato anch'io.
E Jenny: Con tutte quelle studentesse pronte a far da claque,
e con su i loro bravi calzini corti bianchi.
Ragazze niente male, tutte curve, aveva commentato
Cody.
C' una cosa che vorrei spiegarvi a proposito di vostro
padre, aveva ripreso Perla.
Ed Ezra: Vai per la tavola calda.
Ragazzi?
La tavola calda, avevano detto loro.
E tutti e tre l'avevano fissata freddamente, con quegli occhi
grigi, imperturbabili, immobili, cos tanto simili ai suoi.
Sogn che compiva diciannove anni e che quel diavolo di
John Dupree le portava una scatola di cioccolatini e un nastro
di pelle per i capelli. Mamma mia, John, che carino! Prendi
un cioccolatino, gli diceva. Si stupiva, nel sogno, di sapere
che John Dupree era morto ormai da sessantun anni: era stato
ucciso dai crucchi nella Foresta delle Argonne. E si ricordava
di avere fatto una visita di condoglianze a sua madre, che pur
non riceveva ospiti. Si  trattato di uno sbaglio, a quanto
pare, diceva Perla a John Dupree, legandosi i capelli con il
nastro di pelle.
Non ci sono dubbi, disse Jenny, dobbiamo chiamare
l'autoambulanza. Che cosa gli  preso al dottor Vincent? 
rimbambito?
Se la cava ancora bene, per la sua et, rispose Ezra.
Come sempre, sembrava non aver colto il ncciolo della questione:
perfino Perla se ne rendeva conto. Jenny sospir, o forse
fece solo un fruscio impaziente con gli abiti.
Per fortuna mi avete chiamato, disse. Arrivo e trovo
tutto che va a rotoli.
Non c' niente che sta andando a rotoli.
E allora perch sta sdraiata cos bassa?  ovvio che fa fatica
a respirare. Dov' quel grosso cuscino verde che le ha fatto
Becky?
Per un momento Perla era slittata indietro nel tempo: si
stava preparando ad andare in ambulanza a farsi curare la ferita
provocata dalla freccia. Stava raccogliendo le forze per affrontare
quel tragitto instabile, tutto inclinato, della barella
gi per le scale. Fu il nome di Becky a farla tornare in s: era
sua nipote, la figlia maggiore di Jenny. Jenny? disse.
Come ti senti? chiese sua figlia.
 qui anche Cody?
Pareva di no. Jenny si chin sul letto per darle un bacio.
Nel toccarle affettuosamente i capelli, Perla si accorse che erano
tagliati male, non pareggiati, al tatto, ma per una volta
tanto evit di rimproverarla. (Jenny aveva dei capelli bellissimi,
folti, che per tendeva ad ignorare, a maltrattare, come
se l'aspetto fisico non contasse gran che).
Sei stata carina a venire, le disse Perla.
Be', santo cielo! ero preoccupata, rispose Jenny. Sei
l'unica mamma che abbiamo.
Perla ebbe la sensazione di essere tornata al punto di partenza.
Avreste dovuto procurarvene una di riserva, disse.
Come?
Non lo ripet, ma volt la faccia sul cuscino e fu presa da
un momento improvviso di rabbia. Perch non se ne erano organizzati
una di scorta? In tutti questi anni in cui lei era stata
la sola madre, il solo supporto, la pianta alta e solitaria in mezzo
al pascolo, in attesa di essere colpita da un fulmine... Be',
le parve di avere perso il filo dei propri pensieri. Hai portato
i bambini con te? disse.
Questa volta no, li ho lasciati con Joe.
Joe? Ah, s, suo marito. Perch Cody non c'? chiese
Perla.
Be', sai, rispose Ezra,  sempre cos difficile trovarlo...
Secondo noi dovresti andare in ospedale, le disse Jenny.
Grazie, tesoro, ma preferirei di no.
Hai un respiro che non mi piace affatto. Dov' quel cuscino
che ti ha fatto Becky quand'era piccola? Quello con quella
frase cos incoraggiante, disse Jenny. Dormi, fedele guerriero,
sul tuo guanciale scolpito. Scoppi in una risatina e
Perla sorrise, figurandosi nella mente quel vezzo di Jenny di
coprirsi la bocca con la mano, come se fosse sopraffatta, assolutamente
senza difese, di fronte alla stupidit della vita.
Comunque, disse Jenny, ricomponendosi, tu sei d'accordo con
me, no, Ezra?
D'accordo?
Sulla questione dell'ospedale.
Ah... fece Ezra.
Ci fu una pausa. Bastava isolare anche solo questo momento
da tutto il resto del tempo, pens Perla, per riuscire a capire
cos tanto dei suoi figli... perfino di Cody, perch gi la sua
assenza era di per s indicativa, forse la sua caratteristica principale.
E Jenny era cos attiva e vivace, ma... in un certo senso
si poteva dire poco trasparente, una superficie pronta a riverberare
l'immagine altrui, senza per dare alcun cenno della
propria. Ed Ezra, dolce Ezra: sicuramente, con aria confusa,
si stava stiracchiando quel ciuffo di capelli biondi che gli pendeva
sulla fronte, pensando e ripensando alla cosa... Be', non
so... disse, voglio dire, forse se aspettiamo un po'...
Un po' quanto? fino a quando possiamo aspettare?
Fino a stasera, forse, o a domani...
Domani! E se ad esempio  polmonite?
Ma vedi, potrebbe essere solo un raffreddore.
S, ma...
E noi mica ce la vogliamo mandare se la cosa la rende
infelice.
No, ma...
Perla ascoltava, sorridendo. Sapeva come sarebbe andata a
finire: ci avrebbero riflettuto sopra per ore, facendosi eco l'un
l'altro nelle risposte, ripetendo e riformulando le domande,
uscendosene con affermazioni evasive, battendo in ritirata,
discutendo solo per il gusto di discutere, e alla fine senza arrivare
a nessuna conclusione. Non avete mai saputo far fronte
alle cose, disse con dolcezza.
Mamma?
Avete sempre fatto gli struzzi.
Gli struzzi?
Sorrise di nuovo, e chiuse gli occhi.
Che sollievo lasciarsi andare, finalmente. Perch ci aveva
messo tanto a imparare? I rumori del traffico, i clacson e i
campanelli e gli stralci di musica avvolgevano nel loro flusso
le voci della stanza. Continuava a smarrire il senso del tempo,
ma non aveva importanza, i ricordi erano tutti ugualmente
piacevoli. Riebbe la sensazione del vento nelle notti d'estate,
quando ondeggia per la casa e gonfia le tende e profuma di
catrame e di rose. Si ramment come  pesante un neonato
addormentato sulla spalla, come un frutto maturo. L'intimit
di camminare nella pioggia sotto il proprio ombrello che crepita
e sgocciola. Si ricord di un'asta in campagna, quarant'anni
prima, dove era stato messo in vendita un antico letto d'ottone
completo di tutto, lenzuola e coperte, cuscino con federa
di lino ricamata a nontiscordardim. L'avevano portato sulla
piattaforma due uomini, e il copriletto increspato svolazzava
come la sottoveste di una ragazzina. Dietro le palpebre chiuse,
Perla Tull si infil dentro quel letto e appoggi la testa
sul cuscino e fu trasportata lontano, sulla spiaggia, dove tre
bambini piccoli le corsero incontro, ridendo, sulla sabbia illuminata dal sole.
...
.
...
PER INSEGNARE ALLA GATTA A SBADIGLIARE.
...
.
...
Mentre suo padre attaccava il bersaglio al tronco di un albero,
Cody prov l'arco. Tese la corda, vi accost la guancia e
socchiuse gli occhi in direzione del bersaglio: il padre stava
martellando le puntine da disegno con una scarpa, non ci aveva
pensato a portare il martello. Aveva un'aria sciocca, pens
Cody. Non possedeva un abbigliamento da week-end, come
gli altri padri, ma aveva guidato fino in campagna con il suo
abito gessato marrone da piazzista, del tutto innaturale, la camicia
inamidata e la cravatta blu con una cascata di cerchi e
quadrati multicolori sparsi qua e l. L'unica cosa da cui si capiva
che era domenica balz agli occhi quando si volt, dopo
aver fatto entrare l'ultima puntina: non aveva la cravatta annodata
bene intorno al collo, ma gli pendeva allentata e un po'
storta come se fosse ubriaco. Una cresta di capelli neri come
quelli di Cody, solo ondulati, gli si rizzava sulla fronte.
Ecco fatto, disse e torn indietro arrancando. Aveva ancora
la scarpa in mano e camminava sbilenco, forse sorridendo
a Cody, forse strizzando gli occhi alla luce del sole. La primavera
era ancora lontana, ma l'aria pareva stranamente calda e
come da un'ampolla quel pallido sole versava calore sulle spalle
di Cody. Questi si chin, estrasse una freccia dal tubo di
cartone e l'appoggi allo spago. Aspetta, ragazzo, aspetta,
disse suo padre. Bisogna fare le cose come si deve. Dunque!
Come al solito doveva per forza trasformarla in una cosa
educativa; ci sarebbero state sicuramente prediche e critiche
annesse. Cody sospir, abbassando l'arco. Suo padre si chin
per infilarsi la scarpa, contorcendoci dentro il piede senza sciogliere
i lacci, cosa che la madre di Cody non sopportava. Il
tallone del suo calzino nero in fibra sintetica era cos logoro
da essere quasi trasparente. Cody volse lo sguardo da un'altra
parte: aveva quattordici anni, era troppo grande ormai per
essere trascinato in queste gite familiari, e decisamente troppo
grande per gli archi e le frecce, a meno che, certo, non glieli
si lasciasse usare da solo con i suoi amici, e potessero scherzare,
rivaleggiare, o mandare in frantumi i vetri delle finestre e
le luci dei lampioni, tanto per il gusto di farlo. Come gli venivano
a suo padre certe idee? E questa poi sembrava ancora
meno felice delle altre. La madre di Cody, che non era sportiva
neanche un po', raccoglieva fiori secchi vicino a una staccionata;
la sorellina piccola si abbottonava il golf con le manine
livide e screpolate; suo fratello Ezra, di undici anni, masticava
un filo d'erba canticchiando. Avrebbe voluto avere con s il
suo piffero, non c' dubbio: una canna di bamb con sei fori
che egli sonacchiava quasi senza sosta. Se l'era portato dietro
di nascosto, ma il padre gliel'aveva fatto lasciare in macchina.
In quel momento i due migliori amici di Cody si stavano
godendo un film, Forze aeree: Cody avrebbe dato chiss cosa
per essere con loro.
Vediamo un po': il braccio sinistro lo devi tenere cos,
disse il padre mettendolo nella posizione giusta.  per evitare
che ti infilzi il polso, capisci? E stai su dritto.  stato
proprio il tiro dell'arco a insegnarci quella che per noi oggi 
la posizione corretta; lo dice nelle istruzioni. Prima la gente
se ne stava scomposta, cos, come le veniva; tutti tranne gli
arcieri, per. Scommetto che non lo sapevi, eh?
No, non lo sapeva. Se ne stava l, come un fantoccio di creta,
mentre suo padre gli dava una gomitata di qui e lo spingeva
di l, dandogli forma. Nei tempi antichi... riprese suo padre.
Cody lasci andare la corda dell'arco. Sssuack. La freccia
colp il bordo del bersaglio, pi per storto che per dritto, e
rimbalz senza danno, finendo tra le radici dell'albero. Be',
che ti ha preso? gli chiese suo padre, che ti ho detto di
tirare, forse?
Mi  scivolata, fece Cody.
Scivolata!
E ad ogni modo, non poteva infilzarsi nel bersaglio. Almeno
non con dietro quel tronco cos grosso e duro.
Certo che poteva, rispose suo padre. Devi sempre buttarti
a pesce nelle cose. Sei un impulsivo. E fare tutto a modo
tuo. Quando impari a controllarti di pi?
Il padre di Cody (che di per s non era capace di controllarsi
affatto, come la madre di Cody non faceva che rinfacciargli)
balz verso il bersaglio, borbottando e afferrando a manciate
le infiorescenze delle erbacce, che poi rigettava subito in
aria: tutt'intorno a lui volavano, scintillanti, semi e bucce secche.
Che testardo; non d mai retta. Chiss perch sto qui a
combattere!
La madre di Cody grid, riparandosi con la mano gli occhi
dal sole: L'ha colpito?
No che non l'ha colpito. E come avrebbe potuto? Non mi
ha neanche fatto finire di spiegare.
C' anche chi  riuscito a colpire un bersaglio senza che
qualcuno gli spiegasse prima come fare, bofonchi Cody.
Che dici?
Lasciate provare a Ezra, sugger sua madre.
Il padre raccolse la freccia e la ficc dritta nel centro del
bersaglio. Come sarebbe a dire che non si infilza? chiese
a Cody, indicando con il dito la freccia che se ne stava ben
piantata. Guarda qui: punta d'acciaio. Certo che si infilza.
La corteccia  spugnosa, l'ho scelto apposta quest'albero. Ce la
potevi conficcare benissimo.
Uffa, fece Cody, calciando una zolla di terra.
Fate provare Ezra, grid di nuovo Perla. Beck? fai
provare Ezra.
Ezra era il suo preferito, il cocco di mamma: lo sapevano
tutti in famiglia. In questo momento aveva l'aria imbarazzata,
e spost il filo d'erba all'altro lato della bocca, mentre Beck
avanzava faticosamente verso di loro. Mah, non lo so mica,
non lo so mica. Delle volte mi stupisco, disse.
Ezra, vedi se riesci a colpirlo, tesoro, grid Perla.
L'occhiata che Beck lanci a Cody avrebbe potuto essere di
solidariet, o altrimenti di disgusto. Tir fuori un'altra freccia
dal tubo di cartone: Va bene, Ezra, vieni a provare, disse.
Basta che non ti lasci prendere la mano come ha fatto Cody.
Ezra si avvicin, ancora rosicchiando il suo filo d'erba, e prese
l'arco che Cody gli porgeva. Be', adesso ci sarebbe stato proprio
da ridere: non esisteva nessuno pi goffo di Ezra. Nel
prendere posizione sbagli completamente tutto: lo si vedeva
che sbagliava tutto, anche se non si poteva dire con esattezza
perch. Teneva i gomiti sporgenti in fuori, come delle ali, e
quei suoi capelli biondi tutti flosci gli svolazzavano negli occhi.
Dunque, aspetta, dunque, continuava a dire Beck, cosa
c' qui che non va? Gli girava intorno raddrizzandogli le
spalle, correggendogli l'impugnatura. Ezra se ne stava l paziente:
poteva benissimo essere che in realt stesse pensando
a tutt'altra cosa; sembrava che la sua attenzione fosse stata attratta
da una formazione di nubi verso sud. Be', fece infine
Beck, rinunciandoci. Lasciala andare, Ezra, che vuoi che
ti dica. Ezra?
Ezra allent le dita e la freccia schizz via diritta e veloce,
senza neanche compiere un tragitto ad arco. Come se fosse guidata
da un filo invisibile - o peggio ancora, dalla pi naturale
e totale fortuna possibile - spacc in due nel senso della lunghezza
la freccia che Beck aveva gi piantato nell'albero,
andandosi a infilzare, tremante, proprio nel centro del bersaglio.
Ci fu un silenzio sorpreso e penetrante, che fu Beck a interrompere:
Guarda un po' questa.
Per! Ezra, fece Perla.
Ezra, strill la sorella. Ezra, guarda cosa hai fatto!
Cos'hai combinato a quella freccia!
Ezra si tir via il filo d'erba dalla bocca. Mi dispiace ,
disse a Beck. (Era cos abituato a rompere le cose).
Ti dispiace? rispose Beck.
Sembrava in cerca del tono di voce giusto, e infine lo trov:
Be', ragazzo, questo dimostra che c' tanto da guadagnare a
seguire le istruzioni. Vedi, Cody? Vedi cosa succede? Un centro
perfetto, che il diavolo mi si porti. Se tu avessi ascoltato
attentamente come ha fatto Ezra, invece di partire prima del
dovuto...
Parlava avvicinandosi al bersaglio e aprendosi un varco tra
le erbacce, sembrava che remasse, mentre Jenny correva per
arrivare l per prima. Cody non poteva dunque tirare, anche
se moriva dalla voglia di farlo: doveva per forza spaccare in
due quella seconda freccia, come Ezra aveva spaccato la prima:
non poteva fare altrimenti. Quante probabilit aveva di riuscirci?
Sent dentro di s una vibrazione metallica, come se
fosse stato lui stesso la corda dell'arco. Si chin per estrarre
un'altra freccia dal tubo, e si prepar a tirare; tese la corda e
mir a una pila d'arbusti, poi alla macchina blu tutta impolverata
di suo padre, e poi a Ezra, che gi si allontanava, di
nuovo con quell'aria pi assente che mai. Con una gran voglia
di farla partire, mir ai capelli biondi e scompigliati di Ezra.
Zing. Uuam. Ahi, mi hai preso! disse, immaginandosi la
soddisfazione. Ezra si volt lentamente e lo vide: No!
grid.
Eh?
Ezra gli corse incontro agitando le braccia come un idiota
e balbettando: Frmati, frmati, frmati! No! Frmati!
Pensava davvero che gliela avrebbe tirata? Cody lo fissava,
sempre con la corda dell'arco tesa. Ezra spicc un ultimo salto,
volando con le braccia aperte come un innamorato. Piomb
su Cody con una specie di abbraccio da orso e lo fece finire
piatto sulla schiena. Gli mozz il fiato e Cody pot solo boccheggiare
sotto il peso caldo e ossuto di Ezra. Che fine aveva
fatto la freccia, nel frattempo? Ci volle qualche minuto prima
che riuscisse a tirarsi faticosamente su a sedere, togliendosi di
dosso Ezra a gomitate. Guard dall'altra parte del campo e vide
sua madre che zoppicava verso di lui appoggiata al braccio
del padre, con un cerchio di sangue che le luccicava sulla spalla
della camicetta. Perla, o mio Dio! Perla, stava mormorando
suo padre. Cody si volt verso il fratello, che aveva il volto
pallido e scioccato. Hai visto? gli fece. Hai visto che
cosa hai fatto?
Sono stato io?
S, a farmene un'altra, rispose Cody, tirandosi su barcollando e allontanandosi.
...
.
...
Un giorno, mentre suo padre era fuori citt, e sua madre a
fare la spesa, e i suoi fratelli stavano facendo i compiti in camera
loro, Cody prese il fucile ad aria compressa e spar alla
finestra della cucina facendo un buco nel vetro. Poi sgusci
fuori e infil un pezzo di lenza attraverso il foro che aveva
creato, attaccando all'altra estremit del filo una chiave inglese
arrugginita; dalla cucina, quindi, tir la lenza fino a che la chiave
non arriv a combaciare con la parte esterna del vetro, e
la blocc in quella posizione ancorando la lenza sotto un vaso
di begonie: quando sua madre rientr, Cody era seduto al tavolo
di cucina a colorare una mappa dell'Asia.
Finiti i compiti, Jenny ed Ezra uscirono in cortile: Ezra
aveva passato tutta la settimana ad insegnare alla sorella come
si colpisce una palla da softball. (A quanto pareva i compagni
di scuola di Jenny la sceglievano sempre per ultima ogni volta
che c'era da fare una gara). Non appena li vide passare, Cody
si alz e and alla finestra. Li guard prendere posizione nel
cortile ormai sempre pi buio, che le siepi dei vicini delimitavano
da entrambi i lati. Erano ridicoli, perch si tenevano
a una distanza troppo ravvicinata l'uno dall'altro: Jenny pi
vicina alla casa, con la mazza dritta in alto e un fare guardingo,
come se fosse pronta a bastonare a morte un qualche animaletto.
Ezra le lanci piano la palla. (Non che fosse un gran
giocatore neanche lui). Jenny cerc di rispondere con un movimento
sciolto, sibilante, ma la manc, e and quindi a recuperarla
tra i bidoni della spazzatura vicino alla porta di casa.
Rilanci la palla, portando in modo cos rigido e goffo il braccio
sopra la spalla che Cody si chiese chi mai glielo facesse
fare, a Ezra, di perderci del tempo. Ezra l'afferr e gliela ritir:
mentre la palla volava ad arco verso la mazza, Cody tast
sotto il vaso di begonie in cerca della lenza, e diede un rapido
strattone. Il vetro della cucina si fracass rumorosamente all'interno.
Jenny si gir su se stessa e guard sbalordita; le
labbra di Ezra si spalancarono. Che cosa  stato? grid Perla
dalla stanza da pranzo.
Niente, solo Ezra che ha rotto un'altra finestra, rispose Cody.
Un week-end il padre non torn a casa, e nemmeno quello
successivo, n quello dopo ancora. O meglio, una mattina Cody
si svegli e si rese conto che era passato un po' di tempo da
che suo padre non si era pi fatto vivo: non poteva per dire
d'averlo notato subito. Sua madre non dava alcuna giustificazione
della cosa: attento come una spia, egli aveva studiato la
sua espressione corrugata e distratta e il modo in cui si pizzicava
le mani l'una con l'altra. Lo turbava il fatto di non riuscire
a visualizzare l'ultimo periodo che il padre aveva trascorso
con loro! Cercava di scovare qualche scena che giustificasse la
partenza di Beck, ma gliene venivano in mente solo di molto
generiche, un misto di altre scene ripetutesi decine di volte:
pasti rovinati dai litigi o interrotti da Ezra che rovesciava il
latte, gite in campagna in cui suo padre perdeva la strada e
sua madre inveiva dando indicazioni esasperate e piene di risentimento.
Gli torn in mente quella volta in cui dal radiatore
della macchina era uscito un gran fumo e suo padre, con
aria smarrita, ci aveva buttato sopra la giacca del vestito. Ma
insomma! era sbottata Perla. Ma era avvenuto tanto tempo
prima; anni prima, no? Cody gir per tutti gli angoli e i recessi
della casa, in caccia degli aggeggi che avevano interessato il
padre nelle sue varie fasi (come le chiamava sua madre).
C'erano le racchette del volano, la retina per le farfalle, il completo
per il tiro dell'arco, la macchina fotografica con quel flash
cos poco maneggevole, e la scatola da scarpe piena di francobolli
stranieri ancora nelle loro buste di pergamina trasparente.
Ma non voleva dire niente che questi oggetti fossero rimasti a
casa: la cosa allarmante era la met del cassettone che spettava
a lui: un cassetto delle calze vuoto, e uno vuoto della biancheria;
in quello delle camicie un'unica camicia sportiva mai usata,
che i figli gli avevano comprato in occasione del suo ultimo compleanno,
il quarantaquattresimo. E un assortimento completo
di pigiami, ma d'altra parte dormiva sempre in maglietta e mutande.
Nell'armadio c'era solo un attaccapanni pieno di cravatte
- quelle pi vecchie, pi insulse, pi logore e macchiate -
e un paio di scarpe di cos vecchia data che ormai le punte si
voltavano in su.
Era incredibile quanto poco spirito d'osservazione avessero
il fratello e la sorella di Cody. Svolazzavano dentro e fuori come
degli uccelli, Ezra suonando il piffero e Jenny cantando
squarci di canzoncine mentre saltava la corda. Cody aveva l'impressione
che le note musicali riempissero loro la testa fino a
straboccare, non lasciando pi spazio per nient'altro di serio.
La zia Su, vestita di blu, cant Jenny, si mise le scarpe, e le
soprascarpe... Quella voce monotona, insignificante, e le sue
trecce ondeggianti qua e l, bene o male lo rassicurarono:
dopo tutto che cosa poteva poi andare cos male, finch lei passava
saltellando con la sua corda sfilacciata? Che cosa poteva
andare poi cos tanto male?
Poi un sabato Jenny disse: Sono preoccupata per pap.
Perch? le chiese Cody.
Cody, fece lei con quel suo tono da grande, vedi bene
che non torna pi a casa. Credo proprio che ci ha lasciati.
Che sciocchezza, disse Cody.
Lo fiss per un attimo, con una padronanza di s che lo
mise a disagio, e poich lui non aggiunse nient'altro, si volt
e usc sul portico. Egli ud il dondolo scricchiolare, mentre
Jenny ci si sedeva sopra. Ma lei non incominci a cantare;
anzi, per tutta la casa c'era un silenzio insolito, solo il rumore
dei tacchi di sua madre, che ticchettavano avanti e indietro, al
piano di sopra, mentre metteva via la biancheria. Neanche
Ezra stava suonando il piffero: Cody non aveva la pi pallida
idea di dove fosse.
And su nella camera da letto di Perla: stava piegando un
lenzuolo. Che stai facendo? le chiese, e lei gli gett un'occhiata.
Si sistem su una sedia con lo schienale di legno e la
osserv mentre lavorava. Indossava un vestito da casa che lui
detestava, beige con delle strisce rosso cupo che sembravano
colpi di pennello, e le spalle sagomate da cuscinetti triangolari
che si potevano staccare e togliere quando era ora di lavare il
vestito. Varie volte gli era passato per la testa di rubare quelle
imbottiture: le allargavano le spalle, e la facevano sembrare
potente ed angolosa e faceva paura. Ai piedi aveva un paio di
scarpe con la punta aperta e dei calzini corti bianchi. Si spostava
rapidamente dal cesto della biancheria al letto, mettendo
in ordine pile di vestiti. Non c'era per una pila di roba di suo padre.
Quando torna pap? chiese.
Oh, fece lei, fra poco.
Senza guardarlo negli occhi.
Cody diede un'occhiata intorno, e per la prima volta not
che c'era qualcosa di misero, di ridotto all'osso, nel modo in
cui era decorata quella casa: non un boccetto di profumo od una
statuina di porcellana sul com di sua madre; non un quadro
alle pareti. Perfino i comodini erano completamente spogli, e
in tutti i cassetti della stanza, lo sapeva bene, gli oggetti erano
allineati e squadrati con la massima precisione: gli indumenti
organizzati per tipo e colore, con i bianchi che sfumavano gradatamente
nei colori pastello e poi in quelli scuri, pettine e
spazzola allineati, guanti a due a due, ripiegati come se fossero
una sfilza di pugni chiusi. Chi non se ne sarebbe andato da
un posto cos? Si alz con un senso di panico. Sua madre scelse
proprio quel momento per raggiungerlo e sistemargli i capelli.
Perbacco, gli disse sorridendo, stai diventando cos
grande! Non mi pare vero.
Egli si ritrasse di nuovo sulla sedia.
Stai diventando abbastanza grande perch io possa contare
su di te, disse lei.
Ho solo quattordici anni, reag Cody.
Poi scivol gi dalla sedia e usc. La porta del bagno era
chiusa: sent il rumore della doccia e la voce di Ezra che cantava.
Apr la porta solo un istante, infil dentro un braccio e
apr il rubinetto dell'acqua calda nel lavandino. Quindi gir
per tutto il resto della casa, dalla cucina al bagno gi, al seminterrato,
aprendo metodicamente, al massimo, tutti i rubinetti
dell'acqua calda. Ma non si poteva dire che ci mettesse davvero il cuore.
...
.
...
Tull? chiese l'uomo.
S.
 questa casa Tull?
S,  questa.
Darryl Peters, disse l'uomo mostrando il biglietto da visita
di una ditta.
Cody bevve una sorsata di birra e prese il biglietto. Nel leggerlo,
agit distrattamente la bottiglia della birra per far venire
un bel po' di schiuma. Indossava un paio di calzoni di
tela, e nient'altro: era una giornata cocente d'agosto. La casa
per era abbastanza fresca, con il salotto buio, le tendine di
carta tirate gi fino in fondo, che il sole pomeridiano rendeva
d'un giallo incandescente. Il signor Peters gett uno sguardo
bramoso all'interno, ma rimase sul portico con il cappello in
mano. Era troppo vestito per il caldo d'agosto.
Mi dica, fece Cody, dando un colpetto alla porta con il
piede nudo. Il signor Peters la tenne ferma ed entr.
Tua madre  in casa? chiese.
Ha incominciato a lavorare.
Be', allora, tuo... Ezra Tull  tuo padre?
 mio fratello.
Ah,  tuo fratello.
Lui  in casa.
Bene, allora, disse il signor Peters.
Vado a chiamarlo.
Cody and di sopra, in camera di Jenny, dove Jenny ed Ezra
stavano giocando a dama per terra. Ezra aveva un paio di calzoncini
corti e una maglietta senza maniche piena di buchi;
accarezz la sua gatta, Alicia, e aggrott le sopracciglia fissando
la scacchiera. C' un tale che ti vuole, gli disse Cody.
Ezra sollev lo sguardo. Chi ? chiese.
Cody scroll le spalle.
Ezra si alz, sempre con la gatta in braccio. Cody lo segu
fino alle scale, poi si ferm e si affacci alla ringhiera per ascoltare
di nascosto, ghignando. Ezra entr in salotto e Cody lo
sent dire: Vuole me?
Sei Ezra Tull?
S.
Be'... forse c' uno sbaglio.
Che sbaglio?
Lavoro per il cimitero Colli della Pace, disse il signor
Peters. Credevo che tu volessi acquistare una tomba.
Una tomba?
Credevo che avessi compilato questo tagliando postale:
c' la tua firma, Ezra Tull. S, vorrei una dimora eterna per
me e/o i miei cari. Attendo che passi un vostro
rappresentante.
Non sono stato io.
Non l'hai compilato tu? Non ti interessa un pezzetto di
terreno?
No, grazie.
Avrei dovuto immaginarmelo, disse il signor Peters.
Mi dispiace, fece Ezra.
Non importa, mi rendo conto che non sei stato tu.
Forse quando sar pi grande, o qualcosa del genere...
Non ti preoccupare, ragazzo, non importa.
Cody sal all'ultimo piano, sapeva di chiuso; seduta sul suo
letto, con le spalle appoggiate al muro, c'era Lorena Smith.
Era nuova del vicinato, una ragazza bruna, con dei lunghi capelli
neri: in questo momento stava attorcigliandone una ciocca
intorno a un dito. Chi era? chiese a Cody.
Un commesso del cimitero.
Puh.
Cercava Ezra.
Chi  Ezra?
Mio fratello Ezra, sciocca.
Be', e come faccio a saperlo? disse Lorena. Vuoi dire
quel fratello che sta al piano di sotto? Un ragazzino biondiccio,
carino?
Carino! Ezra?
Mi piace quella sua faccia seria, disse Lorena. E quei
suoi occhi grigio pallido.
I miei sono grigi.
Be', comunque, fece Lorena.
A parte il fatto, disse Cody, che gli prendono le
convulsioni.
Davvero?
Non te lo aspetteresti mai: sembra normale come tutti gli
altri e poi all'improvviso, splash!  gi per terra con la bava
alla bocca.
Non ci credo, disse Lorena.
Alcuni dicono che quando  in questo stato  pericoloso,
io sono l'unico abbastanza coraggioso da andargli vicino.
Non ci credo neanche un po', disse Lorena.
Poi gir intorno al letto e and a sollevare appena l'angolo
della tenda. Sta tornando tua madre, disse.
Cosa? Dove?
Si volt e gli lanci un gran sorriso: aveva un dente davanti
scheggiato, che le dava un'aria instabile e poco padrona di s.
Ti stavo prendendo in giro, disse.
Oh.
Avresti dovuto vedere la tua faccia. Ah ah! Non l'ho neanche
mai vista tua madre, come faccio a sapere se arriva?
Devi averla incontrata, disse Cody. Adesso  la cassiera
della drogheria dietro l'angolo: la gente del quartiere la
chiama la contasoldi spilorcia.
Be', noi facciamo la spesa da Esmond.
La farei anch'io l, se potessi.
Come mai lavora? Dov' tuo padre?
Disperso in guerra.
Oh, scusa.
Cody fece un gesto indifferente con la mano e bevve un sorso
di birra. Sta proprio alla cassa, disse. Da' un'occhiata
dalla vetrina, la prossima volta che passi: vedrai che la riconosci
subito. Entra e di': "Signora, questo barattolo di minestra
 ammaccato, mi fa lo sconto?" "Sempre minestra ", ti risponder
lei. "Per favore, prezzo fisso".
Ah, una di quelle, disse Lorena.
Un piccolo chignon stretto sulla nuca, la bocca come se
stesse reggendo degli spilli, tutti che si gingillano cercando di
far passare il tempo, e lei che dice: "Muoversi, per favore, venite
avanti".
Sorrideva a Lorena mentre parlava, ma dentro sent come
una fitta improvvisa: immagin sua madre alla cassa, con quella
grinza ansiosa che le attraversava la fronte, come fosse una
ciocca di capelli o una vaga, tenue cucitura da sarta.
...
.
...
Cody tolse tutte le coperte e le lenzuola dal letto di Ezra,
lev il cuscino e il materasso. Sotto c'erano quattro assi di
legno appoggiate all'intelaiatura: le tolse e le infil nell'armadio.
Facendo molta attenzione ripose il materasso sulla struttura
del letto, tir un respiro e attese un po': il materasso
teneva. Rimise lenzuola e coperte, sprimacci il cuscino e lo
riappoggi delicatamente al capo del letto. Tir fuori un mucchio
di riviste dal suo nascondiglio nel com, le apr e le sparpagli
per terra; poi spense la luce e si infil nel proprio letto,
dall'altra parte della stanza.
Ezra avanz silenziosamente a piedi nudi, mangiando un
panino: indossava il sotto del pigiama, con il cordone che gli
pendeva. Oh, povero me, disse e si butt sul letto. Ci fu
un gran fracasso, il pavimento trem, e Perla lanci un urlo
e si precipit scalpitando su per le scale. Quando accese la
luce, Cody sollev la testa e la fiss con aria addormentata e
confusa: aveva una mano sul cuore e respirava boccheggiando;
Jenny tremava dietro di lei, abbracciando un vecchio coniglio
imbottito. Signore, aiutaci tu, disse la madre.
Ezra sembrava in una vasca da bagno piena di vestiti e faceva
fatica a districarsi tra le lenzuola; in una mano sollevata
teneva ancor stretto il resto del suo panino. Ezra, tesoro,
disse Perla, ma poi aggiunse: Ma come, Ezra! Fissava i
giornali aperti: fotografie di donne in camicia da notte o in
costume da bagno, in giarrettiere e reggiseno di pizzo nero, avvolte
in asciugamani, inutilmente drappeggiate in minuscoli
indumenti trasparenti, o senza niente addirittura. Ezra Tull! sbott.
Ezra riusc finalmente a raggiungere il bordo del letto e a
dare un'occhiata in giro.
Onestamente, Ezra, non avrei mai sospettato che tu fossi
una persona simile, gli disse. Poi si volt e usc, portando con s Jenny.
Ezra salt su dal letto e spicc un volo atterrando su Cody;
gli afferr una manciata di capelli e prese a scuotergli la testa.
A Cody non rest che gemere in silenzio, perch non voleva
che sua madre sentisse, ma poi riusc ad addentare il fratello
sul ginocchio ed Ezra rotol via ansimante e piangente. A un
certo punto doveva aver sbattuto contro qualcosa, perch aveva
l'occhio sinistro gonfio. Gli dava un'aria triste. Cody si alz
per mostrargli dove aveva messo le assi: le rimisero a posto,
tirarono su il materasso e cercarono di sistemare le coperte.
Poi Cody spense la luce, si infilarono a letto e si
addormentarono.
A volte Cody sognava di suo padre, che varcava la soglia di
casa, con uno dei suoi vestiti da piazzista e con in mano il giornale
della sera, come sempre il venerd. Era incredibile quanto
fosse ordinario: quei capelli che sembravano dei grossi cordoni,
quei gonfiori stanchi e giallastri sotto gli occhi. (Nei ricordi
che Cody aveva da sveglio, ultimamente, non era pi cos reale,
si era andato sfumando, appiattendo, aveva perduto i dettagli).
Com' andata la settimana? chiedeva, annoiato. E sua
madre rispondeva: Bene.
In questi sogni Cody non era quello di adesso, era come scivolato
indietro nel tempo, di nuovo ai suoi primi passi, correva
in giro sulle sue gambette corte e grassotte, cercando disperatamente
di attrarre attenzione: Vedi questo? E quest'altro?
Guardami, faccio una capriola! Guarda, tiro il carretto!
La sua piccolezza improntava di s ogni sua azione; era consapevole
di un bisogno disperato di imparare a farcela, di riuscire
a controllare il mondo circostante. Svegliandosi poi al buio, la
prima cosa che faceva era allungare quelle gambe lunghe e tirare
su le braccia, in cui si incominciavano a vedere le vene
e i cordoni di muscoli. Poi immaginava l'eventualit che a un
certo punto, in futuro, suo padre tornasse, quando lui sarebbe
ormai stato un uomo. Guarda che cosa ho realizzato, gli
avrebbe detto Cody. Dove sono arrivato, quanta strada ho
fatto senza di te.
 per via di qualcosa che ho detto? O di qualcosa che ho
fatto? O di qualcosa che non ho fatto, che te ne sei andato?
...
.
...
Riprese la scuola e Cody inizi la prima ginnasio, nella stessa
classe con i suoi due migliori amici. A volte Pete e Boyd
tornavano a casa con lui, a piedi per la strada pi lunga, per
evitare la drogheria dove lavorava sua madre. Cody voleva tenere
le due cose separate, gli amici da una parte e la famiglia
dall'altra; mentre Perla detestava l'idea che lui avesse a che
fare con degli estranei. Perch non porti mai degli amici a
casa? gli diceva, ma lui non si lasciava affatto ingannare e
rispondeva: Bah, non ho bisogno di nessuno, e lei sembrava
contenta. Non trovi che siamo fortunati ad averci a vicenda?
Faceva venire gli amici a casa solo quando sua madre era al
lavoro, e a volte, per un qualche motivo che non riusciva bene
a spiegarsi, mostrava loro le cose di Perla: apriva il cassettino
piccolo in alto nel com, e faceva vedere la spilla d'oro vero
che suo padre le aveva dato quando erano fidanzati. Lui la
stima molto, diceva. Le ha regalato mucchi di cose. Mucchi.
C' un sacco d'altra roba che adesso non ho sottomano.
Gli amici ascoltavano annoiati. Cambiando tattica, Cody mostrava
loro i fazzoletti stirati di sua madre, impilati in modo
cos preciso da sembrare dentro una scatola quadrata invisibile.
Voglio dire, continuava, le vostre madri non fanno
cos, no? o sbaglio? Le donne! diceva, e poi, con l'aria di
riflettere su un qualche misterioso gancio di metallo, ovvero
una cosa che chiaramente serviva a reggere le calze di naylon:
Chi le capisce? Davvero: riuscite a farvene un'idea? Lei preferisce
Ezra, quello stupido di mio fratello Ezra. Quella femminuccia.
Cio, potrei capire Jenny... visto che  una bambina
e tutto il resto. Ma Ezra! A chi mai pu piacere Ezra? Sapete
darmene un motivo valido?
I suoi amici tiravano su le spalle, muovendo oziosamente
lo sguardo in giro per la stanza e facendo tintinnare le monete
sparse per le tasche.
Nascose una scarpa da tennis di Ezra, il suo quaderno di matematica,
il suo guanto da baseball, la sua penna stilografica e
il suo maglione preferito. Chiuse la gatta di Ezra nell'armadio
della biancheria; port a scuola il suo piffero di bamb e lo
mise nella giacca di Giosia Payson, il migliore amico di Ezra:
un ragazzino dallo sguardo stralunato, grande quanto un uomo
fatto, secondo alcuni debole di mente. Era tipico di Ezra amare
Giosia con tutto il cuore, e lo avrebbe anche fatto venire a
casa, se non fosse stato che a sua madre faceva paura. Cody
fece una scappata mentre la classe di Ezra era a pranzo, si infil
dietro la parete divisoria del guardaroba e mise il piffero nella
tasca dell'enorme giacca da marinaio di Giosia. Dopo di che,
per qualche giorno, ci fu un tempo bellissimo e Giosia doveva
avere lasciato l appesa la giacca, perch per un certo periodo
il piffero non si trov pi. Ezra ne fu molto turbato. Hai visto
il mio piffero? chiedeva a tutti. Una volta tanto Cody non
era costretto ad ascoltare sempre le stesse canzoncine su quel
piffero ansimante, le cui possibilit erano cos limitate che per
raggiungere le note alte Ezra doveva soffiare pi forte che mai
e rompere i timpani alla gente. L'hai preso tu, Ezra disse
a Cody.  vero o no? Lo so che sei stato tu.
Che ci faccio con quello stupido piffero da bambini?
rispose Cody.
Sperava che quando fosse saltato fuori che era nella tasca di
Giosia, Ezra avrebbe dato la colpa a lui. Ma non fu cos. Qualunque
cosa succedesse tra loro veniva risolta senza clamori, e
i due continuavano a essere amici. Anche questa volta una
canzoncina stridula e informe gorgogli per tutti gli angoli della casa.
...
.
...
La loro madre ebbe uno dei suoi tipici attacchi di collera.
Perla  sul sentiero di guerra, disse Cody a suo fratello e
sua sorella: in questi casi la chiamava sempre Perla. Meglio
stare attenti, disse. Ha rovesciato tutti i cassetti del com
di Jenny.
Ahi ahi, fece Ezra.
Sta scaraventando la roba in giro e parla da sola.
Oh, mamma mia, disse Jenny.
Cody era andato incontro agli altri due sul portico: si erano
fermati a scuola pi a lungo del solito. Apr loro la porta in
silenzio ed essi strisciarono al piano di sopra, procedendo a passi
lunghi, con dei grandi affondi, su per le scale scricchiolanti;
anche se sicuramente lei non li avrebbe sentiti, perch stava
facendo troppo baccano in cucina, sembrava che stesse tirando
delle pentole fuori della finestra.
Raggiunsero in punta di piedi la stanza di Jenny. Che macello!
mormor Ezra. C'erano mucchi di vestiti sparsi dappertutto
sul pavimento; cassetti gettati ovunque; l'armadio era
aperto, con le stampelle vuote, e i vestiti di Jenny con le maniche
a sbuffo ammucchiati da una parte. Jenny fissava la scena
dalla porta. Jen? le chiese Cody. Che cosa hai
combinato?
Niente, disse Jenny con voce tremante.
Pensaci bene! Una qualche cosina, che forse ti sei
dimenticata...
Niente. Te lo prometto.
Be', aiutami a rinfilare dentro 'sti cassetti, Cody disse a
Ezra.
Era un lavoro da farsi in due: erano cassetti di legno di
quercia, ingombranti, e tendevano a incastrarsi. Cody ed Ezra
li risistemarono nel com brontolando; Jenny girava per la
stanza raccogliendo i suoi vestiti. Aveva gli occhi pieni di lacrime,
e continuava a picchiettarsi il naso con le varie paia
di calzini arrotolati. Smettila, le disse Cody. Che se trova
il tuo moccio sui calzettoni ricomincia tutto da capo.
Lui ed Ezra raccolsero sottovesti e nastri per i capelli, scrollarono
camicette e cercarono di riporre i vestiti sulle stampelle,
come erano prima: alcuni erano terribilmente strapazzati e li
lisciarono alla bell'e meglio e li nascosero in fondo all'armadio.
Intanto Jenny era in ginocchio per terra, che tirava su col
naso e piegava la biancheria.
Sarebbe bello se potessimo andarcene, disse Ezra, e
non tornare finch non le  passata.
Tanto non le passa finch non ha fatto la sua bella scenata,
gli disse Cody. Lo sai, non c' via di scampo.
Sarebbe bello se ci fosse pap.
Be', non c', per cui stai zitto.
Ezra sistem una sciarpa.
Dopo aver messo in ordine, si sedettero tutti e tre in fila sul
letto di Jenny. Adesso dalla cucina arrivavano rumori diversi,
uno sferragliare di posate, un tintinnio di oggetti di vetro: la
madre stava probabilmente apparecchiando la tavola, e tra poco
avrebbe servito la cena. Cody aveva un tale senso di pesantezza
alla gola, che non avrebbe voluto mangiare mai pi. Senza
dubbio anche gli altri provavano la stessa cosa: Ezra continuava
ad inghiottire e Jenny disse: Scappiamo da casa.
Non sappiamo dove andare, rispose Cody.
La madre li chiam dal fondo delle scale, con voce fievole,
come il ronzio di una zanzara. Bambini!
Scesero in fila, strascinando i piedi, e si fermarono nel bagno
di sotto per strofinarsi meticolosamente le mani, con particolare
attenzione anche al dorso. Si aspettarono a vicenda e
poi entrarono in cucina. La madre stava affettando un blocchetto
di carne in scatola; non li guard, ma incominci a parlare
non appena furono seduti. Non basta che io debba lavorare
tutto il giorno, no; torno a casa e trovo che nessuno si 
occupato di niente, nessuno ha fatto le faccende; e voi che state
in giro per la strada a tutte le ore, con personaggi dalla pessima
reputazione, o che perdete tempo con i cori scolastici e le
riunioni al circolo della scuola; la tavola non  apparecchiata,
i piatti della colazione non sono lavati, la cena non  pronta, i
pavimenti non sono spazzati, la posta  ancora ammucchiata
sullo zerbino... e neanche una traccia di nessuno dei tre. Lo so
io che cosa sta succedendo! Lo so che cosa state cercando di
fare! I selvaggi del vicinato, ecco che cosa siete, che si mischiano
con tutti. Che cosa dovrei fare perch non vi comportiate
cos? Come ci si aspetta che io prenda in pugno la situazione?
Una figlia inutile, dei ragazzi assolutamente indisciplinati e litigiosi...
Lo so io cosa dice la gente. Credete che i miei clienti
non siano ben felici di farmelo notare? Entrano con quel sorriso
sciocco e affettato: "Be', signora Tull, certo che quel suo
ragazzo grande sta proprio crescendo. L'ho visto con un pacchetto
di sigarette, per la strada, davanti al pensionato delle
ragazze". E io devo sorridere ed incassare, starmene l in mostra
mentre tutti pensano: "Povera signora Tull, non so proprio
come faccia a girare ancora a testa alta;  chiaro che non ci sa
proprio fare, con quei suoi figli, guarda che poco onore le fanno".
A infilare le patate nei tubi di scappamento delle macchine
altrui, a sgonfiare loro le gomme, a sparare ai lampioni con
il fucile ad aria compressa, a rubare i coprimozzi delle auto, a
scappare con i segnali stradali, a portare la Madonna della signora
Correlli sulla veranda della cucina altrui, a bighellonare
vicino agli idranti con delle ragazze che non sono altro che
delle vagabonde, con quei golf etti attillati e le catenine alle
caviglie, oh, non faccio che sentirlo ripetere...
Ma io no, mamma, disse Jenny.
Cosa?
Io non le faccio queste cose.
Be', era chiaro che non le faceva (solo Cody si comportava
cos), ma non l'avrebbe dovuto dire: ora aveva attratto l'attenzione
su di s. Perla si volt, raccolse le forze, e si butt a
capofitto. Tu! Lo so io che cosa fai tu. Non riuscivo a credere
alle mie orecchie. Ma adesso te lo dico: scendevo le scale
della chiesa, domenica scorsa, ed eccoti che ti vedo con quella
Melania Miller della tua classe di religione. "Oh, Melania..."
fece Perla con voce stridula e leziosa, niente affatto come quella
di Jenny, in realt. "Melania, che vestito delizioso, vorrei
averlo io un vestito cos". Parliamoci chiaro, disse rivolta ai
ragazzi, una cosina proprio dozzinale: i riquadri dello scozzese
erano sfalsati e aveva un volant invece dell'orlo, come...
i vestiti di quei balli a coppie, e un mazzo di fiori finti alla vita.
Un vestito del tutto inappropriato per una ragazzina di nove
anni, o per chiunque altro, ma "Oh, come vorrei averlo io",
fa vostra sorella, e cos tutti pensano: "Povera signora Tull,
non pu neanche permettersi un vestito con i fiori finti per
sua figlia; non so proprio come faccia, lavora tutto il giorno
come una negra in drogheria e la sera fa i salti mortali per fare
quadrare il bilancio, taglia di qui, elimina di l, sempre con
l'ansia di non farcela, sempre sperando che nessuno in casa sia
costretto a far salire la parcella del dottore, pregando Iddio
che i piedi dei suoi figli smettano di crescere..."
E la mamma di Melania, be', a una persona simile  proprio
come aprirle la porta di casa: la prima cosa che farebbe,
se potesse,  di farsi avanti come se stesse davvero entrando
in casa tua: "Ho per caso il catalogo postale che abbiamo usato
per ordinare il vestito di Melania, non so, se le interessa comprarne
uno per Jenny". Come se io volessi vestire mia figlia come
un'orfana! Come se volessi farla essere la copia di qualche
altra bambina! "No, grazie, signora Miller", le direi io. "Forse
non posso permettermi un gran che, ma quando compero qualcosa,
almeno la compero con le cuciture a posto. No, signora
Miller, si tenga pure il suo bel libro dei desideri, i suoi sconti
per gli orli non finiti, i suoi fiori di feltro tutti schiacciati..."
Cosa abbiamo che non va, vorrei proprio sapere? Non bastiamo,
forse, per mia figlia, sangue del mio sangue? Non pensa
forse che io faccia del mio meglio, tutto quel che posso, per
provvedere a ogni cosa? Deve proprio andare ad accattare in
giro la gentaglia? Portare a casa la feccia? Siamo una famiglia!
Un tempo eravamo cos uniti! Cosa ci  successo? Perch lei
si comporta in modo cos disonesto?
Si sedette con aria serena, come se l'avesse finita per sempre
con questo argomento, e allung una mano per prendere
la ciotola dei piselli. La faccia di Jenny grondava di lacrime,
ma non emetteva il minimo suono, e Perla sembrava ignara di
lei. Cody si schiar la gola.
Ma la cosa  successa domenica, disse.
Il cucchiaio da portata che Perla aveva in mano si arrest
a met tra la ciotola e il piatto. Ella sembr interessarsi educatamente
alla domanda: S? disse.
Oggi  mercoled.
S.
 mercoled, maledizione; sono passati tre giorni. Perch
rivangare una cosa di domenica scorsa?
Perla gli tir il cucchiaio in faccia. Villano, disse. Si alz
e gli diede uno schiaffo sulla guancia. Disgraziato, verme schifoso.
Afferr una treccia di Jenny e la tir con violenza, cos
che Jenny fu trascinata via dalla sedia. Stupido zuccone,
disse a Ezra, poi prese la ciotola dei piselli e gliela rovesci in
testa: non si ruppe, ma i piselli volarono ovunque. Ezra si
rannicchi dalla paura, schermandosi la testa con le braccia.
Parassiti, grid loro. Vorrei che moriste tutti, e mi lasciaste
libera. Vorrei trovarvi morti nei vostri letti.
Dopo di che and di sopra. Loro tre lavarono i piatti, li asciugarono
e li rimisero in ordine negli armadietti. Passarono uno
straccio sul tavolo e su tutti i ripiani, e scoparono il pavimento
della cucina. La scia vista di una briciola o di una macchia era
un sollievo, un piacere, e l'assalivano con il detersivo. Tirarono
le tende alle finestre e chiusero a chiave la porta di dietro.
Fuori, i bambini del vicinato stavano organizzando un giro di
nascondarella, ma le loro voci erano cos fievoli che sembravano
lontanissime nel tempo e nello spazio. Erano come persone
del passato, che ridevano e si chiamavano a vicenda solo nel
ricordo, o in uno di quei sogni cos misteriosamente simili alla
vita che si hanno alle soglie del sonno.
...
.
...
A novembre una ragazza di nome Edith Taber si trasfer
nella loro scuola. Cody aveva anche lui cambiato tante di quelle
scuole che riconobbe subito quel suo modo provocatorio di
inclinare la testa quando entr in classe. Teneva in mano un
quaderno con la spirale, che non era affatto quel che bisognava
avere, e sopra la gonna indossava quella che sembrava una
camicia da uomo adulto, cosa proprio mai vista. Ma aveva dei
folti capelli neri e quell'aspetto un po' zingaresco che piaceva
a Cody. Egli era inoltre attratto da quel suo modo orgoglioso
e sprezzante di entrare da sola in classe, senza amici, come
Cody, pens lui, o almeno senza amici come Cody si sentiva
dentro di s. E cos quel pomeriggio la segu a breve distanza
(salt fuori che abitava solo un isolato pi a nord di lui), e il
pomeriggio successivo la raggiunse e le cammin a fianco. Ella
sembrava accettare volentieri la sua compagnia e gli parl quasi
incessantemente, stringendosi di tanto in tanto il colletto del
cappotto intorno alla gola, con un gesto che Cody consider
molto raffinato. Suo fratello era in Marina, raccont lei, e le
aveva promesso che se fosse sopravvissuto alla guerra le avrebbe
portato un chimono di seta. Secondo lei, Baltimora non era
affatto una citt cosmopolita e la signorina Saunders, l'insegnante
d'inglese, assomigliava a Lana Turner. Disse che trovava
molto attraenti i ragazzi che non si lisciavano i capelli all'indietro,
ma li lasciavano ricadere diritti sulla fronte come faceva
Cody. Cody si pass una mano tra i capelli e disse che, be', lui
non ne sapeva molto di queste cose, ma aveva sempre in un
certo senso pensato che le ragazze preferivano un po' di onde
o riccioli o cose cos. Lei rispose che aborriva l'idea di un ragazzo
con i ricci. Percorsero il resto della strada senza parlare,
anche se di tanto in tanto Cody si metteva a fischiettare dei
pezzetti dell'unico motivo che gli veniva in mente, guarda caso
proprio quello che suonava sempre Ezra.
Mercoled non pot accompagnarla a casa, perch fu trattenuto
pi a lungo a scuola per punizione, e il giorno dopo era
festa: non ci sarebbero state pi lezioni fino al luned successivo.
Pass tutto il gioved mattina a ciondolare sul portico
di casa, nel freddo umido di novembre, occhieggiando a nord
verso la strada di Edith e poi girandosi e dando pugni a mezz'aria
a un cuscino del dondolo. Alla fine comparve sua madre,
tutta colorita perch stava lavorando in cucina, e lo convinse
a entrare: Cody, tesoro, morirai di freddo. Vieni a sgusciarmi
un po' di noci. Stava preparando un pasto frugale, nonostante
la festa - niente tacchino -, ma aveva promesso di fare
una torta. C'era gi un profumo diverso in casa, pi aromatico,
pi festoso. Ma Cody sarebbe rimasto sul portico per sempre,
se solo avesse pensato che ci fosse una possibilit di vedere
Edith.
Dopo cena giocarono tutti a Monopoli. Di solito la famiglia
non lo lasciava giocare, per via di questa sua ossessione di
vincere: doveva assolutamente vincere tutte le partite a cui
partecipava. E di fatto vinceva, per pura prepotenza, mettendocela
tutta. (Si sapeva inoltre che barava). A volte vinceva
perfino quando nessun altro si rendeva conto di essere in gara
con lui: mangiava pi noccioline, faceva fuori pi velocemente
i fiocchi d'avena o finiva prima la pagina dei fumetti.
Vttene, gli diceva la famiglia quando si avvicinava (mescolando
con aria indifferente le carte o scuotendo i dadi). Lo sai
che cosa abbiamo detto. Mai pi! Ma quel pomeriggio lo
lasciarono giocare. Cerc di trattenersi, ma quando riusc a
comperare un albergo in Viale dei Giardini, la cosa gli sfugg
di mano. Oh, mamma mia, me l'ero dimenticata, disse sua
madre. Come mai sta giocando anche lui? Ma lo disse sorridendo:
indossava il suo vestito di lana blu e i capelli le sfuggivano
dallo chignon, dandole un'aria rilassata. Il contrassegno
di Perla era il ferro da stiro. Riusc a evitare Viale dei Giardini,
ma ora toccava ad Ezra, che ci fin dentro. Non aveva abbastanza
soldi e Cody cerc di prestargliene, perch non poteva soffrire
la gente che si arrendeva: gli piaceva che tutti si indebitassero
moltissimo con lui, cercando disperatamente di farcela
fino alla fine. Ma Ezra disse: No, mi ritiro, e ci rinunci,
tirando su il palmo della mano con quel suo tipico modo di
fare da vecchio. E cos Cody fu costretto a continuare prima
solo con Jenny e sua madre, e poi alla fine solo con sua madre.
Giocarono fino in fondo, quando lei fin su Viale dei Giardini
con solo pochi spiccioli rimasti. A dir la verit, Cody si divert abbastanza.
Poi i due pi piccoli convinsero Cody e Perla a recitare il
loro vecchio numero: L'ipoteca scaduta. Oh, su! Per favore!
Non sembra neanche un giorno di festa se non lo recitate.
Alla fine Cody e Perla acconsentirono, anche se erano un po'
arrugginiti, e Cody non si ricordava pi il passo di danza che
doveva fare alla fine. Era un pezzo recuperato dall'infanzia di
sua madre, il tipo di cosa che si metteva in scena nei concorsi
di recitazione per dilettanti o intorno ai fuochi dei campeggi.
Perla sosteneva la parte di Ivy, la fanciulla afflitta, e Cody il
furfante che si attorcigliava i baffi impomatati. Ivy, dolce
dolcissima Ivy, appoggiati al mio braccio, la adescava lui lanciando
un'occhiata maligna, mentre Perla roteava gli occhi e si
faceva piccola piccola in un angolo. Avrebbe potuto fare l'attrice,
pensavano i suoi figli: recitava la parte alla perfezione,
con quello sguardo pieno di vergogna e quel tono cantilenante,
all'antica, delle risposte. Alla fine l'eroe veniva a salvarla:
e siccome Ezra e Jenny sostenevano sempre di essere troppo
timidi, Cody dovette fare anche questa parte. Pagher io
l'ipoteca sulla fattoria, disse alla fanciulla, e la fece entrare
danzando in stanza da pranzo. Alla fine il passo di danza gli
ritorn in mente, ma sua madre si impappin e invece di dire
vita di sposa disse vita dispotica e si abbandon in un mucchio
di risate. Jenny ed Ezra applaudirono a pi non posso.
Quella sera Cody usc di nuovo sul portico e di nuovo guard
verso nord, alla luce del crepuscolo. Ezra lo raggiunse e si
sedette sul dondolo, spingendosi avanti e indietro con il tacco
della scarpa da tennis. Vuoi fare una passeggiata per via
Sloop? gli chiese Cody.
Che cosa c' a via Sloop?
Mica gran che, una ragazza che conosco, Edith Taber.
Ah, gi, Edith.
Sai chi ?
Ha un flauto, disse Ezra, che suona i diesis e i bemolli
quasi senza sforzo.
Edith Taber?
Un flauto dolce.
Ti confondi con qualcun altro, gli fece Cody.
Mah, forse.
Cody rimase un attimo in silenzio, appoggiato alla ringhiera
del portico; il dondolo di Ezra gli faceva compagnia con quel
suo cigolio. Poi Cody disse: Una ragazza con i capelli neri,
pi o meno della mia et?
Che si  appena trasferita qui, convenne Ezra.
Quando l'hai vista?
Solo ieri, rispose Ezra. Stavo tornando a casa da scuola,
suonando il piffero, e lei mi ha raggiunto, ha detto che le
piaceva e mi ha chiesto se volevo vedere il suo flauto dolce. E
cos sono andato a casa sua a vederlo.
A casa sua? Lo sapeva che sei mio fratello?
Be', no, non credo, rispose Ezra. Ha un pappagalletto
che fa il ruttino e dice: "Scusa!" Sua madre ci ha offerto dei
biscotti.
Hai conosciuto anche sua madre?
Sarebbe bello avere un flauto dolce, un giorno o l'altro.
Lei  troppo grande per te, disse Cody.
Ezra lo guard sorpreso. Be', certo, disse, ha quattordici
anni e mezzo.
Che cosa va cercando da uno della tua et?
Voleva mostrarmi il suo flauto, rispose Ezra.
Senti, senti! disse Cody.
Cody? La facciamo questa passeggiata a via Sloop?
Nooo! fece Cody, calciando un pilastro.
Se lo chiedo a mamma, continu Ezra, credi che me
lo compra uno di quei flauti dolci per Natale?
Sei uno stupido, disse Cody. Un perfetto cretino.
Pensi che abbia dei soldi da sperperare per quei maledetti pifferi?
Be', no, suppongo di no, rispose Ezra.
Poi Cody rientr in casa e chiuse a chiave la porta, e quando
Ezra incominci a bussare violentemente da fuori, egli disse
a sua madre che era solo il signor Milledge con uno dei suoi attacchi di pazzia.
...
.
...
Il luned mattina, mentre andava a scuola, sper di vedere
Edith, ma lei non comparve: in sguito scopr che era in ritardo.
Arriv in classe subito dopo che era suonata la campana.
Cody cerc di incrociare il suo sguardo, ma ella non lanci
occhiate dalla sua parte: guard fissa l'insegnante per tutta la
prima ora, e quando infine suon la campana si mise a chiacchierare
con due ragazze. Evidentemente non era pi senza
amici.
Giunti alla terza ora, era chiaro che cercava di evitarlo: non
poteva neanche andarle vicino, perch aveva sempre una guardia
del corpo. In che cosa aveva sbagliato? Mise alle strette
Barbara Pace, una ragazzina grassotta e allegra, con i capelli
rossi, che fungeva un po' da quadro di manovra per le coppie
della classe. Ma che le  preso a Edith? le chiese.
A chi?
A Edith Taber. Andavamo perfettamente d'accordo, e ora
non mi parla neanche.
Oh, fece lei, spostando la pila di libri. Indossava una
camicia di una misura da uomo, portata fuori della gonna.
Anzi, ora che Cody ci pensava, anche la met delle altre ragazze
erano vestite cos. Be', fece lei. Suppongo che adesso
le piaccia qualcun altro.
Mio fratello? chiese Cody.
E chi  tuo fratello?
Ezra. Mio fratello Ezra.
Io mica lo sapevo che avevi un fratello, disse
sbirciandolo.
Be', la settimana scorsa le piacevo abbastanza. Che cosa 
successo?
Vedi, gli spieg paziente, ora  stata ad un paio di feste,
ed  ovvio che le siano nati dei nuovi interessi. Ora ha,
come dire... un'immagine pi ampia, e inoltre prima non si era
resa conto della tua reputazione.
Che reputazione?
Be', tu bevi, Cody. E sei andato in giro tutta estate con
quella ragazza da pochi soldi, Lorena Smith; puzzi che sembri
una sigaretta ambulante; e alla festa d'Ognissanti sei stato quasi
arrestato.
 stato mio fratello a raccontarle queste cose?
Ma che  'sta storia di tuo fratello? Glielo hanno detto
tutti, non  certo un segreto.
Be', non ho mai avuto la pretesa di essere un santo.
Dice che sei davvero carino da vedere, ma lei vuole un
ragazzo da poter rispettare, disse Barbara. Dice che forse
ora le piace Francis Elburn.
Francis Elburn! Quella checca.
 pi il suo tipo, disse Barbara.
Ma ha i capelli ricci.
E con ci?
Francis Elburn, Cristo!
Non c' nessun bisogno d'essere blasfemo, lo rimbecc
Barbara.
Cody si incammin verso casa da solo, parecchio tempo dopo
che gli altri se ne furono andati, scegliendo strade dove era
sicuro di non incontrare Edith e i suoi amici. A un certo punto
prese il vicolo sbagliato e rimase colpito di essere ancora cos
tanto un estraneo, poco pratico del quartiere. I suoi compagni
di scuola erano quasi tutti nati e cresciuti l, e insieme si sentivano
a loro agio pi di quanto lui non potesse mai sperare
di sentirsi. Bastava vedere i suoi due migliori amici: i loro
genitori andavano al cinema insieme e le loro madri chiacchieravano
per telefono. Sua madre... diede un calcio a un segnale
stradale. Avrebbe dato chiss cosa per avere una madre che si
comportava come le altre! Moriva dalla voglia di vederla spettegolare
in cucina con un gruppetto di donne, lasciando che le
mettessero in piega i capelli, scambiandosi segreti di bellezza,
giocando a carte, perdendo la nozione del tempo: Mamma
mia, guarda che ore sono! E non ho ancora incominciato a
preparare la cena; mio marito mi ammazza. Forza ragazze,
scappate via. Avrebbe voluto che avesse qualche legame con
il mondo esterno, qualcosa al di fuori di quella casa soffocante.
E suo padre: non aveva fatto altro che sradicare la famiglia,
strappandoli via non appena si ambientavano da qualche parte
e gettandoli in un posto nuovo. Ma dov'era, adesso che Cody
voleva essere sradicato, ora che gli avevano accollato questa
reputazione ed aveva un disperato bisogno di andarsene e ricominciare
tutto da capo? Suo padre aveva rovinato la loro vita,
pensava Cody, prima in un modo e poi nell'altro. Pens di scovarlo
e presentarsi alla sua porta: Sono nei pasticci, ed 
tutta colpa tua. Ho una cattiva reputazione, ho bisogno di
andarmene da quella citt e tu devi prendermi con te. Ma
ci avrebbe voluto dire solo un'altra citt sconosciuta, un'altra
scuola nuova in cui entrare da solo. E anche l, forse, i voti
avrebbero incominciato a peggiorare, e i vicini a lamentarsi,
e gli insegnanti a sospettare lui per primo non appena c'era
qualche piccola cosa che non andava; e nel giro di poco tempo
lo avrebbe raggiunto Ezra, con quel suo modo di fare deciso,
coscienzioso, fedele, e tutti avrebbero detto a Cody:
Perch non riesci a essere un po' pi come tuo fratello?
Entr in casa, dove ancora si sentiva l'odore del cavolo della
sera prima. Era quasi buio e l'aria sembrava densa: gli parve
di dover faticare per attraversarla. Sal stancamente le scale e
oltrepass la stanza di Jenny, dove lei era seduta a fare i compiti,
in un piccolo cerchio smorto di giallo che veniva dalla
lampada: aveva la faccia sottile ed adombrata, e non si prese
la briga di salutarlo. Continu a salire, fino alla sua stanza, e
diede un colpetto all'interruttore della luce; solo quando ebbe
sistemato i libri sul com si rese conto che c'era anche Ezra.
Stava dormendo, come al solito: appallottolato sul letto, con
il fascio di fogli dei compiti. Ezra era sempre cos lento, come
stordito, poteva dormire a qualsiasi ora. Aveva le labbra dischiuse.
La gatta, Alicia, gli si era piazzata nella curva del braccio
e faceva le fusa, con aria soddisfatta.
Cody si inginocchi vicino al proprio letto ed estrasse da
sotto una bottiglia mezza piena di whisky, una vuota di gin,
cinque lattine vuote di birra, un pacchetto di sigarette tutto
accartocciato e una scatola di salatini. Li sparpagli qua e l
intorno a Ezra, piazzandoli proprio nel modo giusto, e and
a prendere la macchina fotografica di suo padre nell'armadio
del corridoio. Quindi dalla porta della stanza inquadr, sost
un attimo e scatt. Cosa davvero sorprendente, Ezra continu
a dormire. (La luce del flash era cos forte che, dopo essere stato
fotografato, continuavi a veder fluttuare dei cerchi blu per
qualche minuto). Ma la gatta sembr leggermente infastidita
e si tir su sbadigliando. Che sbadiglio! Ampio e sprezzante.
Sarebbe stata una foto stupenda: quel fannullone di Ezra con
quella buona a nulla della sua gatta, entrambi con la bocca
spalancata. Chiss se lo rifaceva. Sbadiglia, le disse, e ricaric
la macchina, pronto per un'altra foto. Alicia? Sbadiglia.
Ma lei fece un sorriso furbo e si rimise gi. Prov allora
a sbadigliare lui, a scopo dimostrativo, ma a quanto pare
per i gatti queste cose non sono contagiose. Abbass la macchina
fotografica e si avvicin a darle un colpetto affettuoso
sul muso, una grattatina sotto il mento, una carezza alla gola:
niente funzionava. E sbadiglia, maledizione, disse, cercando
di aprirle i denti con la forza. Lei si tir su di colpo, guardandolo
furente con gli occhi spalancati, ed Ezra si svegli.
La tua gatta  ritardata, gli disse Cody.
Eh?
Non riesco a farla sbadigliare.
Ezra allung un braccio e cinse la gatta. Lei fece uno sbadiglio
voluttuoso e gli si accoccol vicino; ed Ezra si riaddorment.
Ma Cody non riprov a fare un'altra foto: non aveva
mai conosciuto nessuno che riuscisse a rendere tutto piatto e noioso come faceva Ezra.
...
.
...
Cody, Ezra e Jenny andarono in giro per negozi a cercare
un regalo di Natale per la madre. Avevano tutti e tre risparmiato
i loro soldi per quattro settimane, e ora possedevano
quaranta centesimi a testa, e Cody aveva un dollaro in pi che
aveva preso dal cassetto della scrivania della signorina Saunders.
Due dollari e venti centesimi in tutto: abbastanza per un
paio di guanti invernali, sugger Cody. Ma Jenny sosteneva che
i guanti erano una cosa noiosa e voleva regalarle un anello di
diamanti. Che stupidaggine, disse Cody, perfino tu dovresti
sapere che non si compra un anello di diamanti con due
dollari e venti.
Mica uno vero, uno di vetro, o di qualsiasi cosa, cos almeno
 carino e non  una cosa utile.
Erano costretti a girare per i negozi vicino a casa, perch
non volevano spendere soldi per l'autobus. Era poco prima di
Natale e c'erano folle di gente che andavano per acquisti,
procedendo faticosamente con le braccia piene di pacchi e formando
con il respiro delle nuvolette bianche nell'aria gelata. Pi
in l, nel centro, le vetrine dei grandi magazzini dovevano essere
sfarzose e lucenti come gli interni dei portagioie, e si sentivano
sicuramente cantare degli inni e suonare campane d'ottone,
e i semafori erano forse adorni di festoni luccicanti; ma
in questo quartiere i negozi erano pi piccoli, pi bui, decorati
solo con una ghirlanda sulla porta o un Babbo Natale di cartone
con una gerla piena di sigarette. I soldati in licenza girovagavano
a gruppi, con l'aria spersa. Chi andava in giro a far
compere aveva uno sguardo torvo e risoluto, anche quelli con
i pacchi pi sgargianti: sembrava che stessero per gettare a terra
chiunque incontrassero sul loro cammino. Cody afferr Jenny
per la manica del cappotto, in modo da non perderla.
Non sto scherzando, diceva lei. Non voglio comprarle
niente di caldo, niente di necessario, niente...
Di utile, disse Ezra.
Fecero tutti e tre una smorfia.
Se le comperiamo un anello, per, continu Ezra,
magari si dispiace per lo spreco. Magari non le fa neanche del tutto
piacere.
Cody odiava quell'espressione raggiante, solenne, che Ezra
assumeva a volte; dimostrava che si rendeva perfettamente
conto di quanto fosse avveduto in certi momenti. E tu che
cosa vuoi per Natale? gli chiese Cody bruscamente. La
pace nel mondo?
La pace che? Io vorrei un flauto dolce, rispose Ezra.
Attraversarono un incrocio insieme a una frotta di marinai.
Be', fece Cody, e invece non lo avrai.
Lo so.
Avrai un berretto con i paraorecchie che si tirano gi e un
paio di pantaloni di velluto a coste.
Cody! strill Jenny. Non dovevi dirglielo.
Non importa, disse Ezra.
Si separarono per via di una donna che si era fermata ad infilare
i guanti a suo figlio. In passato, riprese Jenny,
ricevevamo giocattoli per Natale, e caramelle. Vi ricordate come
 stato bello il Natale scorso?
Anche questo sar bello, le disse Ezra.
Vi ricordate quando eravamo in Virginia e pap ci ha portato
uno slittino e la mamma ha detto che era una cosa sciocca
perch non nevicava quasi mai, ma invece il 26 dicembre ci
siamo svegliati e c'era neve dappertutto?
 stato divertente, disse zra.
Eravamo gli unici ad avere lo slittino in citt, continu
Jenny. Cody ha incominciato a farsi pagare le discese; e pap
ci ha insegnato come dargli la cera per farlo correre di pi, e
l'abbiamo trascinato in cima a quella collina. Come si chiamava?
Aveva un nome cos buffo...
Poi si ferm di colpo sul marciapiede, con i passanti che le
davano spintoni tutt'intorno. Mah, fece.
Cody ed Ezra la guardarono.
Non torner proprio mai pi a casa,  vero? disse.
Nessuno rispose. Dopo un minuto ripresero a camminare,
l'uno di fianco all'altro, e Cody afferr anche Ezra per la manica,
in modo da non essere trascinati lontano dalla folla.
...
.
...
Cody smist la posta, mettendo da parte per sua madre un
paio di buste che sembravano auguri di Natale. Butt via un
volantino di un grande magazzino e una lettera della sua scuola,
e si infil in tasca una busta che aveva un francobollo di
Cleveland.
Sal in camera sua e accese la lampada sul comodino. Nell'attesa
che la lampadina si riscaldasse, si mise a fischiettare,
guardando fuori della finestra. Poi prov a toccare la lampadina
con le dita, e visto che era abbastanza calda ci avvolse intorno
la busta e cont lentamente fino a trenta. Dopo di che la
linguetta si sollev facilmente ed egli estrasse un foglio di
carta con un assegno.
... a quanto pare, dovrebbero essere in grado di produrre a
pieno ritmo entro il giugno del '45... scriveva suo padre. Scusa
se l'assegno allegato  meno di quello che ti aspettavi, ma ho
avuto delle... La sua solita lettera, niente di nuovo. Cody la
ripieg e la rinfil nella busta, anche se quasi non ne valeva
la pena. Poi ud sbattere la porta d'ingresso. Ezra Tull?
chiam Perla, e il ticchettio dei suoi tacchi alti sal rapido su
per le scale. Cody nascose la busta nel cassettone e richiuse il cassetto. Ezra!
Non c', rispose Cody.
Lei si ferm sulla porta. Dov'? chiese. Le mancava il
respiro e aveva un aspetto disordinato, con il cappello storto
e ancora il cappotto addosso.
 andato a ritirare la roba in lavanderia, come gli hai detto tu.
Ne sai qualcosa di queste qui?
Si precipit su di lui con in mano un mucchietto di fotografie.
La prima era cos grigia e sfuocata che Cody non riusc a
capire cosa fosse: allora le prese in mano tutte. Ah, gi: c'era
Ezra sdraiato, completamente stordito, con intorno delle bottiglie
di liquore. Cody ghign; se l'era completamente dimenticata quella fotografia.
Che cosa vuol dire secondo te? gli chiese sua madre.
Porto a sviluppare un rullino, e mi prende un colpo come
non mai. Volevo solo preparare la macchina fotografica per
Natale; mi aspettavo, che so, qualche ricordo dell'estate scorsa,
o la torta di compleanno di Jenny... e invece mi trovo davanti
Ezra ridotto come un relitto! Come un ubriacone qualunque!
Le cose stanno davvero cos? Rispondimi!
Non  mica perfetto come pensi tu, le disse Cody.
Ma non mi ha mai dato preoccupazioni.
Tu non ci crederesti, ma ne ha fatte tante.
Perla si sedette sul letto: scuoteva la testa, aveva un'aria
sbalordita. Oh, Cody,  cos faticoso allevare dei figli, disse.
Mi rendo conto che mi consideri una persona difficile: perdo
la pazienza, sono una gran brontolona, a volte, ma se sapessi
come... mi sento smarrita! Come mi spaventa sapere che tutti
quelli che amo dipendono da me! Ho paura di sbagliare.
Ella si alz; per prendere le foto, pens lui, e allora gliele
porse; ma no, voleva la sua mano. L'afferr e lo tir a sedere
sul letto accanto a s: Cody sent la sua pelle calda e asciutta.
Forse sono stata troppo dura con te, disse. Ma ora conto
sul tuo aiuto, Cody: sei l'unica persona a cui posso rivolgermi;
forse io e te siamo pi simili di quanto non pensi. Cody, cosa
devo fare?
Gli si avvicin e lui si ritrasse: sembrava emanare calore anche
dagli occhi. Be', fece lui.
Chi ha fatto quella foto, a ogni modo? Sei stato tu?
Senti, rispose, era solo uno scherzo.
Uno scherzo?
Ezra non ha bevuto quella roba, gli ho solo messo delle
bottiglie intorno.
Ella percorse nervosamente con lo sguardo su e gi il viso
di Cody.
Non ha mai bevuto neanche una goccia, ribad lui.
Capisco, disse Perla. Liber la mano e continu: Che
vuoi che ti dica? Bello scherzo, caro mio. Poi si alz e si
allontan di alcuni passi. Sei proprio spiritoso.
Cody alz le spalle.
Be', deve essere stato proprio divertente spaventare tua
madre a morte. Farla parlare a vanvera, come una sciocca.
Calunniare tuo fratello pi piccolo. Deve essere stato proprio divertente,
per uno come te.
Sono cattivo di natura, suppongo, disse Cody.
Sei stato cattivo fin dalla nascita, gli rispose lei.
Dopo che se ne fu andata, egli si rimise al lavoro per chiudere
la lettera di suo padre.
...
.
...
Ezra fin dentro Parco della Vittoria e Cody disse: Parco
della Vittoria con un albergo! millecinquecento dollari.
Povero Ezra, comment Jenny.
Come hai fatto? Ezra chiese a Cody.
Come ho fatto a fare cosa?
A mettere un albergo a Parco della Vittoria? Un minuto
fa era ipotecato.
Ho risparmiato e messo da parte i soldi, rispose Cody.
Qui c' qualcosa che non torna.
Mamma! grid Jenny. Cody sta imbrogliando di nuovo!
Perla stava appendendo le lampadine all'albero di Natale.
Li guard e disse: Cody.
Ma che ho fatto? chiese lui.
Che cosa ha fatto, bambini?
Lui  il banco, disse Jenny. Ci ha convinti a fargli tenere
il banco e i contratti e le case, e ora ha un albergo a Parco
della Vittoria e tutti questi soldi in pi.  un imbroglio!
Perla appoggi la scatola delle luci e si avvicin, dicendo:
Bene, Cody, rimettilo a posto. D'ora in poi Jenny tiene i contratti
ed Ezra il banco. Chiaro?
Jenny afferr i contratti; Ezra incominci a raccogliere i
soldi.
E stammi bene a sentire, Cody Tull, disse Perla. Se
succede ancora qualcosa, smetti di giocare. Per sempre! Chiaro?
Si chin per aiutare Ezra. Non fai che imbrogliare, tormentare
la gente, creare problemi... Sistem le banconote da
cinque vicino a quelle da uno, quelle da dieci vicino a quelle
da cinque. Cody? Mi stai a sentire?
La stava a sentire, ma non valeva la pena di rispondere. Si
appoggi allo schienale della sedia e sorrise, distante, al sicuro,
guardandola sistemare i soldi.
...
.
...
DISTRUTTA DALL'AMORE.
...
.
...
1.
...
.
...
Stando alle supposizioni di alcuni, Jenny Tull sarebbe diventata
molto bella, un giorno, ma la gente che glielo diceva era
cos vecchia che probabilmente al momento buono non sarebbe
esistita pi; mentre nessuno della sua et la considerava
particolarmente promettente. Aveva diciassette anni, ma era
pelle ed ossa, con un'aria seriosa e diligente: aveva le ossa cos
puntute che sembravano l l per forarle la pelle. I capelli erano
neri e ispidi e lei non faceva che tagliarli, con gran disappunto
di sua madre: un giorno ti compariva davanti con un
taglio rigido e squadrato, la settimana dopo si faceva una frangetta
che, chiss come, pendeva tutta sulla sinistra, e poi per
riparare allo sbaglio se l'accorciava in modo cos drastico che
sembrava lesa e sofferente. Le sue compagne di scuola indossavano
(era il 1952) gonne a palloncino e camicette vivaci, con
il colletto tirato su dietro, mentre Jenny portava i vestiti smessi
da sua madre, abiti flosci, striminziti, di moda negli anni
Quaranta, con troppe spalle e non abbastanza stoffa nella gonna.
E siccome poi sua madre trovava che i mocassini erano
troppo trasandati, Jenny aveva lo stesso tipo di scarpe marroni
resistenti che portavano i suoi fratelli. Ogni mattina si avviava
dunque verso scuola con passo pesante e l'aria arrabbiata
e a disagio. C'era poco da meravigliarsi se quasi nessuno si pigliava
la briga di rivolgerle la parola.
Per la prima volta in vita sua stava per essere l'unica figlia
a casa: Cody era all'universit, mentre Ezra si era rifiutato di
continuare a studiare ed aveva invece incominciato quello che
sua madre, senza farne certo un segreto, sperava fosse solo un
lavoro temporaneo nel ristorante Scarlatti, dove affettava verdure
per le insalate; ma proprio quando era stato promosso
alle salse, era arrivato l'avviso della sua chiamata alle armi.
Nessuno in famiglia riusciva ad immaginarselo: Ezra, con quella
sua indole pacifica, che si faceva in quattro in Corea, inciampando
nella baionetta ad ogni occasione. Di sicuro gli avrebbero
trovato qualcosa che non andava, un qualche problema alla
spina dorsale, o alla vista, che lo avrebbe salvato. E invece no,
lo giudicarono in perfetta salute ed in febbraio fu mandato al
Sud, in un campo d'addestramento. Mentre faceva le valigie,
Jenny lo stette a guardare, seduta sul letto, e si commosse nel
vederlo portare con s il piccolo flauto di legno che si era comprato
da solo con il primo stipendio. Le sembrava che non si
rendesse ben conto di quello che lo aspettava. Si muoveva con
fare attento e deciso, come era tipico suo, scegliendo che cosa
riporre nel seminterrato: la madre aveva in programma di affittare
la sua stanza, e quindi lui non poteva lasciare le cose
cos come stavano. Il letto di Cody era gi stato rifatto per un
futuro pensionante e la sua attrezzatura sportiva gi riposta
negli scatoloni.
Lei lo guard mentre svuotava un cassetto di magliette, quasi
tutte piene di buchi. (Chiss come riusciva sempre ad avere
un'aria da orfano). Era diventato ormai un uomo ben piantato,
ma aveva ancora la faccia rotonda come un bambino, con dei
grandi occhi, le guance coperte di una leggera peluria, le labbra
delicate come quelle di uno scolaretto. I capelli sembravano
formati da strati di seta nelle varie sfumature del giallo e del
beige. Le ragazze gli stavano sempre dietro, Jenny lo sapeva,
ma lui era troppo timido per approfittarne, o forse addirittura
per rendersene conto. Andava avanti nella vita con la testa tra
le nuvole, sempre pensieroso, come se stesse risolvendo una
complicata questione matematica, per cui avrebbe sollevato lo
sguardo, cos almeno sembrava, solo quando avesse trovato la
soluzione. Ma ci non accadde mai.
Mentre io sar via, disse a Jenny, fai un salto da Scarlatti
di tanto in tanto?
A che fare?
Be', a scambiare due parole con la signora Scarlatti; tanto
per sapere come sta.
La signora Scarlatti era ormai da anni senza marito, se mai
ne aveva avuto uno, e il suo unico figlio era recentemente morto
in guerra. Jenny si rendeva conto che doveva sentirsi sola,
ma era una donna tetra, impressionante, vestita talmente alla
moda da essere quasi un insulto in quella zona di Baltimora.
Jenny non riusciva proprio a immaginarsi in conversazione con
lei; ma avrebbe fatto qualunque cosa per Ezra, e accenn di s
con il capo.
E anche da Giosia, disse Ezra.
Giosia!
Giosia era ancora pi difficile, anzi, assolutamente terrorizzante:
Giosia Payson, l'amico di Ezra, alto quasi due metri e
dieci, eccitabile ed incoerente. Tutti pensavano che non gli funzionasse
bene il cervello. Ai tempi della scuola elementare i
bambini lo canzonavano, e canzonavano anche Ezra, e chiedevano
a Jenny come mai suo fratello andasse in giro con quel
fantoccio. Lo sanno tutti che Giosia dovrebbe essere cacciato
via, le dicevano. Dovrebbe essere rinchiuso in manicomio;
lo dicono tutti.
Ella rispose: Ezra, io non posso parlare con Giosia, non
riuscirei a capirlo.
Ma certo che lo rieci a capire, rispose Ezra. Parla inglese,
no?
Farfuglia, balbetta, tartaglia!
Devi averlo visto solo quando si prendono gioco di lui, per
il resto si comporta normalmente. Se solo mamma me lo lasciasse
portare a casa almeno una volta, te ne renderesti conto. 
una persona normale! Intelligente come tutti noi, forse anche
di pi.
Be', se lo dici tu, rispose Jenny.
Ma non ne era affatto convinta.
...
.
...
Dopo che Ezra se ne fu andato, Jenny si rese conto che egli
aveva solo parlato di persone estranee alla famiglia, non le
aveva detto di prendersi cura di Perla: forse partiva dal presupposto
che sua madre sapeva cavarsela da sola. E in effetti
era vero, se la cavava benissimo, ma la partenza di Ezra sembrava
averle risucchiato dentro qualcosa. Non faceva che rimandare
l'affitto della stanza. Lo so che abbiamo bisogno di
soldi, spieg a Jenny, ma per il momento non riesco proprio
ad affrontare la cosa. Si sente ancora l'odore di Ezra; forse
se la aero un po'... -ancora improntata di lui, capisci cosa
voglio dire? Quando mi ci affaccio, l'aria sembra ancora pregna
di un qualcosa di caldo. Credo che sia meglio aspettare un
altro po'.
E cos continuavano a vivere in quella casa da sole. Jenny
si sentiva ancora pi fragile del solito, schiacciata da tutto quello
spazio vuoto. Il pomeriggio, quando tornava da scuola, sua
madre era ancora al lavoro, ed ella apriva la porta ed entrava
esitante: a volte le sembrava che da qualche parte, nel profondo
della casa, ci fosse un moto sbigottito, o un movimento
che si arrestava di colpo, non appena lei varcava la soglia. Allora
si fermava, con il cuore che le batteva forte, vigile come
un cerbiatto, ma non si trattava mai di qualcosa di reale. Chiudeva
la porta dietro di s e saliva nella sua stanza, accendeva
la lampada sulla scrivania e si toglieva la divisa di scuola. Era
una ragazza ordinata, precisa, che riappendeva sempre gli abiti
e teneva con cura le sue cose. Ogni giorno sistemava per bene
i libri sulla scrivania, allineava le penne e dava alla luce della
lampada l'angolazione giusta, poi svolgeva in modo estremamente
sistematico tutti i suoi compiti. Il suo grande sogno era
quello di diventare medico, il che voleva dire vincere una borsa
di studio: in tre anni di liceo aveva sempre avuto solo il massimo
dei voti.
Alle cinque scendeva gi a pelare le patate o a iniziare a cuocere
il pollo, a seconda delle istruzioni che sua madre le aveva
lasciato in una nota sul tavolo della cucina. Poco dopo tornava
Perla. Ti dir che quella vecchia signora Pendle  davvero
una croce, una scocciatura, proprio una scocciatura, mi fa registrare
alla cassa tutto quello che vuole comprare e poi dice:
"Un attimo, mi faccia vedere, mio Dio, non mi bastano i soldi
per un conto cos". E incomincia ad armeggiare con le monete
nel suo borsellino di tela, tutto logoro, mentre le persone dietro
di lei, in coda, passano nervosamente da un piede all'altro...
Poi si metteva il grembiule e prendeva il posto di Jenny
ai fornelli. Tesoro, mi passi il sale, per favore? Ho visto che
non  arrivata posta dei ragazzi, si sono completamente dimenticati
di noi, a quanto pare. Siamo rimaste solo io e te, ora.
Erano solo loro due, era vero, ma tutt'intorno rimanevano
gli echi degli altri, di Cody, cattivo, buffo, di Ezra, sempre pacifico,
e si veniva a creare un silenzio pesante, mentre Jenny
e sua madre si sedevano a tavola. Versa il latte, per favore,
tesoro. Prendi un po' di fagioli. A volte Jenny pensava che
perfino suo padre faceva sentire la sua mancanza, anche se non
riusciva a visualizzarne la faccia e si ricordava ben poco del
periodo prima che li lasciasse. Ovviamente non fece mai cenno
alla cosa con sua madre: tra loro parlavano di cose futili,
superficiali, mantenendosi sempre al sicuro da ci che poteva
esserci sotto. Come sta quella poveretta della Carol, Jenny?
 riuscita a dimagrire un po', che tu abbia notato?
Jenny sapeva che in realt sua madre era una persona pericolosa:
col dente avvelenato, piena di rabbia, imprevedibile.
Quelle sue ciglia ispide, quasi di paglia, potevano a tratti sembrare
il prodotto di una conflagrazione, e i suoi capelli chiari
crepitare carichi di elettricit dallo chignon, e gli occhi diventare
sottili come spilli. Chi di loro tre non aveva mai provato
quel suo schiaffo pungente, con la perla incastonata a mo' di
artiglio nell'anello di fidanzamento, che alla prima frustata ti
faceva sanguinare il labbro? Jenny l'aveva vista scaraventare
Cody gi per la rampa delle scale; aveva veduto Ezra chinarsi
di colpo, con i gomiti sollevati, per parare un suo attacco; e
lei stessa, pi volte, era stata sbattuta con violenza contro il
muro, mentre si sentiva chiamare serpente, scarafaggio,
orrenda piccola teppista frignante. Ed ecco invece Perla l
seduta, che decorosamente si informava dei problemi di peso
di Giulia Carol. Jenny ebbe un debole, timido moto di speranza,
che i tempi fossero cambiati. Forse era colpa dei ragazzi;
forse lei e sua madre, che tutto sommato erano donne intelligenti,
potevano vivere insieme senza che si ripetessero pi delle
scene simili. Ma non riusc mai a sentirsi del tutto sicura, e
la sera, dopo aver ricevuto il bacio di Perla sulla fronte, se ne
andava a letto e sognava quello che aveva sempre sognato: sua
madre che faceva una risata stridula, da strega, e trascinava
Jenny fuori del suo nascondiglio, mentre i nazisti salivano con
passo pesante le scale, accusandola di colpe e crimini che non
le era mai passato per la testa di commettere. Con tono di
voce sollecito, come se stesse dandole un'informazione, sua
madre le diceva che la stava allevando per divorarla.
...
.
...
Cody non scrisse quasi mai, e quelle poche lettere da parte
sua erano concise e si limitavano ai fatti. Non verr a casa
durante le vacanze primaverili. 1 voti sono buoni, tutti tranne
che in francese. Con questo nuovo lavoro guadagno di pi che
con quell'altro. Ezra mand una cartolina non appena arriv
al campo, e tre giorni dopo una lettera in cui descriveva l'ambiente:
era certo pi lunga di varie lettere di Cody messe insieme,
ma ugualmente Jenny non vi trov quello che voleva
sapere. Ho sentito dire che due baracche pi in l c' un ragazzo
che viene anche lui dal Maryland, ma non ho ancora avuto
occasione di parlargli; e comunque non credo che sia di Baltimora,
ma di qualche altro posto che non conosco, per cui non
credo che avremmo molto da... Cosa voleva dire esattamente?
Si era fatto degli amici o no? Quando le persone vivono a cos
stretto contatto, penseresti che parlino tra loro. Jenny immagin
gli altri soldati che lo ignoravano, o peggio, che lo tormentavano
e prendevano in giro per la sua incompetenza. Non
era un soldato, tutto qui. Ma ho imparato davvero tante cose
sul mio fucile, scriveva. Cody ne sarebbe sorpreso. Cerc di
immaginarsi le sue dita lunghe e sensibili mentre pulivano e
oliavano un fucile. Si rendeva conto che bene o male riusciva
a sopravvivere, ma non capiva proprio come. Pens a lui sdraiato
sulla pancia, nella polvere del poligono di tiro, che schiacciava
il grilletto: il suo sguardo era cos riflessivo, come faceva
a colpire il bersaglio? Dicono che tutto il nostro gruppo sar
mandato in Corea non appena... Mio Dio, l'avrebbero eliminato
come una mosca! E lui non avrebbe mai fatto niente di pi,
per difendersi, che scansarsi e proteggersi la testa con le braccia.
Penso spesso al ristorante Scarlatti e a come era buono il
profumo dell'insalata quando la spezzettavo nella ciotola, scrisse:
l'unico segno di nostalgia che diede, se pure di nostalgia
si trattava. Come se l'insalata avesse un profumo! Anche
Jenny era gelosa: si sarebbe potuto ricordare, invece, di quando
loro due si sdraiavano sul pavimento davanti alla radio, i
luned sera, ad ascoltare la musica della banda. Che cosa ci
vedeva ad ogni modo in quel ristorante? Poi un leggero senso
di disagio incominci a farsi sentire dentro di lei: c'era una
cosa che non aveva fatto, una cosa sgradevole che non voleva
fare... Andare a vedere come stava la signora Scarlatti. Si chiese
se Ezra voleva davvero che lei mantenesse la sua promessa.
Non poteva aspettarsi realmente una cosa simile. Ma s, tutto
sommato poteva: aveva un tipo di mente che non ragionava
a doppi sensi.
E cos ripieg la lettera di Ezra e se la mise in tasca, si infil
il cappotto e si diresse in via St. Paul, verso uno stretto edificio
di mattoni, situato tra una fila di negozi e piccole aziende.
Scarlatti era l'unico posto elegante, un po' formale, dove
mangiare nel vicinato. Serviva solo la cena, soprattutto a persone
che venivano da altre parti, migliori, della citt: a quest'ora
- le cinque e mezzo circa - non sarebbe neanche stato
aperto. Jenny and sul retro, da dove era entrata un paio di
volte con Ezra. Gir intorno a due bidoni della spazzatura straripanti
di verdura avvizzita, sal le scale e buss alla porta. Poi
mise una mano a coppa sul vetro della finestra e spi dentro.
Uomini con i grembiuli sporchi che si affannavano in giro
per la cucina, la quale a sua volta era una massa di vapore e
acciaio inossidabile, rumore di coperchi, ciotole grandi come
fontanelle stracolme di verdure tagliate. Non c'era da meravigliarsi
che non l'avessero sentita. Gir il pomo della porta, ma
era chiusa. Non fece in tempo a bussare pi forte che intravide
la signora Scarlatti: se ne stava scomposta sulla porta della
stanza da pranzo, con in mano una sigaretta accesa: una donna
con una faccia bianca e un vestito nero rigido come un pugnale.
Qualunque cosa stesse dicendo, Jenny non riusc ad afferrarne
le parole, ma ud la sua voce stridula e trasandata. E vide come
portava quei suoi capelli neri, tutti tirati verso destra, come
una di quelle assurde modelle di Vogue, e vide come piegava
anche la testa verso destra, tanto che sembrava oppressa,
crudelmente logorata per il fatto di dovere sostenere un peso sfibrante
che aveva qualcosa a che vedere con l'esperienza e con
gli uomini. E pensare che Ezra conosceva una persona simile!
E pensare che si sentiva a suo agio con lei, che le era abbastanza
vicino da preoccuparsi di cosa le potesse succedere. Jenny
indietreggi. Si era accorta tutt'a un tratto che i suoi fratelli
erano cresciuti, se ne erano andati, e lei aveva un'immagine
mentale di loro ormai sorpassata: Ezra che suonava il piffero
di bamb dei tempi delle elementari, Cody che trionfalmente
sbatteva i dadi sul tabellone del loro vecchio Monopoli. Le rivenne
in mente una camicia di flanella scolorita che Ezra aveva
indossato cos spesso da diventare quasi una sua seconda pelle.
Ripens a come si dondolava avanti e indietro, con le mani
nelle tasche, quando non sapeva che cosa dire, oppure con la
scarpa da ginnastica scavava nella terra una piccola buca. Si
ricord di come, quando Jenny era sconvolta da uno dei momenti
di rabbia di sua madre, egli scivolasse gi per le scale,
fino in cucina, e le preparasse una tazza di latte caldo e miele,
con sopra una spruzzatina di cannella. Era sempre cos svelto
a cogliere gli umori familiari e a offrire cibo, bevande ed il suo
tacito supporto.
Ripercorse il vicolo in discesa, ma non si diresse verso casa.
Incominciava a far freddo e dovette abbottonarsi il cappotto.
A un certo punto raggiunse un edificio cos rovinato e deprimente
che a prima vista sembrava un magazzino abbandonato,
finch non si notava il cartello: eddie e tom carrozzeria.
Era venuta spesso qui a prendere Ezra e a riportarlo a casa,
ma si era sempre limitata a chiamarlo dal cancello, e non era
mai entrata. Questa volta si fece coraggio e si guard intorno.
Eddie e Tom (almeno suppose che fossero loro) stavano parlando
a un signore in giacca e cravatta, e uno dei due aveva
in mano una cartella con dei fogli. Sullo sfondo, Giosia Payson
stava facendo oscillare una gigantesca mazza di gomma contro
il parafango di un autocarro, e a Jenny torn in mente uno
stralcio di ricordo, un frammento incomprensibile: Giosia molti
anni prima, nel cortile della scuola, che agitava violentemente
un tubo od una qualche sbarra di metallo, formando nell'aria un
cerchio furioso e sibilante ed urlando qualcosa di indecifrabile,
mentre Ezra stava in guardia tra lui e un mucchio di bambini.
Andr tutto bene, andatevene per, diceva loro Ezra. Ma
cosa era successo poi? come era finita? com'era iniziata? Si sentiva
confusa; e nel frattempo Giosia faceva oscillare la sua
mazza. Era cos alto che aveva un aspetto quasi grottesco, talmente
magro da sembrare l'armatura di una statua mai completata.
I capelli neri rasati gli si rizzavano in testa, il suo viso
scheletrito era tutto lucido, e serrava un'arcata dentaria cos
poco uniforme, bianca e ammassata, messa insieme cos alla rinfusa
e talmente accavallata, che sembrava che quei denti li
avesse masticati e ora si preparasse a sputarli.
Giosia, lo chiam timidamente.
Egli si ferm a guardarla. O stava guardando da un'altra
parte? Aveva gli occhi nerissimi, senza palpebre, quasi orientali:
era impossibile dire da che parte volgessero. Gett la
mazza su una catasta di sacchi di tela e le si precipit incontro,
con il volto illuminato di gioia. La sorella di Ezra!
disse. Ezra!
Jenny sorrise, stringendosi i gomiti con le mani.
Giuntole proprio davanti, egli si ferm e si lisci i capelli
stopposi: aveva le braccia che sembravano pi lunghe del normale.
Come sta Ezra? le chiese.
Sta bene.
Non  ferito o...
No.
Ezra aveva ragione: Giosia parlava in modo comprensibile,
come tutti, con una voce tonante da adulto. Ma non sapeva bene
cosa fare delle proprie mani, e cos finiva per sfregarle l'una
contro l'altra, come se volesse togliersi dalle palme dello sporco
o dell'unto, o addirittura uno strato di pelle. Ella sentiva
su di s gli sguardi curiosi di Eddie e di Tom, distratti dalla
loro conversazione. Vieni fuori, disse a Giosia. Ti faccio
vedere la sua lettera.
Era il crepuscolo, c'era troppa poca luce per leggere, ma Giosia
prese ugualmente la lettera e scrut attentamente le righe.
Aveva una ruga cos profonda tra le sopracciglia che sembrava
che qualcuno vi avesse premuto la lama di un'ascia. Ella
not anche che la sua tuta da lavoro, lavata con tanta cura,
quasi patetica, gli era cos corta che si vedevano i calzettoni
bianchi scesi e gli stinchi pelosi. Riusciva a malapena a chiudere
le labbra sopra a quel macello di denti, la bocca era piena
di protuberanze ed il mento si allungava per lo sforzo.
Le restitu la lettera, e per Jenny rimase un mistero che cosa
ne avesse tratto. Se mi avessero lasciato, disse lui, sarei
andato con Ezra. Non avrei proprio problemi ad andare. Ma
sostenevano che ero troppo alto.
Troppo alto?
Non aveva mai sentito dire una cosa simile.
Per cui sono dovuto rimanere qui, disse, ma controvoglia.
Non voglio continuare a lavorare tutta la vita in una
carrozzeria; voglio fare qualcosa di diverso.
Che genere di cosa?
Be', non lo so. Qualcosa con Ezra, suppongo, quando non
sar pi sotto le armi. Ezra mi veniva sempre a trovare qui,
si guardava intorno e diceva: "Come fai a sopportare un posto
simile? Con tutto questo rumore", diceva. "Bisogna che ti troviamo
qualcos'altro". Ma non sapevo da che parte incominciare
a cercare, e ora Ezra se ne  andato. Non  tanto il rumore che
mi d fastidio, quanto il fatto che qui  cos caldo d'estate e
freddo d'inverno. Il freddo mi d molto fastidio ai piedi, perch
poi su tutte le dita mi vengono quelle cose che prudono.
Forse i geloni, sugger Jenny. Provava un senso di piacevole
noia, come se avesse conosciuto Giosia da sempre. Fece
scorrere l'unghia del pollice lungo la piegatura della lettera
di Ezra. Giosia la stava fissando, o forse trapassando con lo
sguardo (era difficile dire quale dei due) e fece scrocchiare le
dita.
Forse quello che far sar di lavorare per Ezra, disse.
Quando avr aperto il suo ristorante.
Ma che dici? Non  mica vero che Ezra aprir un
ristorante.
S, invece.
E perch mai dovrebbe? Appena sar di nuovo libero, andr
all'universit, per poi diventare un insegnante.
Ma chi lo dice? chiese Giosia.
Be', mia madre. Dice che lui ha la pazienza che ci vuole
per un mestiere simile. Forse diventer addirittura un professore,
gli spieg Jenny, ma ora non ne era pi tanto convinta.
Voglio dire, il ristorante non  mica un lavoro che uno
fa per tutta la vita.
E perch no?
Non sapeva cosa rispondere.
Ezra aprir un posto dove la gente andr come a una cena
in famiglia, disse Giosia. Ogni giorno cuciner un piatto
speciale e lo metter davanti ai clienti senza che ci sia bisogno
di ordinare, e tutto sar fidato e sano proprio come a casa.
Te lo ha detto Ezra?
Proprio come a casa.
Be', non saprei, forse la gente va al ristorante proprio per
uscire di casa.
Sar un posto famoso.
Ti sei fatto un'idea completamente sbagliata, gli disse
Jenny. Come ti  venuta in mente una cosa cos folle?
Poi tutt'a un tratto Giosia torn a essere quello che era stato
in passato... o almeno torn a coincidere con l'immagine che
in passato ella aveva avuto di lui. Lasci cadere la testa, come
una marionetta a cui si fossero spezzati i fili. Devo andare,
le disse.
Giosia?
Non voglio che quelli mi facciano una ramanzina.
Si allontan a grandi passi senza salutare; Jenny lo guard
andarsene dispiaciuta, come se si trattasse di Ezra in persona.
Ma egli non si volt.
...
.
...
Cody scrisse che si stava sottoponendo a colloqui presso
varie ditte, perch finiti gli studi voleva entrare nel mondo degli
affari. Ezra invece scrisse che ormai poteva marciare per pi
di trenta chilometri in una volta senza stancarsi troppo. Incominciava
a sembrare un po' meno strano, perfino naturale, che
Ezra facesse il soldato: dopo tutto non era forse il tipo che faceva
sempre il suo dovere pazientemente, senza lamentarsi, e
con una certa allegria? Jenny si era preoccupata inutilmente,
e anche sua madre sembrava in qualche modo pi rilassata: A
ripensarci, non  una brutta cosa, diceva. Un periodo sotto
le armi spesso  quel che ci vuole: d ai ragazzi la possibilit
di acquisire il controllo di s. Scommetto che quando torna
decide di andare all'universit; di insegnare da qualche parte.
Jenny non le disse nulla del progetto del ristorante.
Per due volte, dopo quella sua prima visita a Giosia, fece
di nuovo un salto a trovarlo: di ritorno da scuola si ferm davanti
alla carrozzeria e Giosia usc un attimo a salutarla con
il braccio, e a trapassarla con lo sguardo, e a parlare di Ezra.
Ho ricevuto anch'io una sua lettera, gi a casa. Dice che marcia
un sacco.
Anche pi di una trentina di chilometri, rispose Jenny.
Alcuni dei quali in salita.
Dev'essere davvero in forma ormai.
Gli  sempre piaciuto camminare.
La terza volta che pass di l era quasi buio, perch si era
fermata a scuola fino a tardi per la lezione di canto. Giosia se
ne stava andando proprio in quel momento: stava infilandosi
la giacca, d'un tessuto scozzese a grandi riquadri, un po' peloso,
nei toni smorzati del blu e del marrone: le ricord una di
quelle giacche che i bambini portavano nei primissimi anni di
scuola. Certo che quel Tom! disse Giosia, infilandosi violentemente
i pugni in tasca. E anche Eddie. Procedeva a
grandi passi gi per il marciapiede; Jenny faceva fatica a stargli
dietro. Se ne infischiano di come parlano alla gente, disse.
Non gli passa neanche per l'anticamera del cervello quello
che uno pu provare, che abbiamo tutti la nostra sensibilit...
Jenny rimase indietro, pensando che preferisse restare solo,
ma giunto a met dell'isolato egli si ferm, voltandosi ad aspettarla.
Non sono anch'io un essere umano? chiese quando
Jenny lo raggiunse. Non ci sto male, forse, quando qualcuno
mi urla? Vorrei essere lontano, da qualche parte nei boschi,
senza nessuno di loro a scocciarmi. Campeggiare nella quiete
pi totale, con una piccola tenda tutta per me ed un sacco a
pelo. Si volt e riprese a camminare veloce; Jenny dovette
correre per stargli dietro. Ho una mezza idea di licenziarmi,
disse.
E perch non lo fai, allora?
Mia mamma ha bisogno dei soldi.
Potresti trovarti un altro lavoro.
No, non  mica facile.
Perch?
Non rispose. Oltrepassarono di corsa una gioielleria che vendeva
a prezzo ridotto, un panificio e una serie di appartamenti
privati con delle finestre gialle molto invitanti. Poi lui disse:
Vieni a cena a casa nostra.
Cosa? Non posso!
Ezra veniva spesso, disse. In passato, prima che incominciasse
a lavorare al ristorante ed avesse le sere impegnate.
Mia mamma era sempre felice di mettere un posto in pi,
sempre, in qualsiasi momento. Ma tua madre non gli dava il
permesso molto spesso: a tua madre non piaccio.
Be'...
Mi piacerebbe che venissi a cena da noi.
Ella fece una pausa, poi disse: Volentieri.
Non sembrava affatto sorpreso. (Jenny invece era sbalordita).
Egli emise un grugnito e continu a procedere a tutta velocit:
quei suoi capelli neri, che sembravano scopini, gli si
rizzavano dritti intorno alla testa. Le fece percorrere una strada
laterale, poi un vicolo che Jenny non conosceva.
Vista da davanti la casa di Giosia doveva essere molto simile
alla sua, una casetta di mattoni, in una fila di case, con
intorno un piccolo cortile; ma vi arrivarono da dietro, dove
era stata aggiunta una nuova ala, bordata di grigio, che dava
all'insieme un aspetto mal congegnato. Venne fuori che si trattava
di una dispensa non riscaldata, con un pavimento di linoleum
rotto: Giosia vi si ferm per sfilarsi a fatica la giacca,
poi allung la mano per prendere il cappotto di Jenny e li appese
entrambi su dei ganci vicino alla porta. Mamma? grid,
facendo entrare Jenny in cucina. Mamma, abbiamo una
persona a cena.
La signora Payson era ai fornelli, una donnina piccola e grassoccia,
con dei vestiti color terra: a Jenny fece venire in mente
uno di quei semplici uccelli marrone senza tante pretese. Aveva
un viso rotondo, senza rughe, luminoso. Sollev lo sguardo
e sorrise, e visto che Giosia non l'aveva presentata, Jenny disse:
Sono Jenny Tull.
Oh, sei forse parente di Ezra?
Sono sua sorella.
Perbacco, gli sono cos affezionata a quel ragazzo, disse
la signora Payson, levando la pentola dal fuoco e mettendola
in tavola. Quando  stato chiamato alle armi ho pianto. Te
lo ha detto Giosia? Mi sono proprio seduta e ho pianto. Ma
via, era come un figlio per me, qui non faceva che entrare ed
uscire di casa... Mise tre coperti, mentre Giosia versava il
latte. Non mi dimenticher mai, disse, di quando  morto
il pap di Giosia: Ezra  venuto qui, si  seduto con noi e
ci ha preparato tante volte i pasti, e ci ha fatto il cacao. Io
gli ho detto: "Ezra, mi sento un'egoista a portarti via cos alla
tua famiglia", ma lui ha risposto: "Non si preoccupi, signora
Payson".
Jenny si chiese quando fosse successo: Ezra non aveva mai
parlato della morte del signor Payson.
Per cena mangiarono spaghetti e insalata, poi c'era una torta
di cioccolato. Jenny mangi poco, perch prevedeva di rimangiare
quando tornava a casa, in modo che sua madre non scoprisse
dove era stata; ma Giosia fece parecchi bis, di tutto:
la signora Payson continuava a riempirgli il piatto. A vederlo,
disse, non lo diresti mai che mangia tanto, no?  secco
come il palo di una staccionata. Suppongo che sia perch sta
ancora crescendo. Scoppi in una risata, e Giosia fece un
sorriso timido, tenendo gli occhi abbassati: una figura scheletrica,
curva, rannicchiata. Jenny non aveva mai pensato al fatto
che Giosia era figlio di qualcuno, che per una donna era il
massimo dei tesori. Quelle sue sopracciglia nere ed ispide erano
ora abbassate, e quella testa piena di aculei piegata sul piatto.
Era cos sicuro di essere amato, almeno qui se non altrove.
Jenny volse lo sguardo dall'altra parte.
Dopo cena aiut a lavare le stoviglie, riponendo i piatti e i
bicchieri puliti su degli scaffali di legno aperti, dai bordi arrotondati
a forza di mani di vernice. Ormai sua madre doveva
essere fuori di s, ma Jenny continu ad asciugare lentamente
le forchette, una per una. Poi Giosia la riaccompagn a casa.
Torna a trovarci! le grid la signora Payson dalla porta.
Mi raccomando, abbottnati! A Jenny venne in mente...
come si chiamava quella favola in cui l'umile vedova, onesta
e cordiale, viveva in una casetta con il figlio? Tutto il resto -
l'oscurit fredda delle strade, l'immagine di sua madre, sempre
affaccendata - sembrava effimero al confronto, sembrava mancare
della completezza armoniosa ed equilibrata della vita di
Giosia.
Risalirono in silenzio via Calvert: respirando formavano
piccole nuvole di vapore. Giunti all'altezza della casa di Jenny
attraversarono la strada e salirono le scale del portico.
Be', fece lei, grazie dell'invito, Giosia.
Giosia fece un movimento goffo, convulso, che Jenny interpret
come un tentativo di dire qualcosa; ma egli le si avvicin
inciampando, la cinse di quella sua giacca scozzese tutta ruvida
e la baci sulle labbra. Lei dapprima fece fatica a capire
cosa stava succedendo, poi si sent terribilmente costernata,
non tanto per s, quanto per Giosia: che cosa dolorosa, aveva
frainteso tutto, e ne sarebbe stato talmente imbarazzato! Ma
come aveva potuto fare uno sbaglio simile? Ripensandoci
(mentre volente o nolente si sentiva stringere contro quel viso
ispido e quella sua bocca nodosa) tutto a un tratto vide le
cose dal punto di vista di lui: quella loro piccola e delicata
storia d'amore (sicuramente la chiamava cos), senza rabberciature,
come l'esistenza da favola della vedova Payson.
Jenny la desiderava ardentemente quella storia d'amore; avrebbe
voluto che fosse vera. Bramava, con un senso quasi di nostalgia,
una vita felice con la madre di lui, nel calore di quella
casa, e di un matrimonio innocente che la facesse sentire protetta.
Rispose al suo bacio, e anche attraverso tutti quegli strati
di lana riusc a sentire come era teso e tremante.
Poi la luce si accese di botto, la porta si spalanc violentemente
e furono travolti dalla voce di sua madre. Cosa? Cosa!
Cosa vuol dire tutto ci?
Con un balzo si separarono.
Non vali una cicca, disse Perla a Jenny, sei una sgualdrina,
un essere schifoso. Ecco dunque cosa stavi facendo! Non
solo non mi avvisi dove sei, e non si  ancora cenato, e io sono
fuori di me dalla preoccupazione... ma poi guarda dove ti trovo!
A sbaciucchiarti! A sbaciucchiarti con un, con un...
Poich non le venivano le parole, questo almeno sembr il
motivo, incominci a menar le mani. Moll un ceffone a Jenny
sulla guancia, e gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime.
Come se fosse stato lui a ricevere la sberla, Giosia volse di colpo
la faccia e si mise a fissare un punto lontano: la sua bocca
era al lavoro, ma non ne usciva alcun suono.
Con un pazzo! Uno scemo! Un ritardato mentale! L'hai
fatto apposta per farmi un dispetto, Perla disse a Jenny. 
un modo per beffarti di me. Mentre io sgobbavo in drogheria,
tutti 'sti pomeriggi, tu te ne andavi in qualche meandro, dico
bene? con questo animale, questo gorilla, lasciando che se la
spassasse, tanto per coprirmi di vergogna.
Giosia tent un ma... ma...
Tanto per screditarmi, mentre io avevo grandi progetti per
te. Marinando la scuola, senza dubbio, buttata con lui nei cespugli
e nei sedili posteriori delle macchine e forse proprio in
questa casa, per quanto ne so io, mentre io sgobbo in quella drogheria...
Ma! Ma! Ah! grid Giosia sputacchiando, e Jenny vide
delle goccioline bianche volare alla luce della lampada. Poi spalanc
quelle sue braccia da spaventapasseri e si precipit gi dalle scale e scomparve.
...
.
...
Non lo rivide pi, per forza: scelse accuratamente le strade
da percorrere, attenta a non andargli mai vicino e a non avvicinarsi
a nessun posto dove era probabile incontrarlo. E pens
che egli facesse lo stesso. Era come se, entrambi d'accordo, si
fossero divisi in due la citt.
E a parte tutto, non aveva nessun motivo per vederlo: le
lettere di Ezra si erano interrotte ed egli era riapparso in carne
ed ossa. Una domenica mattina, eccotelo l, seduto in cucina,
quando Jenny venne gi per la colazione. Indossava i suoi
vecchi abiti civili che prima erano stati riposti in naftalina:
blue jeans e un vecchio maglione trasandato. Gli pendevano
da tutte le parti, come se li avesse presi in prestito: era dimagrito
in modo spaventoso. Aveva i capelli troppo corti, e il
volto pallido, pi da grande, ombrato sotto gli occhi. Sedeva
curvo su una sedia, con le mani strette tra le ginocchia, mentre
Perla raschiava nel lavandino un pezzo di toast bruciacchiato.
Miele o marmellata, cosa vuoi? gli stava chiedendo. Jenny,
guarda chi c'! Ezra, sano e salvo! Aspetta che ti verso ancora
del caff, Ezra. Egli non disse nulla, ma le sorrise con aria stanca.
Salt fuori che era stato congedato: perch era sonnambulo.
Non si ricordava di avere camminato nel sonno, ma solo di avere
fatto ogni notte lo stesso sogno: quello di attraversare marciando
un terreno sempre uguale, delle spianate di fango crepato
senza un albero od un fascio d'erba, ricoperto dalla cappa
del cielo blu completamente vuoto. Continuava a mettere un
piede davanti all'altro e a marciare, marciare, marciare. La mattina
aveva i muscoli tutti doloranti: dapprima aveva pensato
che il dolore fosse dovuto alle sue marce da sveglio, ma poi gli
avevano detto che le cose stavano diversamente. Tutta notte,
gli avevano spiegato, vagava per il campo, avanzando faticosamente
tra le file di brande. I soldati si svegliavano, si tiravano
su a sedere e dicevano: Tull? Sei tu? al che lui se
ne andava. Non rispondeva, non si svegliava, ma se ne andava
semplicemente da qualche altra parte. Alcuni soldati, quelli
pi giovani, avevano paura del suo silenzio. Qualcuno si era
lamentato. E lui era stato mandato da un medico, che gli aveva
dato una scatola di pillole gialle. Con le pillole non aveva
smesso di camminare, solo che di tanto in tanto cadeva e rimaneva
l fino alla mattina dopo. Una volta, cadendo, doveva
aver sbattuto la faccia, perch quando lo avevano tirato su aveva
il naso sanguinante e pensavano che se lo fosse rotto. Non
era rotto, in realt, ma per alcuni giorni aveva avuto dei cerchi
viola intorno agli occhi. Poi era stato mandato da un cappellano,
che gli aveva chiesto se c'era qualcosa che lo preoccupasse.
Qualche problema gi a casa, forse? o una donna? o un
malato in famiglia? Ezra gli aveva risposto di no, che andava
tutto bene: non aveva la pi pallida idea di che cosa si trattasse.
Il cappellano gli aveva domandato se gli piaceva la vita
militare ed Ezra aveva risposto che, be', non era una cosa che
poteva piacere o non piacere, era una cosa che bisognava fare,
mettiamola cos. Gli aveva spiegato che la vita militare non era
esattamente il suo tipo di vita - con tutti quegli urli, quel rumore -
ma ad ogni modo stava facendo progressi: gli sembrava
di cavarsela discretamente. Il cappellano aveva concluso che
allora doveva cercare di non camminare pi nel sonno; ma
quella notte stessa Ezra aveva marciato diritto fino in citt,
per circa sette chilometri, in maglietta e mutande grigioverdi,
con gli occhi spalancati ma immobili e piatti, come se fossero
stati finestre, e la cameriera di un ristorante aveva dovuto svegliarlo,
e farlo riportare in macchina al campo da suo cognato.
Il giorno dopo avevano chiamato un altro dottore, e questi gli
aveva fatto una serie di domande ed aveva firmato delle carte
e lo aveva rimandato a casa. Ed eccomi qua, disse Ezra con
voce inespressiva. Congedato.
Ma con onore, fece sua madre.
Oh, s.
E pensare che mentre succedeva tutto questo non ci hai
mai detto niente!
Be', e come potevate essere d'aiuto?
La domanda sembr farla invecchiare. S'incurv.
Dopo colazione egli and di sopra, si butt sul letto e dorm
tutto il giorno: Jenny dovette svegliarlo all'ora di cena, e anche
allora riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti. Se ne
stava seduto sulla sedia ondeggiando malfermo, senza mangiare
quasi niente, ciondolando la testa nel bel mezzo del boccone.
Poi torn a letto. Jenny girovag per la casa, giocherellando
con i cordoni delle tende: era cos che sarebbe stato d'ora in
poi? Era cambiato per sempre?
Ma il luned mattina era di nuovo l'Ezra di sempre: prima
ancora di avere finito di vestirsi, ella lo sent suonare la sua
solita canzoncina su quel piccolo flauto di legno. Quando poi
scese, vide che stava facendo le uova strapazzate come piacevano
a lei, con formaggio e pezzetti di peperone, mentre Perla
leggeva il giornale. Durante la colazione Ezra disse: Suppongo
che riprender il mio vecchio lavoro. Perla gli lanci una
occhiata, ma non disse nulla. Come mai non sei andata a
trovare la signora Scarlatti? egli chiese a Jenny. Mi ha
scritto e mi ha detto che non ti ha vista mai.
Jenny rispose: Be', volevo andarci...
Abbass gli occhi e trattenne il fiato, in attesa: ora avrebbe
accennato a Giosia. Ma non lo fece. Sollev lo sguardo e scopr
che stava imburrando un pezzo di toast; lasci andare il respiro.
Non avrebbe mai saputo con certezza cosa Ezra sapesse o non sapesse.
...
.
...
2.
...
.
...
Quando giunse all'universit, Jenny era ormai diventata quella
bellezza che tutti avevano previsto. O era soltanto che il suo
tipo di bellezza era adesso diventato di moda? Lo specchio
rifletteva sempre lo stesso viso, o almeno cos sembrava a lei,
ma quasi tutte le telefonate che arrivavano nel suo dormitorio,
all'universit, erano per Jenny, e se lei non avesse dovuto lavorare
per mantenersi agli studi (servendo a tavola, piegando il
bucato, sistemando libri sugli scaffali), sarebbe potuta uscire
tutte le sere. Lontano da Baltimora la sua bellezza perse un
po' di quella compostezza cerimoniosa: si lasci crescere i capelli
e assunse l'aria della persona sempre senza fiato e inafferrabile.
Non prese per mai sottogamba la laurea in medicina
ed ebbe sempre chiaro davanti agli occhi il proprio futuro: un
percorso lineare che l'avrebbe portata ad esercitare l'attivit di
pediatra in una citt di medie dimensioni, preferibilmente non
troppo lontana dal mare. (Le piaceva sapere di potere uscire
dalla citt in qualsiasi momento. Gli abitanti degli Stati medio-occidentali
non provavano una certa claustrofobia?) Gli amici
la prendevano in giro perch si era fissata su quell'unico obiettivo;
la sua compagna di stanza aveva da obiettare sulla lampada
che Jenny usava per studiare, ed era esasperata dalla meticolosit
con cui allineava tutto l'occorrente sulla scrivania.
Da questo punto di vista almeno, Jenny non era cambiata.
Nel frattempo suo fratello Cody era diventato un uomo di
successo: aveva fatto una rapida carriera passando da una ditta
all'altra, soprattutto grazie alle sue idee per utilizzare meglio
il tempo degli operai, finch non si era messo in proprio
come esperto di tempi e metodi. Ezra lavorava ancora per la
signora Scarlatti, ma anche lui aveva fatto passi avanti: ora
mandava avanti la cucina, mentre la signora Scarlatti faceva
la parte dell'ostessa tra i tavoli. Sua madre scrisse a lei, Jenny,
per dirle che era una vergogna, un peccato e una vergogna.
Non faccio che dirgli che pi continua a gingillarsi nel ristorante
di quella donna, pi gli sar difficile rimettersi in carreggiata:
sai bene che ha sempre pensato di fare l'universit...
Perla continuava a lavorare in drogheria, ma ora vestiva
meglio, e sembrava meno logorata dalle preoccupazioni, visto
che la borsa di studio e i lavori part-time di Jenny l'avevano
sollevata dell'ultima sua fatica finanziaria. Jenny la vedeva due
volte all'anno, a Natale ed in settembre, proprio prima dell'inizio
dei corsi. Trovava delle scuse per non trascorrere a casa le
altre vacanze, e durante le estati lavorava in un negozio d'abbigliamento
di una piccola cittadina vicino all'universit. Non
che non volesse vedere sua madre: ripensava spesso a quella
sua energia ferrea, alla forza che aveva dimostrato nell'allevare
i figli da sola, e al suo interesse costante per i loro progressi.
Ma ogni volta che tornava, Jenny si sentiva quasi istantaneamente
deprimere dall'atmosfera della casa: dalla sua mancanza
di luce, dalla sensazione soffocante di quelle stanze con la
carta da parati, da una certa cupa frugalit. Arrivava quasi a
chiedersi se per caso non avesse una qualche allergia: era come
un disturbo respiratorio e a volte pensava di soffocare, e si
sentiva la testa pesante, come quando studiava troppo a lungo
senza soste. Trattava male la gente: perfino Ezra la irritava,
con quella sua calma e docilit.
Per cui manteneva le distanze, e dopo un primo periodo, in
cui aveva sentito la mancanza della sua famiglia, incominci
ad allontanarne anche solo il pensiero. Divenne pi attiva, pi
indaffarata, pi frettolosa. Le lettere di Ezra - pesanti quanto
la sua conversazione, quasi ottuse, torpide - ricomparivano sui
bordi del lavandino in bagno o tutte spiegazzate tra le lenzuola
e le coperte, dove Jenny le aveva messe da parte senza finire
di leggerle. La mente le scivolava via, ecco tutto. Un paio di
volte, nei primi due anni di universit, Cody pass a trovarla
mentre girava la Pennsylvania per questioni d'affari: entrambe
le volte ella fu felice dell'idea, in prospettiva (egli era cos impetuoso
e cos bello, che la inorgogliva mostrarlo in giro), ma
quando lui arrivava, piano piano incominciava a sentirsi soffocare.
Non era colpa sua, era colpa di Cody: sembrava che qualunque
cosa Jenny dicesse fosse per lui pregna dell'eco di sua
madre. Lo vedeva irrigidirsi e sapeva benissimo a cosa stesse
pensando. Come stai a soldi? le chiedeva. Hai bisogno
di qualche vestito nuovo? E lei rispondeva: No grazie,
Cody, sono a posto, e lo pensava davvero, perch non aveva
bisogno di niente; ma poi dall'espressione sul viso di Cody si
rendeva conto che egli aveva mal interpretato le sue parole,
come se lei avesse detto, con la voce fievole di Perla: No, no,
non ti preoccupare di me... Bastava solo che gli raddrizzasse
la cravatta, o gli dicesse che le piaceva il suo vestito, o che gli
facesse domande sulla sua vita in quel momento, per vedere
comparire sul suo viso quell'espressione di difesa, in guardia. E
lei si sentiva accusata ingiustamente. Pensava davvero che fosse
cos dispotica, riprovevole, impicciona? Senti, prov a
dirgli una volta, ricominciamo da capo. Non intendevo dire
quello che pensi tu. Ma la sua occhiata diffidente, di traverso,
le fece capire che anche questo modo di fare lo metteva
in sospetto. Era impossibile per loro uscire da quella situazione
cos aggrovigliata. Lo lasci andar via, e una volta tornata
in camera si mise a scrutare la propria immagine allo specchio,
il movimento sciolto dei suoi capelli neri, la sua figura dalla
vita sottile. Per un po', poi, prese a comportarsi in modo pi
vivace del solito, ed ebbe come la sensazione di aver battuto
le mani per liberarle di un che di denso e appiccicoso che le
imbrattava.
Pi avanti negli anni universitari si innamor. Le era gi
successo altre volte, ovviamente (una volta con uno studente
d'inglese, che a poco a poco si era fatto troppo possessivo; e
un'altra volta con un asso del calcio, con il collo a barilotto,
cosa che ora, vista a ritroso, poteva solo essere considerata il
sintomo di una temporanea follia). Ma questa volta era diverso,
perch si trattava di Harley Baines, un genio, un ragazzo
cos intelligente che i suoi compagni si sentivano in soggezione
perfino davanti a quegli occhiali di tartaruga tutti sudici,
quella sua pelle bianchissima, quella voce nasale. Non si poteva
tanto dire che egli fosse al di fuori del gruppo di amici
di Jenny, quanto piuttosto al di sopra, o al di l; gi di per s
un gruppo. Di lui si diceva che avrebbe potuto prendere una
specializzazione post-universitaria a dodici anni, ma che i suoi
genitori glielo avevano impedito perch volevano che avesse
un'infanzia normale. L'anno dopo sarebbe andato in un'universit
vicino a Filadelfia, per svolgere ricerche avanzate in
campo genetico; e vi sarebbe andata anche Jenny, perch era
appena stata accettata dalla Scuola di specializzazione di quella
stessa universit. Fu questo che la spinse a notare Harley Baines.
Al sicuro, in mezzo al suo gruppo rumoroso d'amici (che
non sarebbe stato suo ancora per molto, perch con la laurea
si sarebbe presto disperso, lasciandola indifesa), vide passare
in lontananza Harley Baines, con quel suo passo da cicogna,
con indosso un paio di pantaloni di flanella con le pince, fuori
moda, e un grosso pullover che ovviamente gli aveva fatto la
madre. I suoi capelli, che non avrebbero certo disprezzato una
buona lavata, erano di una tonalit di nero particolarmente
intensa. Chiss se sapeva che lei sarebbe andata alla sua stessa
universit. E chiss poi se gliene importava, se considerava
le ragazze degne della sua considerazione. Era una persona impenetrabile?
irraggiungibile? Gli amici dovettero richiamarla
pi volte, sghignazzando di quella sua espressione assorta.
Era la primavera del 1957, una primavera arrivata insolitamente
tardi e a poco a poco. I professori aprirono le finestre
delle classi con quelle pertiche lunghe, uncinate, e il profumo
dei lill fluttu per le stanze. Jenny incominci a indossare camicette
senza maniche, gonne ampie e ballerine ai piedi. Harley
Baines mise via il suo golf fatto in casa: ora che aveva le braccia
scoperte, si vedeva che erano muscolose e folte di peli neri.
Appesa al collo portava una medaglietta d'oro, o di ottone:
lei moriva dalla voglia di sapere cosa fosse. Un giorno, durante
la lezione di tedesco, glielo chiese; egli rispose che era una medaglia
che aveva vinto in una gara di scienze al liceo, per aver
organizzato un esperimento sul metabolismo dei ratti bianchi.
Lei pens che era buffo continuare a portarla per tutto quel
tempo, ma non disse nulla; la sfior invece con la punta delle
dita: gli pendeva appena dentro alla camicia, ed era quasi
rovente.
In altre occasioni (raggiungendolo in corridoio, o facendo in
modo di capitare dietro di lui nella fila al self-service) gli chiese
se era contento, l'anno prossimo, di passare alla nuova universit,
e come aveva risolto il problema dell'alloggio, e che cosa
aveva sentito dire sui mezzi di trasporto pubblici del luogo.
Ponendogli queste domande con voce piatta, non compromettente,
si sentiva come uno di quegli allenatori da circo che
mostrano all'animale solo il dorso della mano chiusa, per fargli
capire che non costituiscono una minaccia. Non voleva allarmarlo.
Ma Harley non sembrava affatto allarmato, e le rispondeva
cortesemente, con fare sensato. (Era buon segno o no?)
Quando incominciarono gli esami, and da lui con gli appunti
di genetica e gli chiese se poteva aiutarla. Si sedettero fuori,
sull'erba, di fronte al circolo studentesco, su un copriletto di
ciniglia azzurra che lei aveva preso nella propria camera. I loro
compagni se ne stavano sdraiati tutti intorno su altri copriletti,
compresi alcuni amici di Jenny, che le gettavano occhiate
allarmate, dubbiose, e poi volgevano velocemente lo sguardo
altrove. Aveva sperato che si avvicinassero, che facessero entrare
Harley nel loro gruppo, ma ripensandoci si rendeva conto
che non sarebbe successo mai. Mentre gli poneva delle domande
(stando bene attenta a non sembrare troppo lenta a
capire, in modo da non scoraggiarlo, ma pur mostrando di aver
bisogno del suo aiuto), Harley ascoltava spelacchiando un filo
d'erba. Aveva addosso un paio di scarpe pesanti, dall'aria raffinata,
che sembravano fuori posto su quel copriletto. Nelle sue
mani indagatrici il filo d'erba assumeva le sembianze di un
esperimento scientifico. Lui le rispondeva mantenendo sempre
lo stesso tono di voce, senza punti interrogativi alla fine delle
frasi; dava per scontato che lei capisse quel che diceva. Il che
era vero, in effetti, e lo sarebbe stato anche se non si fosse gi
studiata l'argomento in precedenza: egli aveva una logica che
procedeva ferrea dal punto A al punto B, al punto C. Con
quella lentezza e quella precisione gli ricordava Ezra; anche
se poi, per altri versi, erano cos differenti l'uno dall'altro!
Quando ebbe finito, Harley le chiese se adesso era tutto chiaro.
S, grazie, rispose Jenny, ed egli assent e si alz per andarsene.
Tutto qua? Si tir su anche lei, e d'un tratto si sent
girare la testa: non per essersi alzata di botto, pens, ma per
amore. Di fatto era riuscito a sconcertarla, e lei si chiese come
si sarebbe comportato se gli avesse gettato le braccia al collo
e gli si fosse accasciata addosso, con la faccia su quel torace
bianchissimo, sentendosi bruciare la guancia su quella medaglia
scientifica. Ma si limit a domandargli: Mi aiuti a piegare
il copriletto, per favore? Egli si pieg per prenderne una
estremit, e lei sollev l'altra. Si fecero pi vicini. Poi lui le
diede in mano anche la sua estremit e con aria grave si mise
a pulire ogni filo d'erba o petalo o granello di polline sul proprio
lato della coperta. Dopo di che gliela tolse dalle mani,
supponendo, evidentemente, che lei ripulisse la sua parte. Ella
lo fiss negli occhi, e Harley fece un passo avanti, si gett la
coperta addosso come un mantello con il cappuccio, e vi avvolse
dentro Jenny nella sua oscurit, baciandola. Ella sent gli
occhiali di Harley urtarle il naso: era un bacio maldestro, troppo
brusco, e Jenny non pot fare a meno di pensare allo spettacolo
che stavano dando alla gente intorno: un pilastro di ciniglia
azzurra nel bel mezzo della citt universitaria, due mummie
siamesi. Scoppi a ridere. Egli lasci andare la coperta,
gir sui tacchi e si allontan velocemente: dietro alla testa
aveva un pennacchio di capelli che si muoveva a scatti come
la coda di un gallo.
Jenny torn in camera sua, fece il bagno e si infil un vestito
pieghettato, poi si affacci alla finestra canterellando: Harley
per non venne. Alla fine and a cena, ma non lo trov neanche
al self-service. Il giorno dopo, finito l'ultimo esame, telefon
nel suo dormitorio; rispose un ragazzo con la voce rauca,
assonnata. Baines  tornato a casa, le disse.
A casa? Ma non c' ancora stata la cerimonia di laurea.
Non ha nessuna intenzione di sorbirsi anche quella.
Oh, fece Jenny. Non aveva mai pensato alla laurea come
a un sorbirsi qualcosa, anche se era vero che ci si poteva
fare spedire il certificato per posta. Per le persone come Harley
Baines, pens, una laurea non era una cosa importante.
(Mentre invece la famiglia di Jenny veniva fin l per l'occasione).
Rispose: Be', grazie lo stesso, e riattacc, sperando che al
compagno di stanza di Harley la sua voce non sembrasse tanto
disperata quanto sembrava a lei.
...
.
...
Quell'estate, dopo la laurea, torn a lavorare nel negozio di
abbigliamento della piccola cittadina vicino all'universit. Lo
aveva sempre considerato un lavoro gradevole, ma quest'anno
si sentiva deprimere dalla naturalezza studiata dei vestiti delle
donne sposate: dai bermuda che usavano per giocare a golf,
dalle loro gonne cachi con i fianchi larghi. Quando le clienti
le chiedevano: Come mi sta? pensa che sia troppo giovanile?
lei volgeva lo sguardo altrove, per nulla d'aiuto. L'anno
prossimo, di questi tempi, sarebbe stata nella sua nuova universit.
Si chiedeva quando avrebbe potuto incominciare a portare
il camice bianco apprettato.
A luglio arriv una lettera di Harley Baines, che sua madre
le aveva rispedito da casa: quando Jenny torn alla sua pensione,
finito il lavoro, la trov sul tavolo dell'ingresso. Stette
l a guardarla per un momento, poi la infil nella borsa di paglia
e sal le scale. Entr nella sua stanza, gett la borsa sul
letto e spalanc la finestra; prese dal cassetto una scatola di
latta quadrata e diede da mangiare ai due pesci rossi che stavano
nella vaschetta sul com. Il tutto prima di aprire la lettera
di Harley.
Aveva indovinato ancor prima di leggerla cosa diceva?
In sguito pens che fosse andata proprio cos.
Aveva una calligrafia piccola, con le lettere staccate, come
una macchina da scrivere. Si sarebbe immaginata qualcosa di
pi allungato, pi precipitoso, trattandosi di un genio. I saluti
sembravano quelli di una lettera d'affari.
...
.
...
il 18 luglio del 1957.
Cara Jenny,
a torto mi sono offeso di quella che invece  stata una reazione
ovvia da parte tua. Devo esserti sembrato ridicolo.
Il mio progetto, prima che si creasse questo malinteso, era
che ci saremmo forse potuti conoscere meglio durante l'estate
e poi sposarci in autunno. Considero ancora il matrimonio una
possibilit realizzabile. So che la cosa sembra precipitosa -
non abbiamo avuto nel vero senso della parola quella normale
fase di corteggiamento che  tipica della nostra cultura - ma
dopo tutto, nessuno di noi due  una persona frivola.
Tieni presente che saremo entrambi nella stessa universit
l'anno prossimo, e che potremmo vivere in un unico appartamento,
risparmiare comprando provviste formato famiglia, ecc.
Mi sembra inoltre di capire che ti sei trovata a dovere affrontare
qualche difficolt finanziaria, e sarei quindi felice di assumere
io la responsabilit della situazione.
Suddette parole suonano pi pragmatiche di quanto non
fosse mia intenzione. In realt, mi accorgo di amarti, e aspetto
una tua risposta al pi presto.
Cordiali saluti,
Harley Baines.
p.s. So che sei intelligente. Non c'era bisogno che preparassi tutte quelle domande di genetica.
...
.
...
Il poscritto, pens, era la parte pi commovente della lettera:
scritto con mano pi sciolta, come impulsivamente, mentre
il resto sembrava copiato e forse ricopiato pi volte da una
brutta copia. Rilesse la lettera, poi la pieg e l'appoggi sul
letto e and a esaminare i pesci rossi, che avevano lasciato
troppo cibo galleggiare sulla superficie dell'acqua: doveva dare
loro meno da mangiare. Caro Harley, si mise a provare. 
stata una tale sorpresa... No. Una cosa troppo espansiva non
gli sarebbe piaciuta. Caro Harley, ho preso in considerazione
la tua proposta e... Quel che stava cercando di dire era: S.
I sentimenti che aveva provato per lui in passato la spingevano
molto debolmente a questa decisione (sembravano ormai
sbiaditi e superficiali, l'infatuazione di una studentella presa
dal panico dell'ultimo anno). Ci che l'attraeva di pi era la
complessit della situazione, la possibilit di lanciarsi nello
spazio con qualcuno che conosceva appena. Non era cos che
doveva essere il matrimonio? Come uno di quei disastri cinematografici
- naufragi, terremoti, prigioni nemiche - in cui
dei perfetti sconosciuti, che per via delle circostanze si trovano
intrappolati in un ambiente ristretto, mostrano la loro vera
forza e debolezza.
Ultimamente la sua vita sembrava essersi andata un po' restringendo:
era diventato troppo facile prevederne gli stadi
successivi: la specializzazione, l'internato e via dicendo. Non
molto tempo prima si era guardata allo specchio e aveva tutt'a
un tratto realizzato che su quella pelle chiara e fragile, intorno
agli occhi, si sarebbero un giorno formate le rughe. Che
anche lei, come tutti gli altri, sarebbe invecchiata.
Prese dei fogli di carta dal cassetto del com, si sedette sul
letto e tolse il cappuccio alla penna stilografica. Caro Harley,
scrisse. Poi rimosse un pelino microscopico dalla punta della
penna; stette per un po' a pensare ed infine scrisse, Va bene,
e firm la lettera: un capolavoro di logicit comunicativa, che
nemmeno Harley poteva considerare eccessivo.
...
.
...
La sera dopo, poco prima di cena, Jenny arriv a Baltimora.
Si era tagliata tutti i ponti alle spalle: aveva lasciato il lavoro,
dato via i pesci rossi, e impacchettato tutto quel che aveva in
stanza. Era la prima volta che si comportava in modo cos avventato.
Durante tutto il tragitto in pullman se ne stette seduta
diritta, con fare maestoso, di tanto in tanto scuotendo le
spalle per allontanare il soldato che le piombava addosso russando.
Una volta al terminal, invece di aspettare l'autobus,
chiam un tass e raggiunse casa in grande stile.
Non aveva detto a nessuno che sarebbe arrivata, per cui
rimase stupita nel vedere che mentre stava pagando il tass si
spalanc la porta di casa e sua madre attravers il portico e
scese le scale, in un morbido abito a fiori, con le scarpe scollate
ed i tacchi alti e un cappello con la veletta nera cosparsa
di puntini che sembravano nei. Dietro di lei veniva Ezra, con
un vestito non stirato, un po' troppo grande per lui, e per ultimo
Cody, scuro, bello, molto newyorkese nel suo abito grigio
attillato, di ottimo tessuto, e cravatta di seta a strisce. Per
un attimo Jenny si abbandon a una fantasia: che fossero diretti
al suo funerale: proprio cos sarebbero apparsi - con il
loro abito buono, cercando di non far baccano - se Jenny non
fosse pi stata tra loro. Ma cacci via il pensiero e sorrise,
scendendo dal tass.
Sua madre si arrest sul marciapiede. Perbacco! fece.
Ezra, quando parli di cena familiare, la intendi proprio alla
lettera! Sollev la veletta e diede a Jenny un bacio sulla
guancia. Perch non ci hai avvisato che arrivavi? Ezra, sei
stato tu a programmare le cose in questo modo?
Non ne sapevo nulla, rispose Ezra. Avevo pensato di
scriverti, Jenny, ma poi ho riflettuto che non avresti fatto tutta
questa strada solo per una cena.
Che cena? chiese Jenny.
 stata un'idea di Ezra, le spieg Perla. Ha saputo
che Cody passava di qua, e che forse si fermava per la notte,
e ha detto: "Voglio che vi vestiate tutti e due eleganti..."
Non  vero che mi fermo per la notte, disse Cody. Io
qui devo rispettare un calendario ben preciso, quando lo riuscirai
a capire? Non dovrei neanche fermarmi per cena, dovrei
gi essere nel Delaware.
Ezra ci vuole dire qualcosa, spieg Perla, staccando un
filo che pendeva dall'abito estivo di Jenny. Ci vuole fare un
qualche annuncio, e ci porta a cena da Scarlatti. Anche se,
caldo com', credo che una foglia di lattuga sar il massimo
che riuscir a inghiottire. Jenny, tesoro, sei magra come un
chiodo! E che cos'hai in quel grosso valigione? Quanto prevedi
di fermarti?
Be'... non tanto, rispose Jenny: si sentiva intimidita all'idea
di raccontare le sue notizie. Forse dovrei cambiarmi,
non sono elegante come voi.
No, no, vai benissimo cos, le disse Ezra. Si stava strofinando
le mani, come faceva sempre quando era soddisfatto di
qualcosa. Le cose stanno andando proprio bene! disse.
Una vera e propria cena familiare! Dev'essere il destino.
Cody port in casa la valigia di Jenny, mentre sua madre
scocciava, sistemandole i capelli, dandole un colpetto sulle
gambe nude. Senza calze! Su un mezzo di trasporto pubblico.
Cody ricomparve ed apr la portiera di una splendente
macchina blu sul bordo del marciapiede. Aiut Perla a salire,
sostenendola per il gomito. Che te ne pare della mia macchina?
chiese a Jenny.
 bellissima. L'hai comprata nuova?
Certo.  una Pontiac. Senti come odora di pelle, disse.
Gir intorno alla macchina per andarsi a sedere dalla parte del
volante. Jenny ed Ezra si erano sistemati di dietro; Ezra teneva
quei suoi polsi nodosi ciondolanti tra le ginocchia.
Ovviamente non  stata ancora pagata, disse Cody, facendosi
strada nel traffico. Ma lo sar ben presto.
Cody Tull! reag sua madre. Non ti sei indebitato per
una cosa simile!
E perch no? Sto diventando ricco, ti dico. Fra cinque
anni potr entrare in qualsiasi negozio di macchine - anche
quello della Cadillac - e sbatter l dei veri soldoni sonanti e
dire: "Ne prendo tre. Anzi, ripensandoci, quattro".
Ma ora non puoi farlo, disse Perla. Non ancora. Lo sai
come la penso sul fatto di dilazionare i pagamenti nel tempo.
Il tempo  il mio mestiere, disse Cody, poi scoppi a
ridere e sfrecci con il semaforo giallo. Cosa c' di pi appropriato?
Ancora dieci anni e andrai in giro in limousine.
E perch mai dovrei voler andare in giro in limousine?
Ed Ezra potr andare in una delle migliori universit, se
vuole. E potr comprare a Jenny una clinica tutta per s, e
pagarle la specializzazione in tutti i campi, l'uno dopo l'altro.
Questo era il momento di parlare di Harley, ma Jenny continu
a guardare il paesaggio e non disse niente.
Una volta da Scarlatti fu indicato loro un tavolo d'angolo,
in fondo alla lunga stanza da pranzo ornata di broccati. Era
presto e fuori c'era ancora luce, per cui il ristorante era quasi
vuoto. Jenny si chiese dove era la signora Scarlatti, fece per
domandarlo a Ezra, ma egli era troppo impegnato a controllare
la cena: l'aveva ordinata in anticipo, era chiaro, e ora voleva
fare sapere che c'erano quattro persone a mangiare, e non tre.
C' anche mia sorella con noi; sar una vera cena di famiglia.
Il cameriere, che sembrava avere simpatia per Ezra,
fece un cenno con il capo e and in cucina. Ezra si appoggi
allo schienale e sorrise agli altri; Perla stava lucidando una forchetta
con il tovagliolo; Cody stava ancora parlando di denaro.
Penso di comprare una fattoria in provincia di Baltimora,
disse, in un futuro non troppo lontano. Non ho nessun motivo
valido per fare base a New York. Ho sempre voluto avere
della terra, quella terra coltivata del Maryland, leggermente
collinosa. Potrei allevare dei cavalli.
Dei cavalli! Ma Cody, non  proprio il nostro stile, disse
Perla. Che ci fai con dei cavalli?
Mamma, rispose Cody, qualunque cosa pu essere il
nostro stile. Non lo capisci? Non ci sono limiti. Mamma, lo
sai chi mi ha chiesto di lavorare per loro, la settimana scorsa?
La Tanner Corporation.
Perla riappoggi la forchetta; Jenny cerc di ricordarsi dove
aveva gi sentito quel nome: le rammentava molto vagamente
qualcosa; era come uno di quei banali oggetti casalinghi, su
cui non si sofferma mai l'attenzione, e che si finisce per notare
solo quando si ritorna a casa dopo anni di assenza. Tanner?
chiese a Cody. Che cos'?
 la ditta dove lavorava nostro padre.
Ah, gi!
O dove forse lavora ancora, per quel che ne so io. Ma
Jenny, avresti dovuto vederla, che organizzazione da quattro
soldi... Non voglio dire piccola, per l'amor di Dio, con tutto
quel gran diramarsi di uffici che si sovrappongono e cozzano
l'uno con l'altro; ma con un'aria cos... misera. Davvero la si
abbraccia con un nonnulla. E io pensavo: figrati, come se
niente fosse l ho in mio potere. La Tanner Corporation! La
grande, onnipotente Tanner Corporation. Quel pomeriggio sono
uscito e ho ordinato la mia Pontiac.
Non c' mai stato, disse Perla, assolutamente niente di
misero nella Tanner Corporation.
Arrivarono i loro antipasti, su dei piatti raffreddati appositamente,
e il vino in una bottiglia sottile color verde pallido.
Il cameriere ne vers un goccio a Ezra, che lo assaggi come
se fosse stato un gran vino d'annata. Buono, disse. (Era
strano vederlo in una posizione di comando). Cody? Prova
questo vino.
Non c' mai stato niente da quattro soldi, continu Perla,
nella Tanner Corporation. Nemmeno la cosa pi piccola,
la pi irrilevante. Mai, mai.
Oh, mamma, guarda i fatti come stanno, le disse Cody.
 uno schifo; e io cercher di risucchiarle tutto quel che
posso.
Sembrava che stesse parlando di un essere vivente: di un
animale, di una creatura che ne avrebbe sofferto. Perla doveva
aver pensato la stessa cosa, perch disse: Cody, perch devi
comportarti in questo modo con me?
Non sto comportandomi in nessun modo.
Sono mai stata ingiusta con te, consapevole di esserlo? Ti
ho mai fatto del male?
Per piacere, disse Ezra. Mamma? Cody?  una cena
di famiglia! Jenny? Facciamo un brindisi.
Jenny sollev velocemente il bicchiere. Un brindisi,
disse.
Mamma? Un brindisi.
Con riluttanza Perla volse lo sguardo verso il volto di Ezra,
e dopo una breve pausa disse: Grazie, tesoro, ma con questo
caldo il vino mi si bloccherebbe sullo stomaco.
 un brindisi alla mia salute, mamma; al mio futuro. Un
brindisi, disse Ezra, al nuovo socio alla pari di questo
ristorante.
Il nuovo socio? E chi sarebbe?
Io, mamma.
Poi la porta a due battenti che dava in cucina si spalanc,
e comparve la signora Scarlatti, seducente pi che mai, procedendo
a grandi passi con quelle sue gambe lunghe e snodate,
e gettando indietro la chioma asimmetrica. Doveva aver aspettato
il momento giusto per entrare (origliando, senza dubbio).
Bene! disse, mettendo una mano sulla spalla di Ezra. Che
ne pensate del mio ragazzo?
Non capisco, rispose Perla.
Be', sapete bene che  stato il mio braccio destro per tanto
tempo, fin dalla morte di mio figlio, a dire la verit meglio di
mio figlio: il mio povero Billy non ha mai avuto una gran passione
per il ristorante...
Ezra si stava alzando, come se stesse per succedere qualcosa
di molto importante. Mentre la signora Scarlatti continuava
a parlare con la sua voce stridula e logora - spiegando proprio
a sua madre che angelo fosse mai Ezra, dolcissimo, cos dotato,
cos rispettoso nei confronti del cibo, del cibo buono servito
bene, con un istinto divino (parole sue) per i condimenti -
egli stava estraendo di tasca il suo portafoglio di pelle. Vi guard
dentro, ebbe per un attimo un'aria ansiosa, ma poi esclam:
Ecco! e tir fuori un biglietto da un dollaro tutto
rovinato. Signora Scarlatti, disse, con questo biglietto da
un dollaro io ora acquisto la compartecipazione al suo
ristorante.
 tua, tesoro, disse la signora Scarlatti prendendo il
denaro.
Ma che cosa sta succedendo? chiese Perla.
Abbiamo firmato tutte le carte ieri pomeriggio, nell'ufficio
del mio avvocato, disse la signora Scarlatti. Be',  una cosa
ragionevole, no? A chi mai potrei lasciare questo maledetto
posto, quando vado all'altro mondo? al mio chihuahua? Ezra
ormai conosce il luogo da cima a fondo. Ezra, versami un bicchiere
di vino.
Ma io credevo che tu andassi all'universit, Perla disse
a Ezra.
Davvero?
Credevo che tu pensassi di diventare un insegnante! Forse
un professore. Non capisco che cosa sia successo. So che non
mi riguarda; non sono mai stata il tipo che si immischia. Ma
lascia che ti dica solo questo: la cosa sembrer molto, molto
strana alla gente che non sa come stanno le cose. Accettare un
regalo simile! E da una donna, per giunta!  un regalo; diventare
soci non costa un dollaro; le sarai obbligato per tutta la
vita. Ezra, noi Tull dipendiamo da noi stessi, solo l'uno dall'altro.
Non cerchiamo mai aiuto nel mondo esterno, per nessun
motivo. Come ti sei potuto prestare a una cosa simile?
Mamma, mi piace preparare da mangiare alla gente, disse
Ezra.
 un vero portento, disse la signora Scarlatti.
Ma il vincolo che questo comporta!
Cody disse: Lascialo in pace, mamma.
Si gir verso di lui cos rapidamente che fu come se gli si
avventasse contro. Lo so che la cosa ti diverte, disse.
La vita  sua.
A te non te ne importa nulla della sua vita, vuoi solo vederci
dividere, dissolvere nel mondo esterno.
Per piacere, disse Ezra.
Perla si alz e marci verso la porta. Non hai mangiato,
si lament Ezra. Ma lei non si ferm. Ora che stava con la
schiena diritta, Jenny vide in sua madre i primi segni della
vecchiaia: i tendini deboli, le ossa fragili. Accidenti, disse
Ezra, avrei voluto che fosse una cena cos bella, e part in
fretta dietro a Perla. Alcune persone qua e l, che stavano
cenando, sollevarono la testa, rimasero un attimo pensierose e
si rimisero a mangiare.
E cos Cody, Jenny e la signora Scarlatti rimasero soli. La
signora Scarlatti non sembrava particolarmente addolorata.
Le madri, disse dolcemente. Si infil il biglietto da un dollaro
nel petto del vestito di lino nero.
Cody disse: Bene. E con ci la cosa si conclude? Perch
io avrei gi dovuto essere nel Delaware un'ora fa. Jenny, ti
do un passaggio?
Penso che andr a piedi, rispose Jenny.
L'ultima immagine che ebbe della signora Scarlatti, fu l in
piedi da sola, che fissava gli antipasti intatti con un'espressione
divertita in volto.
Dopo che Cody se ne fu andato in macchina, Jenny si avvi
lentamente verso casa, senza riuscire a intravedere da nessuna
parte, davanti a s, Perla ed Ezra. Era il crepuscolo: una serata
appiccicosa, che odorava delle gomme calde delle macchine.
Passando davanti ai negozi, fluttuante nel suo vestito estivo,
incominci a sentirsi come la visione romantica che qualcuno
pu avere di una giovane fanciulla. Prov a sognare Harley
Baines a occhi aperti, ma la cosa non funzion. Cosa sapeva
Jenny del matrimonio? Perch mai avrebbe dovuto volersi sposare?
Non era che una bambina e sarebbe sempre stata una
bambina. I suoi progetti matrimoniali sembravano ora un ripiego,
una cosa studiata: una simulazione. Si sentiva una sciocca.
Cerc di ricordarsi il bacio di Harley, ma era svanito del
tutto, e anche lo stesso Harley ormai non aveva per lei nulla
di pi realistico di un omino di carta su un catalogo postale.
Nel negozio delle caramelle due bambini stavano litigando,
mentre la madre si premeva con la mano la fronte. Poi c'era la
farmacia e dopo un'indovina: una finestra tutta sudicia con su
Scritto MADAME EMMA PARKINS - PROFEZIE E CONSIGLI, arcuato
in lettere d'oro arricciate, che ormai andavano sfaldandosi
ai margini. Dei biglietti scritti a mano stavano appesi al
davanzale come fossero stati ripensamenti: strettamente
CONFIDENZIALE e RIMBORSO SE NON PIENAMENTE SODDISFATTI.
Alla luce di una lampada a sfera tutta impolverata, si vedeva
Madame Parkins passeggiare avanti e indietro per la stanza:
una vecchia grassa e Sciatta, con un ventaglio di cartone
avente come manico il bastoncino di un gelato. Jenny raggiunse
l'angolo dell'isolato e si ferm, voltandosi, poi torn indietro
fino alla porta dell'indovina. Doveva prima bussare o semplicemente
entrare? Prov la maniglia: la porta si spalanc, facendo
suonare un campanello in alto. Madame Parkins abbass il ventaglio
e disse: Ma guarda! una cliente.
Jenny si strinse la borsetta al petto.
Cerchi di riscaldarti? le chiese Madame Parkins.
S, rispose Jenny: stava pensando che la donna odorava
di sciroppo per la tosse, di quello pi amaro, pi scuro.
Prego, siediti, disse Madame Parkins.
C'erano due poltrone, tutte gonfie, l'una davanti all'altra, e
in mezzo un piccolo tavolino rotondo con sopra la lampada.
Jenny si and a sedere su quella pi vicina alla porta. Madame
Parkins si sollev il vestito dal retro delle cosce e si sedette
con un gemito, ancora con il ventaglio stretto in mano. La
radio dice che il tempo dovrebbe cambiare, domani, disse.
Ma non so se riesco a resistere fino ad allora: sembra che
ogni anno il caldo diventi per me pi pesante.
Eppure la sua mano, quando l'allung per prendere quella
di Jenny, era fresca e asciutta, con dei piccoli cuscinetti duri
sulla punta delle dita. Mentre studiava il palmo della mano di
Jenny continuava a sventolarsi, cosa che dava al suo lavoro un
tono d'ordinaria amministrazione. Vita lunga, carriera buona...
mormor, come se stesse scorrendo rapidamente uno
schedario. Jenny si rilass.
Suppongo che ci sia qualcosa di particolare che mi vuoi
chiedere, disse la donna.
Be'...
Non ha senso menare il can per l'aia.
Jenny disse: Che devo fare? Devo... be'... sposarmi, o
no?
Sposarti... echeggi Madame Parkins.
Voglio dire, potrei farlo, se voglio. Ne ho la possibilit:
una persona me lo ha chiesto.
Madame Parkins continu a scrutare la mano di Jenny, poi
le fece cenno di avvicinare quell'altra, a cui diede appena una
occhiata. Quindi si appoggi allo schienale della poltrona e si
sventol un altro po', fissando il soffitto.
Sposarti... ripet infine. Be', sai che ti dico. Potresti
farlo come non farlo. Se non lo fai, avrai altre proposte, sicuramente.
Ma questo  il mio consiglio: fallo.
Che cosa? sposarmi?
Vedi, se non ti sposi, disse Madame Parkins, vai incontro
a molte amarezze, a un sacco di guai nella vita affettiva.
Da parte di persone diverse. Quello che voglio dire  che se
non prendi il coraggio e ti sposi, verrai distrutta dall'amore.
Oh, fece Jenny.
Sono due dollari, per favore.
Mentre cercava nella borsetta, Jenny ebbe un pensiero interessante.
In base al cambio di Ezra, per lo stesso prezzo avrebbe
potuto comprare un paio di ristoranti.
...
.
...
Spos Harley alla fine di agosto, nella piccola chiesa battista
che i Tull avevano frequentato a periodi alterni. Cody l'accompagn
all'altare ed Ezra fece da cerimoniere: gli ospiti di
cui occuparsi erano Perla, il signore e la signora Baines, e una
zia di Harley da parte di madre. Jenny aveva un vestito bianco
e un paio di sandali, Harley un abito nero, la camicia con
i bottoncini al colletto, e un paio di scarpe nero opaco con la
punta squadrata. Jenny tenne gli occhi fissi su quelle scarpe
per tutta la cerimonia: le ricordarono le caramelle di liquerizia.
Perla non vers una lacrima, perch, disse, era cos contenta
che le cose fossero andate in questo modo! Anche se qualcuno
avrebbe ben potuto avvertirla un po' prima. Era un sollievo
vedere la propria figlia ben sistemata, disse: un peso in meno.
La signora Baines pianse ininterrottamente, ma che ci vuoi fare,
lei era fatta cos. Dopo il matrimonio spieg a Jenny che
questo non voleva affatto dire che avesse qualcosa in contrario
a che si sposassero.
Poi Harley e Jenny andarono in treno alla loro nuova universit,
dove avevano affittato un piccolo appartamentino: non
avevano ancora neanche un mobile e passarono la loro prima
notte di matrimonio sul pavimento. Jenny era preoccupata che
Harley fosse troppo inesperto: sicuramente era sempre stato al
di sopra delle cose come il sesso: non avrebbe saputo che cosa
fare, e nemmeno lei, e cos avrebbero finito per fare fiasco in
una cosa che tutto il resto del mondo riusciva a fare a occhi
chiusi. Ma in realt Harley sapeva benissimo come comportarsi.
Jenny ebbe il sospetto che vi avesse fatto sopra una qualche
ricerca: riusciva ad immaginarselo, Harley, in biblioteca, che
metteva a confronto le teorie degli esperti, prendendo diligentemente
appunti con il sistema che ti insegnano a scuola.
...
.
...
3.
...
.
...
Jenny stava ripetendo un ritornello al paesaggio che le passava
sfrecciando davanti al finestrino: le serviva a ricordare i
nomi dei nervi cranici: olfattorio, ottico, oculomotore...
Aggrott le sopracciglia e controll sul libro. Era il 1958 e stava
iniziando il primo week-end di maggio, di certo non un week-end
che lei poteva permettersi di sprecare. Stava andando a
trovare la famiglia a Baltimora, mentre sarebbe dovuta stare
chiusa nell'universit a studiare. Aveva fatto un'interurbana
a sua madre: Puoi chiedere a Ezra di venirmi a prendere al
treno?
Credevo che avessi tanto da studiare.
Posso studiare benissimo anche laggi.
Viene anche Harley?
No.
C' qualcosa che non va?
 ovvio che no.
Non me la conti giusta, ragazza mia.
Al telefono la voce di Perla era tenue ed invariabile, ed era
facile avere a che fare con lei. Jenny le aveva risposto: Su,
mamma, davvero. Ma ora il treno stava entrando a Baltimora,
e la vista dei fumaioli delle fabbriche, dei mattoni anneriti
dalla fuliggine, dei tabelloni pubblicitari che si spelavano
sotto la pioggia - un paesaggio per lei immancabilmente
associato a casa - le tolse un po' di quella sicurezza. Sperava
che Ezra le fosse venuto incontro da solo. Freg con la mano
il finestrino e si mise a fissare distese di rotaie, poi i primi
piloni di metallo che subito volarono via, poi altri pi lenti,
meglio definiti, e una rampa scura di scale. Stridendo, con uno
scossone, il treno si ferm in stazione. Jenny chiuse il libro,
si alz, gir piano piano intorno a una donna che dormiva e
tir gi dalla retina una piccola valigia.
Questa stazione sembrava sempre in costruzione, pens.
Quando fu in cima alle scale sent il rumore stridulo di uno
strumento elettrico, un trapano o qualcosa del genere. Il rumore
andava quasi perdendosi sotto quel soffitto cos alto. Ezra
la stava aspettando, sorridente, con le mani nelle tasche della
giacca a vento. Hai fatto buon viaggio? le chiese.
Ottimo.
Le prese la valigia. Harley sta bene?
S.
Si fecero strada tra una folla sparsa di gente in impermeabile.
Mamma  ancora al lavoro, disse Ezra, ma ora che
arriviamo a casa sar tornata anche lei. E ho prenotato una
telefonata con Cody: ho pensato che potremmo andare tutti
a cena al ristorante, domani sera; anche lui dovrebbe essere di
passaggio.
Come va il ristorante?
Egli assunse un'aria triste. Fece strada a Jenny attraverso
la porta e dentro una nebbiolina bagnata che le diede una sensazione
di freddo sulla pelle.  piuttosto malandata, disse.
Jenny si chiese come mai parlasse del ristorante al femminile,
come se fosse una nave, ma poi egli continu: Le cure
la fanno stare peggio, non riesce a tenere dentro niente, e
cos lei cap che doveva trattarsi della signora Scarlatti. L'autunno
precedente la signora Scarlatti era stata ricoverata per
essere operata di cancro: si trattava della sua seconda operazione,
ma fino a quel momento nessuno aveva mai saputo che
ce n'era stata una prima. Ezra ne aveva sofferto molto. Arrancando
con aria triste lungo una fila di tass, disse: Non si
lamenta quasi mai, ma lo so che soffre.
Allora mandi avanti il ristorante da solo?
S, fin dallo scorso novembre. Faccio tutto io: assumo e
licenzio le persone, prendo nuovi aiuti quando la gente se ne
va. Sai, un ristorante non vuole dire solo preparare da mangiare;
anzi, a volte sembra che il mangiare sia l'ultima cosa. Ho
la sensazione che quel posto mi frani addosso, ma la signora
Scarlatti dice che non mi devo preoccupare, che  una sensazione
che viene a tutti. La vita, dice lei,  un continuo creare
dei puntelli contro le cose che si consumano e si sgretolano.
Incomincio a pensare che abbia ragione.
Avevano raggiunto la macchina, una Chevrolet grigia tutta
ammaccata. Le apr la portiera e sistem la valigia sul sedile
di dietro, che era gi un caos con i vari numeri del Settimanale
del Ristoratore, i vestiti sporchi e delle specie di pinze o spiedi
infilati in un sacchetto di plastica d'un negozio d'alimentari.
Scusa il disordine, disse infilandosi al volante. Accese il
motore e fece retromarcia per uscire dal parcheggio. Hai imparato
a guidare?
S, Harley mi ha insegnato. Ora sono io che lo scarrozzo
in giro: gli piace essere libero di pensare.
La pioggia era cos sottile che Ezra non si era neanche preso
la briga di far andare il tergicristallo, e ora il vetro incominciava
a velarsi. Jenny scrut avanti a s. Ci vedi? chiese
a Ezra.
Fece segno di s con il capo.
Prima mi chiede di guidare, continu lei, poi critica
ogni minima cosa perch dice che non guido come si deve. 
cos intelligente; non hai idea di come la sua intelligenza spazi
nei campi pi diversi. Voglio dire, non  che sa solo tutto di
matematica o di genetica, ma anche qual  la temperatura migliore
per cuocere il brasato, come organizzare in modo pi
adeguato la mia cucina... qualunque cosa, tutto ben chiaro in
testa. Mentre io guido dice: "Insomma, Jennifer, sai benissimo
che fra tre isolati c' quella fermata dell'autobus dove tu
devi voltare a sinistra, e allora perch stai sulla corsia di destra?
Devi programmare pi in anticipo le cose", dice. "Fra tre isolati!"
faccio io, "Santi numi! ci penser quando sar l", e lui
risponde: " proprio questo il tuo problema, Jenny". "Da qui al
segnale", gli faccio, "chiss quante cose possono succedere", al
che lui ribatte: "Non necessariamente. No, non necessariamente.
In tutti e tre gli incroci c' una corsia per la svolta a sinistra,
te la ricordi, per cui non devi aspettare..." Tutto deve
essere pianificato, per Harley. Ci si immagina il suo cervello
intento a sfogliare delle pagine numerate: non c' mai neanche
uno sbaglio.
Be', fece Ezra. Suppongo che si abbia un modo di vedere
le cose completamente diverso, quando si  un genio.
Non che non sia stata messa in guardia, disse Jenny.
Ma non mi ero resa conto che si trattava di un avvertimento:
ero troppo giovane per cogliere i segnali. Pensavo che egli
fosse solo come me, sai... una persona precisa; io sono sempre
stata precisa, ma ora, in confronto ad Harley, sembra che non
lo sia affatto. L'avrei dovuto indovinare quando sono andata
a conoscere i suoi genitori prima del matrimonio, e ho visto
che tutti i libri in camera sua erano sistemati in base all'altezza
e ai diversi colori. In ordine alfabetico l'avrei capito; o divisi
per argomento. Ma questo modo rigido e arbitrario di
disporre le cose, mezzo metro di rosso, mezzo di nero, neanche
un libro con la copertina dura mischiato a quelli in brossura...
 peggio dei cassetti del com della mamma. Dalla padella
nella brace! La prima volta che Harley mi ha baciato, ha
dovuto prima ripulire tutti i peluzzi del copriletto dove eravamo
stati seduti. Non pensi che questo avrebbe dovuto farmi
suonare un campanello d'allarme? Ogni sera, adesso, prima di
andare a dormire, sta l appollaiato sul bordo del letto a ripulirsi
le piante dei piedi. Questi suoi piedi nudi bianchi, immacolati...
che cosa mai li avrebbe potuti sporcare? Quando 
sveglio ha sempre le scarpe ai piedi, e la notte, se solo deve
fare un passo, si infila le pantofole. E invece no, lui si mette
l, cos metodico, cos preciso, con la sequenza di movimenti
giusta, e se li spolvera, se li spolvera... a volte mi viene da
picchiarlo. La cosa mi incanta, sto l a guardarlo mentre si pulisce
prima il piede sinistro, poi il piede destro, stando bene
attento a non toccare pi il pavimento quando ha finito, e
mi viene da pensare: "Adesso ti spacco la testa, Harley".
Ezra si schiar la gola.  il periodo d'assestamento, disse.
S, proprio cos: un problema d'assestamento. Il primo
anno di matrimonio. Sono sicuro che si tratta solo di questo.
Be', forse, rispose Jenny.
Avrebbe preferito non avere parlato tanto.
Quando raggiunsero casa, dunque - anche la madre era appena
tornata -, Jenny non disse assolutamente nulla di Harley.
(Secondo Perla, Harley era una persona meravigliosa, ed era
piena di ammirazione per lui: forse non era molto facile sostenere
una conversazione con Harley, ma egli era senza dubbio
l'uomo pi adatto per sposare sua figlia). Ora raccontami,
disse Perla dandole un bacio. Come mai non hai portato
anche tuo marito? Non  che avete avuto qualche stupido
litigio?
No, no.  solo per via del mio lavoro; la fatica dello studio,
rispose Jenny. Volevo venire a riposarmi, e Harley
non poteva lasciare il laboratorio.
Era vero che la casa tutto a un tratto le sembr riposante.
Dopo che Ezra se ne fu andato da Scarlatti, sua madre la port
in cucina e le prepar una tazza di t; una cosa che Perla non
lesinava mai era il t. Si muoveva per la cucina, riscaldando la
teiera marrone screziata, canticchiando un vecchio inno tremolante.
L'umidit le aveva increspato i capelli, che ora sembravano
tanti piccoli cavatappi, e il vapore le aveva un po' colorito
le guance: era quasi carina. (Come era stato il suo matrimonio?
Qualcosa doveva non aver funzionato, ma Jenny non
poteva fare a meno di immaginarselo perfetto, armonioso, con
i suoi genitori sempre uniti. Il fatto che suo padre se ne fosse
andato era solo un caso... un equivoco non ancora chiarito).
Ho pensato che potremmo fare una cena molto leggera,
disse sua madre. Un'insalata o qualcosa del genere.
S, benissimo, disse Jenny.
Una cosa alla buona, senza complicazioni.
Era proprio quello di cui Jenny aveva bisogno: qualcosa alla
buona, senza complicazioni. Si rilass: era finalmente al sicuro,
nell'unico posto dove la conoscevano a fondo e a ogni
modo continuavano sempre ad amarla.
Per cui fu ancora pi strano il fatto che dopo cena, girando
per la casa, lei provasse un moto di piet per Ezra, quando si
ferm un attimo a guardare nella sua stanza. Ancora qui! pens,
vedendo sul letto la coperta scozzese di quando era bambino,
il flauto ormai tutto rovinato sul davanzale della finestra,
la vaschetta di metallo con lo stemma poggiata sul cassettone
e stracolma di vecchie monetine inverdite. Come fa a sopportarlo?
si chiese, e scese di nuovo le scale, scuotendo la testa,
stupita.
Questo Jenny si era portata con s: un cambio di vestiti,
il libro di anatomia, la lettera di Harley in cui le proponeva
di sposarlo e la sua fotografia in una cornice d'argento. Mentre
disfaceva la valigia, sistem per bene la foto sulla scrivania e si
ferm a esaminarla. L'aveva portata con s non per motivi
sentimentali, ma perch aveva in programma di riflettere a
lungo su Harley, di tirare le somme su di lui, e non voleva
che la distanza alterasse il suo giudizio. Aveva previsto di poter
essere cos tratta in errore da sentire la sua mancanza:
questa fotografia serviva a ricordarle che non doveva. Era un
uomo rigido, pesante, lo si vedeva dall'ingrossarsi della mascella
e dallo sguardo arido e occhialuto che rivolgeva alla
macchina fotografica. Egli non approvava affatto il suo modo
di ragionare: troppo impulsivo e casuale, diceva. Non gli piacevano
i suoi amici chiacchieroni; la riteneva senza classe nel
vestire; e aveva da ridire sui suoi modi a tavola. Ogni boccone
va masticato venticinque volte, le ripeteva. Te lo
consiglio. Non solo ti fa molto meglio alla salute, ma finirai
per non mangiare tanto. Era ossessionato dalla paura che lei
ingrassasse. Ma siccome le costole di Jenny si potevano contare
una per una, ella si chiedeva se per caso non avesse qualche
rotella fuori posto: non che fosse proprio tutto matto, ma
forse qualche rotella isolata. Era il fatto che la cosa potesse
diventare incontrollabile, forse, che gli faceva paura: non voleva
vedere Jenny gonfiarsi, accumulare chili sfrenatamente:
non voleva vederla perdere il controllo di s. Doveva essere
proprio cos. Ma di fatto anche Jenny aveva incominciato a
preoccuparsi di ingrassare: ogni mattina la prima cosa che
faceva era salire sulla bilancia. A volte si metteva davanti allo
specchio grande e tirava in dentro la pancia. Le si stavano per
caso allargando i fianchi? Aveva notato per che in pubblico
erano proprio le donne in carne ad attirare l'attenzione di
Harley: le donne in germoglio, con le fossette, bionde ed un
po' disordinate. Era davvero un mistero.
I voti di Jenny non erano un gran che: non che andasse
male, o roba del genere, ma non aveva neanche il massimo dei
voti, e il suo lavoro in laboratorio era spesso trasandato. A
volte le sembrava di essere sempre stata vuota, per tutti questi
anni, e ora, alla fine, di sprofondare in se stessa. L'avevano
scoperta: nel profondo di lei non c'era nulla.
Mentre stava preparando le valigie per questo week-end (che
Harley considerava uno spreco di tempo e denaro), aveva attraversato
a grandi passi la camera da letto, dirigendosi verso il
cassettone dove c'era la sua fotografia. Harley ci si era piazzato
davanti. Spstati, per favore, gli aveva detto, e lui si
era scansato con aria offesa. Ma quando aveva visto cosa voleva,
la sua faccia si era... be', si potrebbe dire come spalancata.
Aveva addolcito quel suo sguardo furioso, e dischiuso le
labbra per parlare: ne era rimasto commosso. E lei si era commossa
del fatto che lui si fosse commosso. Non c'era mai niente
di semplice; queste complicazioni sussistevano sempre. Ma
egli si era limitato a dire: Non ti capisco. Tua madre ti ha
spaventata e maltrattata tutta la vita, e ora senza motivo apparente
vuoi andarla a trovare.
Forse quello che stava cercando di dirle era per piacere
non andare.
Bisognava essere dei decifratori esperti per interpretare
quell'uomo.
Apr, scuotendola, la sua lettera con la proposta di matrimonio.
Guarda come aveva scritto la data: il 18 luglio del
1957: ne era colpita, lo considerava un modo pretenzioso. E
si stup di come aveva potuto non tenere conto di quel linguaggio
ampolloso, la fase di corteggiamento che  tipica della
nostra cultura (come se la sua intelligenza superiore lo ponesse
in una civilt del tutto a parte), e soprattutto della lettera in
s, del fatto stesso che fosse stata scritta, avanzando il progetto
di matrimonio come se si trattasse di incorporare una societ.
Be', l'aveva ignorato; aveva preferito non vedere. Sapeva di
essersi comportata in modo subdolo in tutta questa faccenda,
decidendo di conquistarlo, sposandolo per motivi pratici: era
stata una cosa calcolata, ecco la verit. Ma ora le sembrava che
la punizione fosse sproporzionata alla colpa: non era stata tutto
sommato una colpa cos terribile. Non si era resa conto (ma
non sarebbe successo lo stesso a qualunque persona non sposata?)
di quanto fosse importante la questione posta in gioco, di
come la partita durasse a lungo e andasse in profondit. E ora
guarda: il gioco si era ritorto contro Jenny; una volta ottenuto
quel che voleva, si era accorta che in realt era lei a essere stata
intrappolata. A proposito di calcoli! Harley avrebbe gestito la
sua vita, l'avrebbe perfettamente organizzata per tenore e stile.
Si sarebbe seduto vicino a lei in macchina, con quella espressione
critica sul volto, e le avrebbe sempre dettato quale svolta
prendere, quando cambiare marcia.
...
.
...
Quella sera, tardi, fece un salto al ristorante, perch sapeva
che la cosa avrebbe fatto piacere a Ezra. Aveva smesso di piovere,
ma c'era ancora nebbia. Le sembrava di camminare sott'acqua:
in uno di quei sogni in cui si riesce ugualmente a respirare
normalmente, come se si fosse sulla terra. Oltre a lei
c'erano poche persone in giro: tutte di corsa, chiuse in se
stesse, avvolte negli impermeabili e nei fazzoletti di plastica.
Il traffico passava sibilando; e il riflesso dei fari ondeggiava
sul selciato.
La cucina del ristorante aveva un'aria sovraffollata; era un
miracolo che ne riuscissero a emergere dei piatti accettabili.
Ezra era ai fornelli, e soprintendeva alla schiumatura di qualche
brodo o minestra: una ragazza giovane sollevava dei mestoli
di liquido fumante e li versava in una ciotola. Quando
hai finito... stava dicendo Ezra, ma poi si interruppe: Ehi,
ciao, Jenny, e venne verso la porta dove lei stava aspettando.
Sopra i blue jeans aveva un lungo grembiule bianco; sembrava
uno dei cuochi. Le fece fare un giro per presentarle gli altri,
uomini sudati che affettavano, filtravano, mescolavano. Questa
 mia sorella, Jenny, diceva, ma poi veniva distratto da
qualche dettaglio e si metteva a discutere sul cibo. Ti posso
offrire qualcosa da mangiare? le chiese alla fine.
No, ho cenato a casa.
Forse qualcosa da bere al bar?
No, grazie.
Questo  il nostro capocameriere, Oakes. E questo  Giosia
Payson; te lo ricordi.
Volse lo sguardo in alto, pi in alto, fino alla faccia di Giosia.
Era tutto vestito di bianco, senza neanche una macchia
(come avevano fatto a trovare una divisa della sua misura?)
ma i capelli gli si rizzavano ancora tutti scompigliati, e non
era certo pi facile del solito capire dove volgesse lo sguardo.
Non verso di lei, questo era certo: cercava di evitarla.
Sembrava non vederla proprio.
Quando arrivano i signori Boyces, Ezra stava dicendo
a Oakes, digli che abbiamo la crema di cozze. Ce n' abbastanza
solo per loro due;  sul fornello in fondo.
Come stai, Giosia? chiese Jenny.
Non c' male.
Lavori qui, adesso?
Sono responsabile delle insalate. Soprattutto affetto le
cose.
Dimen davanti a s quelle sue mani a ragno; la ruga che
aveva sulla fronte sembrava pi profonda che mai.
Ho pensato spesso a te, disse Jenny.
Dapprima lo disse senza in realt pensarlo; ma poi si rese
conto, con una vampata alla testa che le sembrava quasi le
facesse male, che aveva detto la verit: per tutti questi anni
aveva pensato a lui senza rendersene conto. Sembrava che non
le si fosse tolto di mente neanche una volta, e cap che anche
Harley non era che l'altra faccia di Giosia, un Giosia alla rovescia:
altrettanto fuori posto, senza mezzi termini, incomprensibile
a tutti tranne che, a Jenny.
Tua madre sta bene? gli chiese.
 morta.
Morta!
Tanto tempo fa.  uscita a fare la spesa ed  morta. Sono
a casa da solo ormai.
Mi dispiace, disse Jenny.
Ma lui evitava ancora di guardarla negli occhi.
Ezra si volt, lasciando Oakes, e disse: Sei sicura che non
vuoi uno spuntino, Jenny?
Devo andare, gli rispose.
Dirigendosi verso casa, si chiese come mai il tragitto le sembrasse
cos lungo. Aveva i piedi stranamente pesanti, e nel profondo
del petto provava un vecchio dolore ormai arrugginito.
...
.
...
Si sentiva suonare il flauto di Ezra. Svegliandosi lentamente,
ancora immersa in stralci di sogno, Jenny non riusciva a capire
come un flauto, fatto di legno di pero, potesse emettere
prugne: una serie di note perfettamente rotonde, pure, come
prugne, che si rovesciavano sul suo letto. Si tir su a sedere e
ci pens un momento, poi scans le coperte ed allung la mano
per prendere i vestiti.
Ezra stava ancora suonando quando lei usc di casa.
Gi per la strada, e poi per quell'altra, e quell'altra ancora
che si rivel sbagliata: doveva tornare sui propri passi. Sarebbe
stata una bellissima giornata; i marciapiedi erano ancora
bagnati, ma il sole stava sorgendo in un cielo rosa perla sopra
i camini. Si infil le mani nelle tasche del cappotto. Incontr
un vecchio che portava a spasso un barboncino, poi nessun
altro, e anch'egli pass silenziosamente e svan.
Quando raggiunse la strada che cercava, nulla aveva un'aria
familiare e dovette prendere il viottolo: era in grado di riconoscere
la casa solo da dietro. Riconobbe l'ala grigia di fortuna
che era stata aggiunta sul retro della cucina, i gradini imbarcati
che cedettero un po' al suo passaggio, la porta di legno
che aveva perso quasi tutta la vernice. Cerc il campanello, ma
non c'era, per cui dovette bussare. Si sent un rumore di mobili
che strisciavano, da qualche parte, dentro la casa: gambe
di sedie spinte all'indietro. Quando comparve, Giosia era cos
alto da oscurare la finestra attraverso la quale lei stava
scrutando.
Egli apr la porta. Jenny! disse.
Ciao, Giosia.
Lui si guard intorno, come se pensasse che era venuta a
trovare qualcun altro. Jenny not la sua colazione sul tavolo
della cucina: una fetta di pane con spalmato del burro di arachide.
Nel linoleum tutto strisciato, nel lavandino pieno di
piatti sporchi, nei suoi pantaloni sbrindellati e in quel golf
marrone con i fili tirati, ella lesse il disinteresse di chi era senza
speranza. Si strinse il cappotto addosso.
Che cosa, che cosa sei venuta a fare?
Ho sbagliato tutto, gli disse.
Ma di che stai parlando?
So che pensi che sono come gli altri! Come quelli da cui
vuoi fuggire, lontano nei boschi con il tuo sacco a pelo.
Oh, no, Jenny, disse. Non penserei mai che tu sei
cos.
Davvero?
Nessuno lo potrebbe pensare, sei troppo carina.
Ma voglio dire... fece lei.
Gli appoggi una mano sul braccio. Egli non si ritrasse. Poi
si avvicin e lo circond con le braccia. Anche attraverso il
cappotto riusciva a sentire come era magra e ossuta la sua cassa
toracica, e come il calore del suo corpo riscaldasse quel golf
striminzito. Appoggi un orecchio sul petto di Giosia, ed egli
lento, esitante, le mise le mani sulle spalle. Avrei dovuto
continuare a baciarti, gli disse. Avrei dovuto dire a mia
madre: "Vttene, lasciaci in pace". Avrei dovuto battermi per
te e non essere cos vigliacca.
No, no, lo sent dire. Io non ci penso. Io non ci
penso.
Si ritrasse e lo fiss.
Non voglio parlarne, disse lui.
Giosia, fece Jenny, dimmi almeno che ora  tutto a
posto.
Certo, disse.  tutto a posto, Jenny.
Dopo questo, in realt non c'era pi nulla da discutere. Si
sollev sulle punte dei piedi per salutarlo con un bacio, e si
rese conto che la stava guardando diritta negli occhi mentre
sorrideva e la lasciava andare.
...
.
...
Alla salute di tutti, disse Cody sollevando il bicchiere.
Al cibo di Ezra. Al ristorante Scarlatti.
A una cena familiare felice, disse Ezra.
Oh, be', anche a quello, se vuoi.
Tutti bevvero, anche Perla... o forse quel suo piccolo sorso
era solo una finta. Indossava il cappello con la veletta e un vestito
beige fatto dalla sarta, cos nuovo che quando si sedeva
rimaneva tutto rigido. Jenny era vestita normalmente, in gonna
e camicia, ma si sentiva lo stesso tutta agghindata. Si sentiva
a meraviglia, in realt, del tutto senza problemi. Continuava a
sorridere agli altri, felice di averli tutti intorno.
Ma in realt, erano tutti qui? Nella nuova disposizione d'animo
in cui si trovava, la sua famiglia le sembrava troppo piccola.
Questi tre giovani e questa madre rimpicciolita con gli
anni, pens, non erano sufficienti per una circostanza simile.
Ci sarebbero dovuti essere degli altri membri familiari: un
buffone di casa, per esempio; e una vera pecora nera, pi nera
di Cody; e forse una di quelle vecchie sorelle manageriali che
tengono insieme il gruppo per forza. Cos come stavano le cose,
era Ezra a doverli tenere tutti uniti, e non se la cavava
molto bene: era troppo concentrato sul cibo. Ora come ora
stava parlando con il cameriere, gesticolando verso la minestra,
che era arrivata un tantino troppo fredda, diceva (anche se in
realt a Jenny sembrava che andasse benissimo). E in quel
momento Perla stava raccogliendo la sua borsa e muovendo
indietro la sedia. Toeletta sillab a Jenny con il solo movimento
delle labbra. Ezra sarebbe stato ancora pi turbato
quando si fosse accorto che se ne era andata. Gli piaceva la
famiglia riunita, il gruppo, e non poteva soffrire l'abitudine di
Perla di andarsi continuamente a rinfrescare quando era
al ristorante, come non poteva soffrire che Cody fumasse quei
suoi sigari sottili tra una portata e l'altra. Come vorrei che
almeno una volta, diceva sempre, riuscissimo a portare a
termine un pasto dall'inizio alla fine, e adesso l'avrebbe ripetuto
ancora, non appena si fosse reso conto che Perla mancava.
Ma in quel momento stava dicendo al cameriere: Se
solo Andrea tenesse i piatti in caldo...
Lo fa quasi sempre, lo giuro, ma il forno per riscaldarli
 rotto.
Tu cosa ne pensi? sussurr Cody, avvicinando la faccia
a Jenny. Ezra  mai andato a letto con la signora Scarlatti?
Jenny spalanc la bocca.
Be'? fece lui.
Cody Tull!
Non mi dire che non ci hai mai pensato. Una vedova ricca
e sola, o quel che ; e un bel ragazzo senza prospettive...
Quel che dici  disgustoso, gli disse Jenny.
Niente affatto, rispose Cody con tono affabile, appoggiandosi
allo schienale. Aveva un modo di guardare le persone
con le palpebre mezze abbassate che gli dava un'aria tollerante
e da uomo di mondo. Non c' niente di male, disse,
nell'approfittare della propria fortuna. E devi ammettere che
Ezra  fortunato; che  nato fortunato. Non hai mai notato
cosa succede quando porto a casa le mie ragazze? Si prendono
tutte una cotta per lui.  sempre stato cos, fin da quando eravamo
bambini. Che cosa ci vedono in lui? Come fa?  una
questione di fortuna? Tu che sei una donna; qual  il suo
segreto?
Onestamente, Cody, disse Jenny, vorrei proprio che
tu ne venissi fuori da questa storia.
Ezra smise di parlare con il cameriere. Dov' la mamma?
chiese. Mi giro un attimo e lei scompare.
Toeletta, disse Cody accendendo un sigaro.
Ma perch fa sempre cos? Adesso arriva dell'altra minestra,
appena tolta dai fornelli, bollente questa volta.
La fai portare in tavola da un gruppo di corridori scalzi?
chiese Cody.
Jenny disse: Non ti preoccupare, Ezra. Vado a chiamarla.
Si fece strada tra i tavoli, fino a un corridoio con un passaggio
ad arco dove c'era scritto uscita. Ma proprio prima
della toeletta per signore, davanti a una porta a vento rifoderata
di pelle, intravide Giosia. Indossava la sua divisa bianca
e aveva in mano un catino di plastica verde acqua pieno di foglie
di cicoria. Giosia, lo chiam.
Egli si ferm di colpo e gli si illumin il viso. Ehi, Jenny,
disse.
Stettero l, sorridendosi a vicenda, senza parlare. Ella allung
una mano e gli tocc il polso.
Oh, no! grid sua madre.
Jenny ritir velocemente la mano e si gir.
Jenny, Dio mio! disse Perla. Non aveva pi gli occhi
grigi, erano diventati neri, e teneva stretta la sua borsa di vernice.
Be', adesso capisco, disse.
No, aspetta, disse Jenny. Il cuore le batteva cos forte,
che le sembr di vibrare sul posto.
Il fatto che sei venuta a trovarci apparentemente senza
motivo, disse Perla, e che 'sta mattina te ne sei uscita alla
chetichella per andarlo a incontrare, come una sgualdrina, una
piccola sgualdrina da quattro soldi...
Mamma, ti sbagli! le disse Jenny. Non  nulla, non
vedi? Le sembr di non avere pi fiato. Ansimando per respirare,
fece dei segni a Giosia, che si limitava a starsene l a
bocca aperta. Lui ha solo... ci siamo incontrati per caso e...
Non  affatto come pensi tu, lui non significa niente per me,
non capisci?
Ma dovette dire queste cose rivolta alla schiena di Perla,
correndole dietro nella sala da pranzo. Perla raggiunse il loro
tavolo e disse: Ezra, non posso rimanere qui.
Ezra si alz. Mamma?
Non posso proprio, disse, prendendo il cappotto e
andandosene.
Ma cos' successo? chiese Ezra, rivolgendosi a Jenny.
Che cosa c' che non va?
Cody disse:  stata senza dubbio quella minestra tiepida,
e si dondol indietro sulla sedia, comodamente, con un
sigaro in bocca.
Come vorrei che almeno una volta, disse Ezra, riuscissimo
a portare a termine un pasto dall'inizio alla fine.
Non mi sento bene, gli disse Jenny.
E in effetti aveva le labbra intorpidite: un sintomo che le
sembrava di ricordare dal passato, da un periodo a lungo dimenticato,
o forse da un brutto sogno.
Senza prendere il cappotto, si precipit attraverso la sala
da pranzo fino in strada. Dapprima credette che sua madre
fosse scomparsa, poi la vide, mezzo isolato pi avanti: una figura
battagliera, che procedeva rapidamente. Oddio, e se non
si fosse neanche voltata? O peggio, se si fosse voltata e le
avesse tirato una sberla, uno schiaffo, un ceffone, con quel suo
anello dalla perla incastonata a mo' d'artiglio, la faccia di Jenny
lo conosceva bene... Ma ella si mise ugualmente a correre per
raggiungerla. Mamma? disse.
Nella luce che veniva dalla vetrina del vinaio, vide sua madre
ricomporsi in volto e assumere un'espressione fredda e imperturbata.
Hai frainteso tutto quanto, disse Jenny. Non sono una sgualdrina! E neanche una da quattro soldi! Mamma, ascoltami. Non importa, disse Perla cortesemente.
Importa eccome!
Sei maggiorenne. Se alla tua et non riesci ancora a distinguere il bene dal male, non ci posso pi fare gran che.
Provavo pena per lui, disse Jenny.
Attraversarono una strada e si avviarono su per un altro isolato.
Mi ha detto che  morta sua madre, continu Jenny.
Girarono intorno a una banda di ragazzi.
Era tutto quello che aveva, anche suo padre  morto. Era il fulcro della sua vita.
Be', fece Perla. Suppongo che non deve essere stato facile per lei.
Non so proprio come far a cavarsela ora che non c' pi.
Penso di averla vista una volta in drogheria, disse Perla.
Una donna con i capelli castani?
Un po' grassottella.
Con la faccia rotonda?
Come un tordo dei boschi.
Jenny! disse sua madre con una risatina. Te ne esci con certe espressioni, a volte!
Passarono davanti al negozio di caramelle, poi alla farmacia.
Incominciavano a procedere al passo. Ecco la finestra dell'indovina, con la stessa lampada impolverata accesa sul tavolo.
Guardando dentro, Jenny pens che Madame Parkins non era poi stata una gran profetessa. Che vuoi, doveva perfino ascoltare la radio per sapere il tempo domani. L'avrebbe dovuto indovinare al primo istante, solo con un'occhiata rapidissima, che Jenny non era suscettibile di venir distrutta dall'amore.
...
.
...
SUSSURRI AL CUORE.
...
.
...
Le prime volte che la signora Scarlatti fu ricoverata in ospedale,
Ezra non ebbe problemi ad andarla a trovare. Ma l'ultima
volta fu pi difficile.  un parente? chiese l'infermiera.
No, be', sono il suo socio d'affari.
Mi dispiace, solo i parenti.
Ma non ha parenti: sono la sola persona che ha. Vede,
insieme siamo proprietari di un ristorante.
E cos'ha l nel barattolo?
Le ho portato della minestra.
Minestra, ripet l'infermiera.
Le ho fatto la minestra che le piace.
La signora Scarlatti non riesce a tenere dentro niente.
Lo so, ma mi faceva piacere portarle qualcosa.
Questo gli fece beccare un'occhiata di traverso, prima di
venire condotto bruscamente nella stanza della signora
Scarlatti.
In passato aveva preferito stare in corsia. (Era una persona
estremamente socievole). Si tirava su diritta, nella sua teatrale
vestaglia nera, con un foulard di batik che le nascondeva
i capelli, e appena lui entrava diceva: Dolcezza! Per un
attimo le altre donne assumevano un'aria maliziosa, attenta,
finch non si rendevano conto di quanto lui fosse giovane:
troppo, troppo giovane per la signora Scarlatti. Ma ora ella
aveva una stanza tutta per s, e tutto quel che riusciva a fare,
al suo arrivo, era aprire gli occhi e poi richiuderli stancamente.
Non era neanche pi sicuro di essere ancora gradito.
Sapeva che quando se ne andava qualcuno toglieva di torno
la minestra, ma questa era la sua spedalit, minestra di
ventriglio, che a lei era sempre piaciuta. C'erano dentro venti
spicchi d'aglio. La signora Scarlatti aveva sempre sostenuto
che le sistemava lo stomaco, le calmava i nervi: le faceva vedere
la giornata in modo totalmente diverso, diceva. (Non era
per nel men del ristorante, perch era un po' focosa -
espressione sua - e Scarlatti era un ristorante fine, formale.
Questo offendeva Ezra, un pochino). Nei periodi in cui si era
sentita abbastanza bene da tornare a casa, Ezra ne aveva spesso
cucinate delle porzioni singole, nella cucina del ristorante,
e le aveva portate di sopra a casa sua. Anche in ospedale, le
prime volte, era riuscita a mandarne gi un pochino. Ma ora
non le era pi possibile. Lui continuava a portargliela solo
perch non sapeva cos'altro fare, ma avrebbe preferito inginocchiarsi
accanto al letto e appoggiare la testa sulle lenzuola,
prenderle le mani tra le sue e dire: Signora Scarlatti, torni.
Ma era una persona che non amava le assurdit: avrebbe
assunto un'aria stupitissima. L'unica cosa che poteva fare era
offrirle questa minestra.
Si sedette in un angolo, in una sedia di frmica verde con
i braccioli d'acciaio. Era ottobre, ed era stato acceso il riscaldamento
a vapore; l'aria era secca. Il letto della signora Scarlatti
era stato tirato su leggermente, con la manovella, per
farla respirare meglio. Di tanto in tanto, senza aprire gli occhi,
ella diceva: Oddio! E allora Ezra chiedeva: Cosa?
Cos'? e lei sospirava. (O forse quello era il rumore del
termosifone). Ezra non si portava mai niente da leggere, e
non si metteva mai a chiacchierare con le infermiere, che cigolavano
dentro e fuori con le suole di gomma: se ne stava l
seduto, fissandosi le mani pallide, enormi, abbandonate sulle
ginocchia.
Qualche tempo prima aveva messo su un po' di peso: non che
fosse diventato grasso, no, affatto, ma si era ammorbidito e
allargato leggermente, come spesso accade agli uomini biondi.
Ora quei chili erano scomparsi, e anche lui, come la signora
Scarlatti, faceva fatica a tenere il cibo nello stomaco. I suoi
abiti larghi e flosci ricoprivano una corporatura anch'essa larga
e floscia, che chiss come sembrava bidimensionale: davanti
e di dietro era largo, ma quando lo si guardava di lato era
sottile come un foglio di carta. I capelli gli ricadevano avanti
in un ciuffo che sembrava un fascio di grano, e non si prendeva
la briga di tirarseli indietro.
Lui e la signora Scarlatti avevano fatto tante cose insieme,
questo avrebbe sostenuto Ezra, se qualcuno glielo avesse chiesto...
ma che cosa esattamente? Ella aveva avuto un cattivo
marito (a sentire lei una questione di sfortuna, come una bottiglia
di vino cattivo) e se ne era liberata; aveva perso il suo
unico figlio, dell'et di Ezra, nella guerra in Corea. Ma entrambi
questi eventi li aveva affrontati da sola, prima che iniziasse
il sodalizio con Ezra. E per quanto riguarda Ezra, be',
in realt egli finora non aveva realizzato nulla: aveva venticinque
anni ed era ancora senza moglie e bambini, e viveva a
casa con sua mamma. A quanto pareva, quello che lui e la signora
Scarlatti erano riusciti a fare, sopravvivendone, era stato
di rimanere immobili per anni. La vita di lei era slittata via
da qualche parte, in passato, quella di lui continuava a rinviarsi,
non iniziava mai: e loro si erano uniti e si sostenevano
reciprocamente, sospesi in uno spazio vuoto. Ezra era riconoscente
alla signora Scarlatti di averlo riscattato da un'esistenza
senza scopo, senza prospettive, e avergli insegnato tutto
quel che sapeva; ma soprattutto le era grato di dipendere da
lui. Se non ci fosse stata lei, Ezra chi avrebbe avuto? Suo fratello
e sua sorella erano fuori nel mondo; ed egli amava teneramente
sua madre, ma in Perla c'era qualcosa di troppo emotivo
che gli faceva provare un'eterna diffidenza. Secondo i criteri
della gente, neanche lui e la signora Scarlatti sembravano
troppo uniti: egli la chiamava sempre signora Scarlatti, e
lei chiamava Ezra il suo angelo, il suo ragazzo, ma per il resto
era sempre notevolmente distante, e non gli faceva mai nessuna
domanda sulla sua vita fuori del ristorante.
Ezra sapeva che il ristorante sarebbe stato completamente
suo quand'ella fosse morta: glielo aveva detto lei, proprio
prima di questa sua ultima entrata in ospedale. Non lo voglio,
aveva risposto Ezra, e lei era stata zitta: doveva aver
capito che per lui era solo un modo di dire. Certo che non
lo voleva nel senso di desiderarlo avidamente (non aveva mai
pensato molto ai soldi), ma che cosa avrebbe potuto fare altrimenti?
A ogni modo, non aveva nessun altro a cui lasciarlo:
e cos aveva tirato su una mano e poi l'aveva lasciata ricadere.
Non ne avevano mai pi riparlato.
Un giorno Ezra persuase sua madre a venire anche lei a fare
una visita alla signora Scarlatti: gli piaceva che le varie persone
della sua vita andassero d'accordo, tra loro, anche se sapeva
bene che nel caso di Perla sarebbe stato difficile. Ella
parlava della signora Scarlatti con sospetto, perfino con una
certa gelosia. Non riesco a capire cosa ci vedi in una persona
simile.  troppo... dura, ecco che cos', nonostante i suoi
vestiti d'alta moda. Ha un viso che sembra che non ci provi
nemmeno. Capisci cosa voglio dire? Come se non si prendesse
la briga di fare lo sforzo. Neanche un po' di rossetto, e quelle
righe di matita nera intorno agli occhi... e non sorride quasi
mai alle persone.
Ma ora che la signora Scarlatti stava cos male, sua madre
tenne questi pensieri per s. Si abbigli con cura per andarla
a trovare, e si mise il cappello con la veletta, cosa che fece piacere
a Ezra, perch associava quel cappello alle occasioni familiari
importanti. Fu felice di vederla indossare il cappotto
nero della domenica, anche se non era caldo come quello marrone
che usava tutti i giorni.
Giunti in ospedale, Perla disse alla signora Scarlatti: Ma
guarda guarda, sembra l'immagine della salute! Nessuno lo
indovinerebbe mai.
Non era vero, ma era carino da parte sua dirlo.
Quando sar morta, disse la signora Scarlatti con la sua
voce roca, Ezra deve trasferirsi nel mio appartamento.
Sua madre rispose: Su via, non facciamo questi discorsi
sciocchi.
Cos' sciocco? chiese la signora Scarlatti, ma poi fu sopraffatta
da un'enorme stanchezza, e chiuse gli occhi. La mamma
di Ezra la fraintese: doveva aver capito che chiedesse,
cosa c' di sciocco? una domanda retorica, e aggiustandosi
allegramente la gonna rispose:  proprio una gran stupidaggine,
non ho mai sentito una corbelleria simile. Solo
Ezra afferr quello che la signora Scarlatti voleva dire: cos'era
sciocco, chiedeva, il fatto che lei morisse o che Ezra andasse
a vivere altrove? Ma non si preoccup di spiegarlo a Perla.
Un'altra volta ottenne un permesso speciale dall'ufficio delle
infermiere, per portare in ospedale alcune persone del ristorante:
Todd Duckett, Giosia Payson e Raimondo, quello
che faceva le salse. Si capiva che la signora Scarlatti era felice
di vederli, anche se fu una visita piuttosto impacciata: se
ne stavano intorno ai bordi della stanza e non facevano che
schiarirsi la gola e si rifiutavano di sedersi. Bene, disse la
signora Scarlatti, continuate a comperare tutto fresco?
Non era una domanda appropriata, perch nessuno di loro si
occupava neanche lontanamente degli acquisti, e da questo
Ezra si rese conto di quanto poco al corrente fosse rimasta ultimamente.
Ma anch'essi erano pieni di tatto: Todd Duckett
diede un leggero colpetto di tosse e disse: S signora, proprio
come piacerebbe a lei.
Sono stanca, ora, disse la signora Scarlatti.
In fondo al corridoio giaceva una donna emaciata, in coma,
un uomo vecchissimo con una moglie piccolina che aveva avuto
il permesso di dormire su una branda in camera sua, e uno
straniero dalla carnagione scura, che aveva masse di parenti
che lo venivano a trovare e davano al luogo l'aria di un circo
di zingari.
Ezra sapeva che la donna in coma aveva un cancro, il vecchio
una rara malattia del sangue e lo straniero un qualche
problema cardiaco: non si capiva bene quale. Un sussurro
al cuore, gli disse una bambina bruna, esotica, certo
troppo giovane per andare a fare visite negli ospedali. Stava
in piedi fuori della porta dello straniero, riarrotolando piano
piano uno yo-yo.
Forse un soffio al cuore?
No, un sussurro.
Ezra l incominciava a sentirsi solo e gli sarebbe piaciuto
farsi un amico. Le infermiere continuavano a mandarlo via
per fare delle cose misteriose alla signora Scarlatti e quindi
gran parte delle sue visite le passava appoggiato al muro, fuori
della stanza, sentendosi demoralizzato; o guardando fisso
dalle finestre della sala d'aspetto in fondo al corridoio. Ma
sembrava che nessuno fosse avvicinabile. Quest'ala era diversa
dalle altre - pi silenziosa - e tutti quelli che incontrava
avevano un'aria poco amichevole, chiusa in se stessi. Solo la
bambina straniera gli rivolgeva la parola. Credo che lui stia
per morire, gli disse, ma poi riprese a giocare con lo yo-yo.
Ezra le ciondol intorno ancora un momento, ma era evidente
che ella non lo trovava molto interessante.
...
.
...
Lattuga, cicoria, indivia, sgocciolanti sul tavolo della cucina.
Mentre le verdure, negli altri ristoranti, venivano consegnate
da camion anonimi, umidi, che odoravano di immondizie,
Scarlatti aveva un uomo di nome Purdy, che ogni mattina,
prima dell'alba, andava a comperarle apposta per loro. Portava
tutto in cucina, dentro dei cesti pieni di schegge, verso le
otto del mattino, ed Ezra si riteneva in dovere di essere l,
in modo da sapere con che cibi avesse a che fare quel giorno:
a volte non c'erano melanzane, a volte ce n'erano il doppio
di quel che si era previsto. In periodi come questo - novembre
ormai, un mese morto - quasi niente cresceva in zona, e
il signor Purdy doveva ricorrere alle verdure prodotte altrove,
carote tutte molli e cetrioli che sembravano di cera, importati
da un altro Stato. E i pomodori! Erano una vergogna.
Guardi, diceva il signor Purdy, prendendone in mano uno.
"Cresciuti sui sostegni", mi ha detto quello l, s, sui sostegni.
Vorrei proprio vederli crescere su qualcos'altro. "Ma maturi?"
faccio io. "Come li hanno maturati?" "Sulla pianta",
garantisce lui. Be', forse. Ma oggigiorno, non so, non sanno comunque
di niente, come se fossero stati un mese e mezzo sul davanzale
della finestra. Come se fossero fatti di davanzale della
finestra, di celluloide, di gomma per cancellare. Be', glielo
dico io, Ezra: mi deve scusare. Mi piange il cuore di portarle
delle schifezze come queste; prima o poi risolvo il problema
non venendo affatto.
Il signor Purdy era un uomo smunto e senza fronzoli, in
tuta da lavoro, camicia bianca e cappotto nero lucido. Aveva
un viso stretto, che sembrava in eterna disapprovazione, anche
durante la stagione del raccolto. Solo Ezra sapeva nel proprio
intimo che c'era qualcosa di nutriente e generoso in lui: il signor
Purdy godeva del cibo tanto quanto Ezra, e per gli stessi
motivi: non tanto per mangiarselo lui, quanto per servirlo
agli altri.
Una volta aveva invitato Ezra a casa sua, una roulotte argentata
fuori sull'autostrada, e gli aveva servito un pranzo
esclusivamente a base di asparagi novelli, che, entrambi erano
d'accordo, avevano il sapore indimenticabile delle ostriche.
La signora Purdy, una donna sorridente, con il viso rotondo,
in sedia a rotelle, aveva sostenuto che a sentirli parlare
loro due sembravano pazzi, ma ne aveva mangiati due
grossi piatti, mentre essi la guardavano teneramente: dava
soddisfazione vedere come ripuliva quel suo piatto unto.
Se il ristorante fosse tutto mio, Ezra disse ora, non
servirei i pomodori d'inverno. La gente chiederebbe i pomodori
e io risponderei: "Cosa intende dire? Questa non  la stagione".
Darei loro qualcosa di meglio.
E loro andrebbero subito via, disse il signor Purdy.
No, lei non ci crederebbe mai. Metterei su una lavagna,
con sopra segnati, ogni giorno, due o tre piatti buoni, e basta.
Certo! In Francia fanno sempre cos. Oppure non offrirei ai
clienti nessuna scelta; osserverei attentamente le persone e direi:
"Ha l'aria un po' stanca. Le porto della coda di bue in
umido".
La signora Scarlatti ne morirebbe, disse il signor Purdy.
Ci fu un attimo di silenzio. Si strofin il mento ispido e poi
si corresse: Si rivolterebbe nella tomba.
Stettero l per un po'.
A ogni modo, non  che davvero voglio un ristorante,
disse Ezra.
Certo, disse il signor Purdy, lo so.
Poi si mise il cappello nero di feltro, rimase un momento
pensieroso e se ne and.
...
.
...
La bambina straniera dormiva nella sala d'aspetto, con la
testa appoggiata sul bracciolo d'acciaio inossidabile di una
sedia uguale a quella che c'era nella stanza della signora Scarlatti.
Nel vederla, Ezra trasal: avrebbe voluto piegare il proprio
cappotto e farglielo scivolare sotto la guancia, ma aveva
paura che si svegliasse. Rimase quindi a una certa distanza,
in piedi davanti a una finestra, fissando i passanti gi in basso.
Come sembravano piccoli e decisi i piedi che emergevano
dai loro corpi visti di scorcio! Fu tutt'a un tratto colpito dalla
perseveranza degli esseri umani.
Entr una donna (una del gruppo degli stranieri). Aveva la
carnagione pi chiara degli altri, ma egli capiva che era straniera
dalle pantofole, che contrastavano con quel suo vestito
di lana dall'aria costosa. Aveva notato che ogni mattina,
appena arrivava, tutta la famiglia si infilava le pantofole. Facevano
di tutto per mettersi a proprio agio: tiravano fuori sacchetti
di noccioline varie e cibi aromatici, e una volta avevano
perfino fatto fermentare un litro di yogurt sul termosifone
della sala d'aspetto. Gli uomini fumavano nel corridoio e le
donne bisbigliavano tra loro, mentre sferruzzavano golf dai
colori vivaci.
Ora la donna si avvicin alla bambina, si chin su di lei, e
le scost indietro i capelli; poi la prese in braccio e si sedette
sulla sedia. La piccola non si svegli, fece solo un sospiro e
si rannicchi pi vicina. Dopo tutto Ezra avrebbe potuto metterle
il cappotto sotto la testa: aveva perso una buona occasione:
era come aver perso un treno o qualcosa di pi importante,
qualcosa che non si sarebbe ripresentato mai pi. Non
c'era spiegazione per la tristezza che lo pervase tutt'a un tratto.
...
.
...
Decise di incominciare a servire la minestra di ventriglio
nel ristorante, e disse ai camerieri di annunciarla ai clienti
quando porgevano loro il men. Oltre alle minestre che vedete
qui, stasera abbiamo il piacere di offrirvi... Uno dei camerieri
non si era pi fatto vedere, ed Ezra aveva chiamato
una donna che lo sostituisse, cosa assolutamente contraria alla
politica della signora Scarlatti. (Le cameriere, diceva, erano
al loro posto solo nei ristoranti dei camionisti). La donna ottenne
risultati molto migliori degli uomini nel consigliare la
minestra di Ezra. Provi la nostra minestra di ventriglio,
diceva.  davvero piccante e piena d'aglio, ed  fatta con
amore. Fuori faceva molto freddo, e quella donna era cos
calda e servizievole, che sempre pi persone seguirono il suo
consiglio. Ezra pens che la prossima volta che un cameriere
se ne andava, avrebbe assunto una seconda donna, e forse dopo
un'altra ancora, e cos via.
La settimana successiva prov a servire uno sformato di
granchio piccante che aveva inventato lui, poi una crema di
spinaci, e quando i camerieri si lamentarono perch dovevano
ricordarsi a memoria troppe cose, si fece finalmente avanti e
comper una lavagna. In alto vi scrisse specialit. Ma in
ospedale, quando la signora Scarlatti gli chiese come andavano
le cose, non accenn a nessuna di queste novit: si sporse
invece in avanti sulla sedia e stringendosi le mani rispose:
Benissimo. Uhm... benissimo. Se anche aveva notato qualcosa
di strano nella sua voce, ella non fece commenti.
La signora Scarlatti era sempre stata una donna magra, scura,
dinoccolata, con un modo di fare leggermente sprezzante.
Era vero quanto diceva la mamma di Ezra, che ella dava l'impressione
che non le importasse ci che la gente pensava di lei.
Ma questo in passato aveva costituito una parte del suo fascino:
quegli occhi sognanti, che quasi non facevano lo sforzo di
stare aperti, e quel tono di voce noncurante. Ma ora stava esagerando:
la sua pelle aveva assunto le tonalit pallide della
pietra, e il suo viso sembrava il volto di una sfinge, tutto superfici
piane e linee diritte. Perfino i capelli avevano un che
di sfingeo: un cuneo corto e nero, un intrico di capelli incolti
e senza vita. A volte Ezra pensava che non stesse morendo,
ma pietrificandosi. Non riusciva quasi pi a ricordare la sua
risata sommessa, quella sua involontaria arroganza. (Dolcezza,
era solita dire, vibrando le sue dita languide e ordinandogli
di andare a fare qualcosa. Angelo...) Vicino a lei
non si era mai sentito pi che dodicenne, ma ora si sentiva
vecchio; suo padre, suo nonno. Cercava di tranquillizzarla,
l'assecondava: non tutto quel che ella diceva in questo periodo
gli era proprio chiaro. Almeno, gli bisbigli lei una volta,
non mi sono mai comportata in modo ridicolo, vero,
Ezra?
Ridicolo? chiese lui.
Con te.
Con me? Certo che no.
Non capiva, e chiaramente si vedeva, perch lei sorrise e
scroll la testa sul cuscino. Sei sempre stato un bambino
molto amato, gli disse. Doveva essere stato un momento di
vaneggiamento. (Non lo conosceva da bambino). Dai tutto
per scontato, aggiunse. Forse lo stava confondendo con
Billy, suo figlio. lla gir la faccia dall'altra parte e chiuse
gli occhi, e lui tutt'a un tratto si sent invadere dall'ansia. La
cosa gli aveva fatto tornare in mente quella volta che sua madre
era quasi morta, ferita da una freccia tirata male: tutta
colpa sua, di Ezra, il goffo di famiglia. Mi dispiace cos tanto,
mi dispiace, mi dispiace, aveva pianto, ma le sue scuse
non erano mai state accettate, perch la colpa era stata data
invece a suo fratello, e a suo padre, che aveva comprato l'attrezzatura
per il tiro dell'arco. Ezra, il favorito di sua madre,
se l'era cavata liscia impunito. Si era sentito rifiutare il perdono,
e questo non lo aveva sollevato, come ci si potrebbe
aspettare, ma gravato del rimorso per sempre. Si sbaglia,
disse ora, e le palpebre della signora Scarlatti vibrarono,
increspandosi, ma non si aprirono. Cerchi di capirmi; si rende
conto chi sono? sono Ezra, disse, e poi (per nessun motivo
logico) le si pieg pi vicino e continu: Signora Scarlatti,
si ricorda quando ho lasciato l'esercito? Congedato perch
ero sonnambulo? Rispedito a casa? Signora Scarlatti, in
realt non ero completamente addormentato. Voglio dire, mi
rendevo conto di quello che stavo facendo. Non che io abbia
pianificato la cosa, ma una parte di me era cosciente, e osservava
quel che succedeva, e avrebbe potuto svegliare il resto
di me, se ci provava. Avevo come la sensazione di essere in
un sogno, quando sai che lo puoi interrompere in qualsiasi momento.
Ma non l'ho fatto: volevo tornare a casa. Volevo solo
andarmene da quell'esercito, signora Scarlatti. E cos non
mi sono fermato.
Se lei lo avesse sentito (con quel suo unico figlio, Billy,
ridotto a pezzi in Corea), si sarebbe tirata su, anche se stava
cos male, e avrebbe gridato: Via! Fuori della mia vita!
Per cui doveva non aver capito, perch si limit a scuotere di
nuovo la testa, a sorridere ed a continuare a dormire.
...
.
...
I primi di novembre la donna in coma mor, e il vecchio
omino forse mor o forse torn a casa; ma lo straniero rimase,
e i suoi parenti continuarono a venirlo a trovare. Ora che conoscevano
Ezra di vista, lo salutavano quando passava. Venga!
lo chiamavano, e lui entrava, timido e contento, e se ne
stava l alcuni minuti con i pugni serrati sotto le ascelle. Il
malato era giallo e infossato, appeso a una serie di tubi, ma
cercava sempre di sorridere quando Ezra entrava. Ezra ebbe
l'impressione che non parlasse inglese. Gli altri parlavano pi
o meno inglese a seconda dell'et: la bambina benissimo, gli
adulti giovani con un marcato accento straniero, molto attraente,
gli altri a spizzichi e bocconi. Alla fine per, anche
quelli che lo parlavano meglio si lasciavano andare, slittando
nel loro linguaggio natio: una lingua musicale, con vocali arrotondate,
che davano alle loro labbra una forma muscolosa,
sporgente, di compassione, come se avessero continuato tutto
il tempo a fare puah con la bocca in segno di disapprovazione.
Ezra amava molto ascoltarli. Quando non si capisce che
cosa dice la gente, pensava, emergono molto pi chiari i legami
e il modo di articolarsi dei loro rapporti. Il volto di una
donna si illuminava e splendeva ogni volta che si voltava verso
un certo uomo; il malato emetteva un lamento acuto di
dolore e sua moglie si piegava in due. Quando si sentiva turbata,
la bambina cercava conforto accarezzando il cinturino
dell'orologio d'oro della madre.
Un giorno una ragazzina con le trecce cant una canzone
che quasi non aveva ritmo; passava da una nota all'altra come
per caso. Poi un uomo con dei folti baffi neri recit quella
che doveva essere una poesia: parlava in modo cos maestoso
e disinvolto, che coloro che passavano nel corridoio davano
un'occhiata dentro; e quando ebbe finito la tradusse a Ezra.
Oh, defunto, perch sei morto in primavera? Non hai
ancora assaggiato la spremuta di frutta e l'insalata di cetrioli.
Guarda guarda, anche la loro poesia toccava argomenti cari
al cuore di Ezra.
...
.
...
Entro dicembre aveva sostituito tre dei camerieri vestiti di
scuro con delle cameriere allegre e materne, e aveva messo da
parte quei grossi men beige, prendendo a segnare sulla lavagna
i piatti del giorno. Il che volle dire, ovviamente, che i
cuochi se ne andarono tutti, perch non si servivano pi piatti
loro, o per lo meno del loro tipo, e quindi era Ezra in persona
a cucinare, con l'aiuto di una donna di New Orleans e
un messicano. Costoro avevano anche delle ricette proprie:
alcune Ezra non le aveva mai assaggiate prima: era in estasi.
Era vero che i clienti sembravano sorpresi, ma si adatteranno,
pens Ezra. Almeno la maggior parte di loro.
Egli divenne sempre pi smanioso di nuove idee e si svegliava
la notte per la gran voglia di comunicarle a qualcuno.
Perch non un ristorante pieno di frigoriferi, dove la gente
sceglieva il cibo che voleva? Poteva cucinarselo da sola, su
una lunghissima fila di fornelli allineati lungo una parete della
sala da pranzo. O forse poteva installare un gigantesco camino,
con un manzo intero che girava lentamente sullo spiedo.
Ognuno si affettava nel piatto quel che voleva, e poi si
sedeva su una poltrona l intorno, a mangiare ed a chiacchierare
con tutti gli altri ospiti. E ancora: forse avrebbe potuto
servire solo il cibo che si trova sulle bancarelle per la strada.
Certo! Avrebbe cucinato piatti di cui la gente sentiva la nostalgia:
tacos come quelli dei carretti dei venditori ambulanti
in California, che il messicano non faceva che rimpiangere;
e quel meraviglioso pezzo di carne arrosto della Carolina del
Nord, dal sapore acidulo, che Todd Duckett si faceva portare
da sua madre, varie volte all'anno, in vaschette di cartone.
Lo avrebbe chiamato il Ristorante della Nostalgia. Avrebbe
tirato gi la vecchia insegna nera e oro...
Ma poi si vedeva davanti l'insegna scarlatti, e con un gemito,
premendosi le dita sugli occhi, si voltava nel letto.
...
.
...
Avete un paese magnifico, disse la donna con la carnagione
chiara.
Grazie, rispose Ezra.
Tutto quel verde! E tanti uccelli. L'anno scorso, prima
che mio suocero si ammalasse, avevamo affittato una casa nel
New Jersey. Lo chiamano lo Stato Giardino. C'erano rose
dappertutto. Dopo sera potevamo sederci sul prato e ascoltare
gli usignoli.
Che cosa? chiese Ezra.
Gli usignoli.
Gli usignoli? Nel New Jersey?
Certo, rispose. E ci piacevano anche i negozi. Alcuni
grandi magazzini in particolare. A mio marito piacciono i...
come si dice? I vestiti che si asciugano presto e non si
stirano.
Il malato gemette e si agit, staccando quasi un tubo che
aveva infilato nella parte interna del polso. Sua moglie, una
signora anziana, che sembrava di carta, si chin verso di lui
e gli accarezz la mano; mormor qualcosa e poi si volt verso
la donna pi giovane. Ezra si accorse che stava piangendo:
non cercava di nasconderlo, piangeva apertamente, con le lacrime
che le scorrevano gi per le guance. Ehi!, fece la
donna pi giovane, e allontanandosi da Ezra si chin sulla
moglie: la tir su tra le sue braccia, come poco prima aveva
tirato su la bambina. Ezra sapeva che se ne sarebbe dovuto
andare, ma non lo fece, e invece si gir e si mise a fissare fuori
della finestra, con la testa leggermente inclinata e l'aria indifferente,
come fanno alcuni quando hanno suonato alla porta
e poi se ne stanno l in piedi sul portico, in attesa di essere
notati e invitati a entrare.
...
.
...
La sorella di Ezra, Jenny, era seduta alla scrivania della sua
vecchia camera da letto, leggendo un libro di testo tutto rovinato.
Era estremamente carina, anche con gli occhiali che
usava per leggere e l'accappatoio trapuntato, stinto, che lasciava
sempre appeso a un gancio dell'armadio per adoperarlo
durante le visite a casa. Ezra si ferm sulla porta della sua
stanza e diede un'occhiata dentro. Jenny? chiese. Che
ci fai tu qui?
Ho pensato di prendermi un attimo di respiro, rispose
lei, togliendosi gli occhiali e lanciandogli un'occhiata confusa,
sfocata.
Non  ancora l'intervallo di fine semestre, vero?
L'intervallo di fine semestre! Credi che gli studenti di
medicina abbiano tempo per queste cose?
Be', no, disse lui.
Ma ultimamente era tornata a casa molto spesso, cos almeno
sembrava ad Ezra, e non parlava mai di Harley, suo marito:
non aveva accennato a lui neanche una volta durante
tutto l'autunno, e forse anche per tutta l'estate. Secondo
me lo ha lasciato, aveva detto ultimamente la mamma ad
Ezra. Non fare una faccia cos sorpresa! Dev'essere passato
per la mente anche a te. Ecco che tutt'a un tratto cambia
indirizzo - per essere pi vicino alla scuola, sostiene lei - e
poi non  mai libera ogni volta che le propongo di andarla a
trovare; ha sempre troppo da fare o si sta preparando per
qualche interrogazione; e poi quando la chiamo, l'avrai notato,
non  mai Harley che risponde, mai una volta che Harley
prenda su il telefono. Non ti sembra una cosa strana? Ma
non riesco a introdurre l'argomento, voglio dire, lei cambia
subito discorso, capisci cosa voglio dire? Chiss come, non
riesco mai... tu per potresti farlo. Si  sempre sentita pi vicina
a te di quanto non si sia sentita vicina a me o a Cody.
Non potresti solo chiederle che succede?
Ma ora che se ne stava l ciondolante sulla porta, cercando
di trovare un modo per entrare furtivo in argomento, Jenny
si rinfil gli occhiali e torn alla sua lettura. Si sent mandato
via. Uhm, fece. Come vanno le cose all'universit?
Benissimo, rispose Jenny, con gli occhi fissi sul libro.
Harley sta bene?
Ci fu un silenzio profondo, voluto.
Non si fa pi vedere, fece Ezra.
Sta bene, disse Jenny.
Volt pagina.
Ezra aspett ancora un attimo, poi si raddrizz da dov'era,
appoggiato alla porta, e scese al piano di sotto: trov sua
madre in cucina, che scartava generi di drogheria. Be'?
gli fece.
Be', cosa?
Hai parlato con Jenny?
Ah...
Perla aveva ancora su il cappotto; si infil le mani in tasca
e si volt diritta verso di lui, con lo chignon che le scivolava
gi, dietro alla testa. Me lo avevi promesso, disse. Avevi
giurato che le avresti parlato.
Non te l'ho giurato, mamma.
Hai fatto un giuramento solenne, disse Perla.
Ho notato che porta ancora la fede, tent lui
speranzoso.
E con ci? disse sua madre, tornando ai suoi prodotti
alimentari.
Se lei e Harley si fossero separati, non porterebbe la fede,
no?
E invece s, se volesse ingannarci.
Be', non so, se vuole trarci in inganno, forse dovremmo
far finta di esserci cascati. Non so.
Per tutta la vita, disse sua madre, la gente ha cercato
di tenermi fuori. Anche i miei figli. Soprattutto i miei figli.
Se solo oso chiedere a quella ragazza come sta, si tira indietro
come se avessi cercato di indagare nella parte pi profonda e
pi oscura di lei. Perch deve essere cos scostante?
Ezra disse: Forse le importa pi quello che pensi tu che
quello che pensano gli estranei.
Oh, fece sua madre, tirando fuori le uova dal sacchetto
della spesa.
Quello che mi preoccupa  che non so come entrare in
contatto con la gente, disse Ezra.
Uhm?
Ho paura che se mi avvicino troppo, loro pensino che
esagero. Che mi considerino invadente, o... troppo emotivo,
capisci? Ma se non mi do da fare, possono pensare che non
me ne importa niente. Onestamente, credo davvero di non
aver mai imparato una qualche regola che tutti danno per
scontata: devo essere stato assente da scuola, quel giorno.
Permane sempre una sottile linea di divisione, che chiss perch
non sono mai riuscito a individuare.
Che sciocchezze, non capisco di cosa stai parlando, disse
sua madre, e poi tir su un uovo. Guarda qua! Su dodici
uova ce ne sono quattro incrinate. Due sono rotte. Non so
proprio che cosa le ha preso a quella drogheria, in questo
periodo.
Ezra aspett un momento, ma lei non disse nient'altro, e
alla fine se ne and.
...
.
...
Tir gi il muro che divideva la cucina dalla sala da pranzo,
facendo quasi tutto nel giro di una sola notte. Continu
a picchiare con un grosso martello, a ritmo costante, poi stacc
i pezzi di intonaco, fino a che tutto non fu invaso da una
polvere bianca e densa. Infine si trov davanti una massa di
tubi e fili elettrici, e quindi dovette chiamare degli esperti a
finire il lavoro. I danni erano cos grossi che fu costretto a
rimanere chiuso quattro giorni lavorativi di fila, perdendoci
parecchi soldi.
Intanto che c'era tanto valeva che ridecorasse anche la sala
da pranzo: corse da una finestra all'altra a tirare gi le tende
rigide di broccato, tolse i tappeti e persuase un gruppo di operai
a scartavetrare e tirare a lucido le assi del pavimento.
Alla fine del quarto giorno era cos stanco che riusciva a
sentire le giunture di ogni singolo muscolo, ma ugualmente
si lav via il bianco dai capelli, si tolse i blue jeans tutti macchiati
e and a trovare la signora Scarlatti. Era sdraiata nella
solita posizione, leggermente sollevata, ma aveva un'espressione
vigile, e quando lui entr riusc perfino a sorridergli.
Indovina un po', angelo, bisbigli. Domani mi lasciano andare
via.
Andare via?
L'ho chiesto al dottore, mi lascia tornare a casa.
A casa?
Purch io prenda un'infermiera, dice... Be', non startene
l Impalato, Ezra. Ho bisogno che tu mi trovi un'infermiera.
Se guardi su quel tavolino...
Aveva parlato pi di quanto non avesse fatto per settimane.
Ezra si sentiva quasi librare in volo, carico di nuova speranza:
nel suo intimo doveva aver perso ogni illusione. Ma
ovviamente era anche preoccupato per il ristorante. Che cosa
avrebbe pensato, vedendolo? Che cosa gli avrebbe detto?
Tutto deve tornare a posto, esattamente come prima,
immaginava di sentirsi dire. Davvero, Ezra, ritira immediatamente
su quel muro, e recupera le mie tende ed i miei tappeti.
Egli ebbe il sospetto di avere un gusto pessimo, molto
inferiore a quello della signora Scarlatti, la quale avrebbe
detto: Tesoro mio, come hai potuto avere un gusto cos
andante? (Una delle sue parole preferite). Si chiese se
avrebbe potuto fare in modo che non se ne accorgesse, se
sarebbe riuscito a convincerla a rimanere nel suo appartamento
finch non avesse rimesso tutto a posto.
Ringrazi il cielo di non avere cambiato l'insegna appesa
fuori.
Fu Ezra ad andare a saldare il conto, l'indomani mattina;
poi scambi due parole con il dottore, che gli capit di incontrare
nel corridoio.  una notizia meravigliosa questa della
signora Scarlatti, disse Ezra. Davvero non me l'aspettavo.
Oh, fece il dottore. Be'.
Se devo dire la verit, incominciavo a essere un po'
scoraggiato.
Be', fece di nuovo il medico, e tese la mano cos all'improvviso
che gli ci volle un attimo, a Ezra, prima di riuscire
a reagire. Dopo di che il dottore si allontan. Ezra pens che
quell'uomo avrebbe potuto dire molto di pi, in realt.
La signora Scarlatti fu portata a casa in ambulanza, ed Ezra
la segu in macchina, da dove riusciva ad intravederla di sfuggita
attraverso il vetro leggermente colorato. Era sdraiata su
una barella, e accanto a lei ce n'era un'altra con su un uomo
con tutte e due le gambe ingessate. Sua moglie gli si era appollaiata
vicino ed evidentemente parlava senza sosta: Ezra
vedeva le piume del suo cappello muoversi su e gi al ritmo
delle parole.
La signora Scarlatti fu fatta scendere per prima: gli uomini
dell'ambulanza la tirarono gi, mentre Ezra se ne stava
intorno sentendosi inutile. Che profumo quest'aria, disse
la signora Scarlatti. Com' fresca, che meraviglia! In realt
era un'aria terribile: fredda, piovosa, acre di fuliggine.
Non te l'ho mai detto, Ezra, disse, mentre la spingevano
in barella attraverso l'entrata anteriore del palazzo, ma davvero
non credevo di rivederlo mai pi questo posto. Il mio appartamentino,
il mio ristorante... Poi sollev la palma della
mano: il suo vecchio gesto perentorio, rivolto agli uomini
dell'ambulanza. Si stavano preparando a fare passare la barella
attraverso la porta di destra, e poi su per le scale. Senta
un po', disse a quello che le stava pi vicino, non  che
potrebbe aprire quella porta a sinistra e farmi dare
un'occhiata?
Avvenne cos in fretta, che Ezra non ebbe il tempo di protestare.
L'uomo allung una mano indietro con aria preoccupata
e apr la porta del ristorante; poi riprese a esaminare le
scale: c'era un angolo, su in cima, che avrebbe creato dei
problemi. Intanto la signora Scarlatti volt la testa, con un
certo sforzo, e guard attraverso la porta.
Ci fu un momento, una frazione di secondo, in cui Ezra os
sperare che lei lo approvasse, dopo tutto. Ma guardando l'interno
da dietro di lei si rese conto che era impossibile: il ristorante
sembrava un magazzino, un garage, una palestra...
una catastrofe totale. I tavoli e le sedie capovolte erano ammassati
in un angolo, sotto alle finestre ormai spoglie, desolate.
Delle passerelle di legno, tutte deformate, erano state messe
sopra il pavimento verniciato di fresco, su cui si era chiss
come depositata una patina di polvere bianca; il fatto che mancasse
il muro della cucina aveva un che di raccapricciante, come
un sorriso sdentato. Solo due ampi pilastri di gesso separavano
la cucina dalla sala da pranzo; tutto era in vista: i lavandini,
i bidoni della spazzatura, i fornelli anneriti, le pentole
appese con il fondo rovinato, un calendario con su una
ragazza che indossava solo una camicia da notte nera, e un
davanzale con sopra due piante appassite, una spugnetta per
i piatti e l'inalatore per l'asma di Todd Duckett.
Dio mio! disse la signora Scarlatti.
Lo guard diritto negli occhi, con una faccia che sembrava
decolorata. Potevi almeno aspettare che morissi, disse.
Oh, fece Ezra. No, lei non capisce, non pu sapere.
Non  andata come pensa lei. Solo che... non riesco a spiegarlo,
sono come impazzito!
Ma lei lev la palma della mano e spar su per le scale, verso
il suo appartamento. Anche se sdraiata emanava un senso
di velocit e di potenza.
In sguito non si rifiut di vederlo: niente del genere.
Ogni mattina egli l'andava a trovare e l'infermiera che la assisteva
di giorno gli apriva la porta. Poi lui si sedeva sul bordo
della poltroncina che era nella sua camera da letto e la metteva
al corrente dei conti, delle ispezioni sanitarie e delle
consegne della biancheria. La signora Scarlatti era sempre
immancabilmente gentile, faceva cenno col capo nei momenti
giusti, ma non diceva mai molto in risposta. Alla fine chiudeva
gli occhi, come a indicare che la visita era finita. Poi Ezra
se ne andava, spesso urtando il letto per sbaglio o facendo cadere
la sedia. Era sempre stato una persona goffa, ma ora lo
era pi del solito. Gli sembrava di avere le mani troppo grandi,
che fossero sempre d'intralcio: se solo avesse saputo cosa
farne! Gli sarebbe piaciuto poterle preparare un pasto: un
pasto di sostegno, con tutta una gamma di sapori intensi, un
pasto complesso, che avrebbe richiesto un'intera giornata per
affettare le cose sottili, e macinare e mischiare. In cucina, pi
che in nessun altro luogo, Ezra dava il meglio di s, come
uno che storpio sulla terra diventa immediatamente aggraziato
non appena entra in acqua. Ma la signora Scarlatti non
aveva ancora ripreso a mangiare. Non c'era nulla che lui le
potesse offrire.
O avrebbe voluto afferrarla per le spalle e gridare: Mi
ascolti! Mi ascolti! Ma c'era qualcosa di chiuso nella sua faccia
che continuava a fermarlo: in modo quasi esplicito gli
faceva capire che preferiva che non lo facesse. E lui non lo
faceva.
Dopo ogni visita scendeva le scale e dava un'occhiata al
ristorante, che a quest'ora era vuoto e colmo di echi. A volte
controllava il freezer, a volte cancellava la lavagna, e poi se
ne aveva voglia girellava un po', toccando questo e quello.
La carta da parati della sala sul retro era troppo ricca, e lui la
strapp via; come strapp via i paraventi riccamente decorati
d'oro vicino al telefono. Con uno strattone tolse le vecchie sagome
antiquate sulle porte delle toilette. A volte creava tali
e tanti danni che c'era a mala pena tempo di nasconderli prima
dell'ora di aprire, ma tutti contribuivano di buona lena
e in un modo o nell'altro ce la facevano sempre. Alle sei,
quando arrivavano i primi clienti, il cibo era pronto, le tavole
apparecchiate e le cameriere calme e sorridenti: tutto era
di nuovo a posto.
La signora Scarlatti mor un pungente e gelido pomeriggio
di marzo. Quando ricevette la telefonata dell'infermiera, Ezra
si sent come schiacciare dallo choc, quasi che per lui si trattasse
di una morte inaspettata. Disse: Oh, no! e riattacc
subito la cornetta, e poi dovette richiamare per fare le dovute
domande.  morta serenamente? Era sveglia? Ha pronunciato
qualche parola in particolare? Niente, rispose l'infermiera.
Davvero, assolutamente niente;  come scivolata via.
Ma stamane ha parlato di lei, aggiunse. Sa, me ne sono
un po' meravigliata, perch era quasi come se lo sentisse.
Ha detto: "Dica ad Ezra di cambiare l'insegna".
L'insegna?
Ha detto: "non  pi il ristorante Scarlatti", o qualcosa del
genere. "Non  pi Scarlatti": credo che abbia detto proprio
cos.
Prov un tale dolore che era come se la signora Scarlatti si
fosse allungata dal suo letto di morte e gli avesse dato una
sberla in faccia. In un certo senso per questo facilitava le
cose: era quasi in collera; quasi sollevato che se ne fosse andata.
Not che gli alberi fuori scintillavano come se fossero
stati nuovi di zecca.
Fu lui a occuparsi di tutto, in base a una lista che la signora
Scarlatti gli aveva dato alcuni mesi prima: sapeva quali
pompe funebri chiamare e quale sacerdote, e anche quali conoscenti
lei voleva che fossero presenti. Una cosa strana: pens
di telefonare in ospedale ed invitare la famiglia straniera.
Non lo fece, ovviamente, ma era vero che sarebbero state le
persone ideali per un funerale. Si sarebbero certo comportati
molto meglio di quelli che effettivamente presenziarono alla
cerimonia, e che in sguito se ne stettero l rigidi intorno alla
tomba gelata. Anche Ezra era rigido: un uomo triste e stanco,
con il cappotto sventolante, che teneva il braccio di sua
madre. Provava un dolore dietro agli occhi, ma se avesse
pianto la signora Scarlatti avrebbe detto: Insomma, Ezra.
Per amor di Dio, dolcezza.
Dopo fu contento di andare al ristorante; lo aiutava a tenere
la mente occupata: mescolando, condendo, assaggiando, e
inciampando sull'aggiustatura del pavimento dove una volta
c'era stato il bancone centrale. Pi tardi si mise a circolare
tra i tavoli, come di solito faceva la signora Scarlatti, esortando
i clienti a prendere le sue ostriche in umido, la sua
insalata di carciofi, la sua crema di spinaci, la sua minestra di
fagioli al chili e la minestra di ventriglio fatta con amore.
...
.
...
LA CUOCA DI CAMPAGNA.
...
.
...
Cody Tull aveva sempre delle ragazze, una dopo l'altra, e
tutte andavano pazze per lui fino a che non incontravano suo
fratello, Ezra. A quanto pareva Ezra aveva qualcosa che ipnotizzava
la loro attenzione: in sua presenza assumevano un'aria
radiosa, intensa, avvinta, come se avessero udito un suono
che gli altri non avevano ancora percepito. Ezra non se ne accorgeva
nemmeno; ma Cody s, ovviamente. Allora tirava un sospiro
spropositato, facendo finta di essere divertito, e la ragazza
riprendeva il controllo di s; ma era troppo tardi, ormai,
perch Cody non dava mai una seconda chance. Aveva un vero
talento per tirarsi indietro mentalmente. Con la sua faccia
da indiano, i capelli neri lisci, i lineamenti regolari e armoniosi,
quando voleva riusciva benissimo a sembrare completamente
assente, come un manichino di gesso. Ma al tempo
stesso la parte pi giovane di lui, quella sbrindellata, sudicia,
non amata, che prendeva brutti voti a scuola e note in condotta,
stringeva i pugni e urlava: Perch? Perch sempre
Ezra? Perch quella femminuccia pallida e santerellina?
Ma Ezra si limitava a fissare il vuoto da dietro i suoi occhi
grigio pallido, da sotto il suo ciuffo di capelli biondi e soffici,
e continuava a pensare ai fatti suoi. Una cosa bisognava
dire di Ezra: sembrava onestamente inconsapevole dell'effetto
che produceva sulle donne. Non lo si poteva proprio accusare
di portarle via volutamente. Il che comunque era anche peggio.
Cody era in parte dell'idea che a Ezra mancasse qualcosa:
una mancanza che agiva in suo favore, lo rendeva immune,
e lo distingueva dalla massa degli altri uomini. C'era un che
quasi di monacale in lui. Le donne non riuscivano mai a penetrare
davvero nelle sue meditazioni, anche se lui era immancabilmente
gentile con loro e premuroso. Era capace di
contemplarle in silenzio per un periodo di tempo spropositato,
e poi chiedere qualcosa che nessuno si aspettava minimamente.
Ad esempio: Come hai fatto a infilarti quei cerchietti
d'oro nelle orecchie? Era ridicolo che un uomo raggiungesse
i ventisette anni senza avere mai sentito parlare di buchi
nelle orecchie; ma a quanto pare la cosa non sembr affatto
ridicola alla donna in questione, che si port un dito al lobo
con aria sorpresa, affascinata: era incantata dalla cosa.
Era forse l'imprevedibilit di Ezra? Il fatto che mettesse a
fuoco un campo visivo limitato? (Il suo sguardo aveva oltrepassato
la scollatura profonda del vestito, l'attacco dei seni
incipriati, le lunghe gambe setose della ragazza). O forse la
sua ingenuit. Quel che comunicava in questo modo era di essere
un turista nel pianeta delle donne; ma non si rendeva
conto di trasmettere questa sensazione e non colse neanche
lo sguardo che lei gli lanci. O se lo colse, non gli interessava.
Solo una delle ragazze di Cody non fu attratta da suo fratello:
un'assistente sociale di nome Carola, o forse Caterina.
Quando aveva incontrato Ezra, lo aveva fissato con sguardo
gelido, e in sguito aveva detto a Cody che non le piacevano
gli uomini materni. Sempre l a nutrirti, a covarti, aveva
detto (perch lo aveva incontrato nel ristorante), ma poi
si comportano in modo cos timido e goffo, che alla fine sei tu
a prenderti cura di loro. Non lo hai mai notato? Comunque
lei non contava quasi nulla per Cody; ci volle cos poco tempo,
dopo, perch egli perdesse ogni interesse in lei.
Ci si chieder come mai egli continuasse a far conoscere
Ezra, visto che le esperienze erano tutte cos sfortunate: la
prima risaliva a quando aveva quattordici anni, l'ultima ad un
mese prima, addirittura. Dopo tutto egli viveva a New York,
e la sua famiglia a Baltimora: non c'era nessun bisogno di portare
queste donne a casa durante i week-end. E in effetti giurava
spesso che non lo avrebbe mai pi rifatto: avrebbe incontrato
una donna, l'avrebbe sposata, e non ne avrebbe fatto
cenno nemmeno a sua madre. Ma questo avrebbe voluto
dire un'intera vita di ansia: avrebbe continuato a controllare
sua moglie sempre a disagio, sempre in sospetto; avrebbe continuato
ad attendere l'inevitabile, come i genitori della Bella
Addormentata, in attesa dell'ago che nonostante tutte le loro
precauzioni le avrebbe comunque punto il dito.
Aveva trent'anni ormai e una carriera di successo; era senz'altro
pronto per il matrimonio. Il suo appartamento a New
York lo considerava temporaneo, una soluzione pratica di
poca importanza. Aveva appena comprato una fattoria nella
campagna vicino a Baltimora, con 1600 ettari di terreno.
Durante i fine settimana sostituiva il suo vestito grigio attillato
con dei pantaloni di velluto a coste e vagava per la sua propriet,
facendo progetti. Dietro la casa c'era uno slargo assolato,
che sua moglie avrebbe potuto trasformare in orto. C'erano
camere da letto in pi che aspettavano di essere riempite
di bambini: se li immaginava che ruzzolavano mentre gli venivano
incontro ogni venerd pomeriggio, quando tornava a
casa. Si sentiva ricco, un gran signore. Povero Ezra: tutto
quel che aveva era quel ristorante disorganizzato nel centro
misero e costretto della citt.
Una volta Cody invit Ezra ad andare con lui a caccia di
conigli nei boschi dietro alla fattoria. Non fu un successo:
prima Ezra cadde in un nido di vespe, poi bagn il fucile nel
ruscello; e quando si fermarono a mangiare in cima ad una collina,
tir subito fuori quel suo flauto tutto rovinato e cominci
a suonare sempre la solita vecchia canzone, facendo scappare
via spaventata ogni creatura vivente nel raggio di parecchi
chilometri (cosa che forse aveva proprio intenzione di
fare). Alla fine Cody aveva anche smesso di rivolgergli la parola,
ed Ezra dovette continuare a chiacchierare da solo. Cody
procedeva molto pi avanti di lui, in totale silenzio, cercando
di ricordarsi come mai quest'uscita gli era sembrata un'idea
cos buona. Ezra ora cantava una canzoncina intitolata Signor
Coniglio. Ogni piccola anima, gorgheggiava beatamente
stonato, deve risplendere, risplendere...
Non c'era da meravigliarsi se Cody si mangiava le pellicine
delle unghie, camminava nervosamente avanti e indietro, e
aveva il vizio di rovistarsi tra i capelli. Non c'era da meravigliarsi
se quando dormiva, la notte, digrignava cos forte i
denti che ogni mattina aveva le mascelle che gli facevano male.
All'inizio della primavera del 1960 sua sorella, Jenny, gli
scrisse una lettera. A giugno avrebbe ottenuto il divorzio:
ancora due mesi e poi era libera di sposare Sam Wiley. Cody
non aveva una grande opinione di lui, quindi cacci la notizia
da parte, come una zanzara, e continu a leggere. Anche se
a quanto pare, diceva la lettera, Ezra mi batter forse sul tempo:
si chiama Rut, ma pi di questo non so. Poi diceva che lei
stava prendendo seriamente in considerazione la possibilit di
non continuare il corso di specializzazione, perch i problemi
della sua vita privata le assorbivano tali e tante energie che
non gliene rimanevano pi per fare altre cose. Aggiungeva
inoltre di aver messo su un chilo e mezzo nelle ultime sei settimane
e di essere ora assolutamente obesa, una vera balena,
costretta a nutrirsi di foglie d'insalata e di acqua e limone.
Cody era abituato alle diete assurde di Jenny (che era fin
troppo magra), per cui screm via anche quest'informazione.
Fin di leggere la lettera e la ripieg.
Rut?
La riapr.
... Ezra mi batter forse sul tempo, rilesse. Cerc di pensare
ad altre situazioni in cui Ezra avrebbe potuto battere Jenny
in velocit, ma alla fine dovette crederci: Ezra si stava per
sposare. Be', almeno ora Cody poteva tenersi le sue ragazze
in santa pace. (Questo gli fece provare, chiss perch, una
piccola fitta di ansia). Ma Ezra! Sposato? Quel tiraguai ambulante?
C'era da immaginarselo durante la cerimonia di nozze,
che si dimenticava i documenti necessari, l'anello e le risposte,
che si distraeva a guardare sorridendo un colibr fuori
della finestra. E figurarselo a letto con una donna. (Cody emise
uno sbuffo inorridito). Se la immaginava, quella donna, scura
e biblica, per via del nome: Rut. Occhi ombrati, carnagione
crema, profluvio di capelli neri sciolti. Cody aveva un
debole per le donne con i capelli scuri, le bionde non gli piacevano
affatto. Se la immagin con le spalle nude, in camicia
da notte di raso rosso, e accartocci con violenza la lettera di
Jenny gettandola nel cestino.
Il giorno dopo, al lavoro, l'immagine di Rut continu a incombergli
davanti. Stava facendo un'analisi dei tempi di lavorazione
di un'industria di trapani meccanici nel New Jersey,
un posto mastodontico, vecchissimo: gli ci sarebbero volute
settimane per finire. Unire l'oggetto K all'oggetto L: scaricato
il mezzo di trasporto di destra, perlustrare, afferrare, caricato
il mezzo di trasporto... Pass attraverso la catena di montaggio
con il suo blocco d'appunti e gli furono lanciate occhiate
ostili. I capelli neri di Rut ondeggiavano sui travicelli.
Ritardi inevitabili: 3. Ritardi evitabili: 9. Sicuramente aveva
gli occhi a mandorla, leggermente obliqui, e le mani cariche di
anelli, con delle unghie lunghe, ovali, smaltate di rosso.
Tornando a casa, la sera, trov una lettera di Ezra: era un
invito al suo ristorante per il sabato successivo. Sei cordialmente
invitato, c'era scritto in mezzo alla pagina, come un'incisione:
Ezra voleva fare lo spiritoso (o forse no; forse era serio).
Dio mio! Un'altra delle cene di Ezra. Prima i brindisi, e
un discorsetto goffo e sentimentale, per poi arrivare a un qualche
annuncio importante: in questo caso il suo fidanzamento.
Cody pens di rifiutare, ma a che cosa sarebbe servito? Ezra
sarebbe stato desolato anche della mancanza di una sola persona,
avrebbe cancellato la cena e spostato il tutto a un'altra
data, continuando a rinviare fino a che Cody non avesse accettato.
Tanto valeva andarci subito e togliersi il pensiero.
A parte il fatto che non gli sarebbe dispiaciuto per niente conoscere questa Rut.
...
.
...
Ezra stava ascoltando un cliente... o meglio, un ex cliente,
stando a quel che diceva: In passato questo posto aveva
una certa classe, capisce cosa voglio dire?
Ezra assent con il capo, guardandolo con un'espressione cos
cordiale e gentile che Cody si chiese se la sua mente non
fosse addirittura altrove. Un tempo c'era un'ottima cucina
francese, con piatti alla fiamma cucinati direttamente ai tavoli
e tutto il resto, disse l'uomo. E candelabri, e una ragazza
al guardaroba, e camerieri in cravatta nera. Che fine hanno
fatto i camerieri?
Scoraggiavano la gente, disse Ezra. Sembravano propensi
a pensare che i clienti venivano per sostenere un esame,
non per ordinare da mangiare. Erano arroganti.
A me quei camerieri piacevano.
Adesso il personale  pi amichevole, rispose Ezra, e
con un gesto segn una cameriera che stava passando: una
ragazza alta, curva, scialba, con la bocca aperta per la concentrazione,
tutta intenta a portare con entrambe le mani una
tazza di caff. Procedeva a piccoli passetti e s'udiva il suo respiro
adenoideo. Continu ad avanzare proprio in mezzo tra
Ezra e il cliente, ed Ezra si spost indietro per farla passare.
Il cliente continu: Ho detto a Nettie: "Devi assolutamente
vedere Scarlatti. Non criticare Baltimora prima di vedere
Scarlatti". Poi per caso ci troviamo da queste parti e vediamo
che non c' pi neanche l'insegna. Ora si chiama Ristorante
della Nostalgia, ma che razza di nome  questo? E l'addobbo!
Ma via, sembra... uno di quei ristoranti
sull'autostrada!
Aveva ragione. Cody era d'accordo con lui. Sui muri della
sala da pranzo erano allineate marmellate fatte in casa, la cucina
era visibile al pubblico, una serie di cuochi trasandati si
muovevano disordinatamente intorno per preparare ciascuno
i suoi piatti preferiti (cucina macrobiotica, il cibo delle bancarelle
per la strada, piatti stranieri, tutto quel che passava
loro per la testa)... Da quando Ezra aveva ereditato questo
posto - da una donna, diciamolo pure - aveva fatto di tutto
per demolirlo in modo sistematico. Era capacissimo di servire
solo una portata per sera, portandola direttamente in tavola
non appena ti sedevi. Altre volte offriva una scelta pi vasta,
quattro o cinque possibilit, segnate con il gesso sulla lavagna.
Ma anche in questi casi poteva non arrivarti quel che
avevi chiesto: uno chiedeva del prosciutto ed ecco che gli portavano
una zuppa di gombo. Con la tosse che ha, questo le
fa molto meglio, spiegava Ezra. Metti pure che ci avesse azzeccato,
era questo per il modo di gestire un ristorante?
Quando ordini del prosciutto  del prosciutto che ti deve arrivare;
altrimenti tanto vale starsene a casa. Fallirai nel giro
di un anno, aveva pronosticato Cody, e in effetti Ezra quasi
fall; la maggior parte dei clienti regolari scomparve. Alcuni
per tennero duro, e ne arrivarono anche dei nuovi. C'erano
delle persone anziane che mangiavano l ogni sera, al loro tavolo
fisso, nella sala da pranzo che sembrava un granaio, con
i pavimenti di legno. Se lo potevano permettere perch i prezzi
non erano scritti sul men, ma elencati dal personale, evidentemente
a seconda del proprio ghiribizzo, diversi da cliente
a cliente. (Ma la cosa non era illegale?) Ezra si preoccupava
di cosa queste persone anziane facessero la domenica,
quando lui era chiuso; mentre Cody si preoccupava del libro
dei conti di Ezra, senza per offrirsi di dare una mano: avrebbe
sicuramente scoperto che era un disastro; errori e forti debiti,
se non una vera e propria ingenua disonest. Era meglio
non sapere niente, non averci nulla a che fare.
 vero, ci sono stati dei cambiamenti, Ezra stava dicendo
al suo ex cliente, ma perch non prova i nostri piatti,
vedr che  ancora un ottimo ristorante. Stasera c' un
piatto unico, brasato.
Brasato!
Una cosa davvero speciale... un piatto confortante.
Il brasato me lo posso mangiare a casa, disse l'uomo,
calcandosi il cappello di feltro in testa e andandosene.
Oh, be', fece Ezra rivolto a Cody, non si possono accontentare
tutti, suppongo.
Si diressero verso l'angolo in fondo alla sala, dove sul tavolo
che Ezra sceglieva sempre per le cene familiari c'era un
cartellino con su scritto riservato. Jenny e Perla non c'erano
ancora. Jenny, che era arrivata con il treno del pomeriggio,
aveva chiesto a sua madre di aiutarla a comprare il vestito
del matrimonio. Ora Ezra era un po' preoccupato che arrivassero
in ritardo. Sar tutto pronto per le sei e mezzo,
disse. Perch non arrivano?
Be', se c' solo brasato non ci sono problemi.
Non  solo brasato, rispose Ezra, sedendosi. Il vestito
gli ballava addosso talmente, che sembrava comprato per un
uomo molto pi grosso di lui.  qualcosa di pi. Voglio dire,
brasato non  la parola esatta; si tratta piuttosto di... quel
che desidereresti mangiare quando sei triste e tutti intorno
non fanno che snervarti. Vedi, abbiamo questa cuoca, una
vera cuoca di campagna, e il brasato non  niente in confronto
alle altre cose che fa. Ci sono anche patate fritte in padella,
fagioli dell'occhio, biscotti genuinamente battuti su un ceppo
di legno con il retro di un'ascia...
Eccole che arrivano, disse Cody.
Jenny e sua madre stavano proprio in quel momento attraversando
la sala da pranzo. Non avevano pacchi in mano,
ma c'era qualcosa in loro che faceva chiaramente capire che
erano state a far compere: forse quell'aspetto sfinito, di cattivo
umore che avevano entrambe. Jenny aveva tutto il rossetto
mangiato, e Perla il cappello storto e i capelli pi crespi
che mai. Perch ci avete messo tanto? disse Ezra balzando
in piedi. Incominciavamo a preoccuparci.
Oh, per colpa di Jenny e delle sue idee, rispose Perla.
Taglia quaranta e niente colori allegri, niente colori pastello,
niente increspature, pieghe, guarnizioni; insomma, niente che
la faccia sembrare grassa... Perch ci sono cinque posti
apparecchiati?
La domanda li colse tutti di sorpresa. Era vero, constat
Cody: c'erano cinque piatti e cinque bicchieri da vino di cristallo.
Come mai? Perla chiese a Ezra.
Oh... adesso ci arriviamo, un attimo. Perch non ti siedi,
mamma, laggi.
Ma lei rimase in piedi. Poi finalmente troviamo proprio
la cosa giusta, disse. Un bel vestito grigio delicato, con il
collo all'uncinetto, adattissimo a Jenny. " proprio quel che
fa per te", le dico; e indovinate lei che cosa fa! Si fa prendere
da un attacco di nervi nel bel mezzo del grande magazzino.
Non ho avuto un attacco di nervi, mamma, intervenne
Jenny. Ho semplicemente detto...
Ha detto: "Non  un funerale, mamma; non sto per prendere
il lutto". Sembrava che avessi scelto delle gramaglie vedovili.
Era un bel grigio pallido, molto fine, estremamente
adatto per un secondo matrimonio.
Antracite, Jenny spieg a Cody.
Come?
La commessa lo ha definito antracite. In altre parole, color
carbone. Secondo nostra madre  molto adatto che io mi
sposi con un abito nero come il carbone.
Be', fece Ezra guardando intorno gli altri clienti che
cenavano, forse  meglio che ci sediamo, ora.
Ma Perla rimase in piedi, ancora pi diritta di prima. E
poi, disse ai suoi figli, poi, senza pensarci un attimo, giusto
per farmi dispetto, si precipita sugli attaccapanni pi vicini
e tira fuori un vestito bianco come la neve.
Era color crema, fece Jenny.
Crema, bianco, che differenza fa? Nessuno dei due  adatto,
se ti sposi per la seconda volta, e non hai ancora ottenuto
il divorzio, e l'uomo in questione non ha un impiego fisso.
"Prendo questo", fa lei, e non  neanche la misura giusta, le
sta enorme, e lo abbiamo dovuto lasciare al negozio per le
modifiche.
A me piaceva, guarda un po', disse Jenny.
Ci ballavi dentro.,
Mi smagriva.
Potresti metterti uno scialle, o qualcosa del genere, marrone,
disse sua madre. In modo che lo smorzi un
pochino.
Non mi posso mettere uno scialle sull'abito da
matrimonio.
E perch no? O una giacchettina, che so, una giacchetta
di lino marrone.
Le giacche mi ingrassano.
Non se  corta, tipo Chanel.
Non posso soffrire Chanel.
Be', fece Perla, ho gi capito, non troveremo mai
niente che ti soddisfi.
Mamma, disse Jenny, sono gi soddisfatta. Sono soddisfattissima
del mio vestito color crema, cos com'. Mi piace
da morire. Mi vuoi lasciare in pace, o no?
L'avete sentita? Perla chiese ai suoi figli. Be', non ho
nessuna intenzione di star qui e sopportare. Si volt e attravers
a lunghi passi la sala da pranzo, impettita come una
di quelle bamboline che si caricano.
Ezra fece: Ohi ohi!
Jenny apr un portacipria di plastica, si guard nello specchietto,
e poi lo chiuse di scatto, come se volesse solo controllare
di essere ancora l.
Per favore, Jenny, corrile dietro.
Neanche per tutto l'oro del mondo.
 con te che ha litigato. Se ci vado io non serve a niente.
Ezra, lasciamo perdere, almeno per questa volta, disse
Cody.
Non ce la faccio proprio a sopportare tutto ci.
Ma che dici? Vuoi non cenare affatto?
Io a ogni modo posso solo mangiare qualche foglia di
insalata, disse Jenny.
Ma  importante! Doveva essere un avvenimento. Ah,
be'... aspettate. Aspettate qui un attimo, va bene?
Ezra si volt e si precipit in cucina: tra lo sciame di cuochi
vari che lavoravano ai diversi ripiani, pesc una persona
piccola, in grembiule. Una ragazza, suppose Cody: piccolina,
con il viso affilato e astuto e i capelli rossi, che lo segu allegramente,
camminando quasi come se avesse le gambe rigide,
e strofinandosi le palme delle mani sul sedere. Vorrei presentarvi
Rut, disse Ezra.
Cody disse: Rut?
Ci sposiamo in settembre.
Ah, fece Cody.
Poi Jenny intervenne: Be', congratulazioni, e baci la
guancia ossuta e lentigginosa di Rut, mentre Cody diceva:
Ah, s, dandole una stretta di mano: sulla palma aveva dei
calli grossi come ciottoli. Piacere, disse Rut, e a lui venne
in mente l'immagine della gallina bantam, piccola e battagliera,
anche se in realt non l'aveva mai vista una gallina bantam.
O forse ricordava di pi un gallo. Aveva capelli ostici,
color carota, tagliati cos corti che sembravano troppo pochi
in proporzione al cranio. Gli occhi azzurri, rotondi, parevano
di marmo, e la pelle del viso era cos sottile e tirata (come se
le fosse stata lesinata insieme ai capelli) che sul dorso del naso
Cody riusciva a vedere una cartilagine bianca. Dunque,
disse, Rut.
Sei sorpreso? gli chiese Ezra.
S, molto.
Volevo fare le cose come si deve; dare la notizia durante
l'aperitivo e poi chiamarla e farla partecipare alla cena di famiglia.
Ma, tesoro, disse Ezra rivolgendosi a Rut, suppongo
che mamma fosse molto stanca. Le cose non sono andate
come avevo previsto.
Cacchio! Be', non ti preoccupare.
Cody disse: S s, certamente. Lo possiamo sempre fare
in un altro momento.
Poi Jenny incominci a fare domande sul matrimonio, e
Cody si scus e disse che forse era meglio che andasse a vedere
come stava la mamma. Una volta fuori, nel buio, mentre
percorreva la strada verso casa, ebbe una sensazione stranissima,
come di aver perso qualcosa. Era come se qualcuno
fosse morto e lo avesse abbandonato per sempre: la Rut bellissima,
dai capelli neri, dei suoi sogni.
...
.
...
Sapevo cosa ci aspettava, stasera a cena, Perla disse a
Cody. Non sono mica cos tonta. Lo sapevo. Si  fidanzato;
sposer la cuoca di campagna. Lo sapevo gi, ma mi  tornato
in mente solo quando sono entrata nel ristorante ed ho visto
quei cinque piatti e quei cinque bicchieri. Be', mi sono comportata
male; molto male. Non c' bisogno che tu me lo dica,
Cody.  solo che vedendo quei piatti, mi si  spezzato dentro
qualcosa. Ho pensato: "Be', se deve essere cos, okay, ma non
stasera; Signore, almeno non stasera, per oggi basta dover essere
andata a comprare il vestito di nozze numero due per la
mia unica figlia". E cos allora, chiss perch, ho fatto una
scenata che ha mandato a monte la cena, come se l'avessi
progettata in anticipo, il che non  affatto vero. Mi credi, no?
Non sono mica cieca; lo so quando mi comporto in modo
poco ragionevole. A volte mi metto nei panni altrui e mi guardo,
del tutto scissa. "Ora smettila", dico a me stessa, ma  come
se fossi... inebriata; non posso fare a meno di gettarmi
nella cosa, andare avanti. "S, s, adesso la smetto", penso,
"lasciami dire solo questa cosa, solamente questa..."
Cody, non ci credi che voglio che siate felici, tutti e tre?
Certo che lo voglio;  naturale. Non impedirei mai a Ezra di
andarsene, se  cos convinto di volere sposare quella ragazza...
anche se non so proprio che cosa ci veda in lei,  cos
sconclusionata, cos maschiaccio; credo che venga dalla campagna,
o un posto del genere, e quasi non porta neanche le
scarpe - bisognerebbe guardarle le piante dei piedi, un giorno
o l'altro - ma quel che volevo dire era che non sono mai
stata una di quelle mamme che cercano di tenersi i figli per
s. Davvero spero che Ezra si sposi. Lo dico onestamente. Voglio
che qualcuno si prenda cura di lui, soprattutto di lui. Tu
te la sai cavare da solo, ma Ezra  cos, come dire, indifeso...
Ovviamente vi amo tutti e tre nello stesso modo, proprio
uguali, ma... be', Ezra  cos buono. Capisci? Comunque adesso
ha questa Rut, e ha cambiato tutto il suo modo di vedere le
cose; osservalo, qualche volta, quando lei entra nella stanza
o avanza con aria tracotante, o chiamalo come vuoi. La adora.
Diventano tutti scherzosi insieme, come due cuccioli. S, mi
ricordano spesso i cuccioli, quando si rannicchiano, sghignazzano,
o saltellano in giro per la cucina, o ascoltano quella musica
popolare per la quale Rut sembra andare pazza. Ma, Cody,
promettimi di non dire a nessuno quel che ti ho detto.
Promesso? Cody, a volte mi fermo a guardarli e mi accorgo
che sono assolutamente convinti di essere speciali, le prime
e le uniche persone al mondo che provano quel che provano
loro. Sono sicuri che vivranno felici per sempre, che tutti gli
altri matrimoni intorno a loro - quelle relazioni banali, logore,
piatte - mamma mia, non sono nulla in confronto a quello
che sar il loro: non si accontenteranno mai di cos poco.
E a me la cosa mi manda in bestia; non ci posso fare nulla,
Cody. So che  egoistico, ma non posso farne a meno. Vorrei
chiedere loro: "Ma chi credete di essere? Siete proprio convinti
di essere unici? Davvero pensate che io sia sempre stata
una vecchia scorbutica come adesso?"
Cody, ascoltami. Anch'io un tempo ero qualcosa di eccezionale
agli occhi di una persona. Bastava che allungassi la
mano e gli appoggiassi la punta del dito sul braccio, mentre
stava parlando, perch lui si interrompesse e si sentisse tutto
confuso. Ero piena di speranze, ero corteggiata, ho avuto un
matrimonio stupendo. E poi tre bellissime gravidanze, in cui
ogni mattina mi svegliavo, sicura che qualcosa di perfetto sarebbe
successo nel giro di nove mesi, poi otto, e poi sette...
sembrava che io fossi piena di luce; di luce e di progetti che
mi facevano sentire ricolma. E poi, quando voi bambini eravate
ancora piccoli, Dio mio, ero il centro del mondo per voi!
Ero tutto! Sempre mamma qui e mamma l, e "dov' la mamma?
dov' andata?" e non appena tornavate da scuola, "mamma?
sei a casa?" Non  giusto, Cody. Davvero non  giusto;
ora sono vecchia, e vado avanti senza che nessuno mi noti pi,
una persona come tutte le altre. Secondo me  una cosa ingiusta,
Cody. Ma non dire agli altri che te l'ho detto.
...
.
...
Al lavoro, la settimana dopo, mentre registrava i diversi stadi
attraverso cui i trapani elettrici vengono messi nelle loro
custodie, Cody vide la vecchia Rut dai capelli neri sbiadire
dalle travi e dai corridoi, finch non fu del tutto scomparsa e
lui non si dimentic perch lo aveva tanto colpito. Comparve
invece una nuova Rut. Magrissima, con l'aria da ragazzino e
il grembiule sventolante intorno agli stinchi, ella correva gi
per la catena di montaggio, ridacchiando, con Ezra che la tallonava.
Ezra aveva i capelli tutti scompigliati. (A quanto pareva,
egli non era affatto immune: si era solo limitato ad attendere
la persona giusta con quel suo modo di fare caparbio
e fiducioso). La raggiungeva nell'ufficio del sorvegliante, e si
accapigliavano... s, come due cuccioli. Un ricciolo ribelle vibrava
sul cocuzzolo della testa di Rut. Aveva le labbra screpolate,
spaccate. Si era mangiata le unghie fino a ridursi le
punte delle dita dei cuscinetti rosa, aveva le nocche tutte graffiate
e bruciacchiate, cicatrici della sua cucina campagnola.
Cody telefon a sua madre e le disse che sarebbe andato
per il week-end. Avrebbe avuto occasione di vedere anche
Rut, secondo lei? Dopo tutto, disse, era ora che la conoscesse
questa sua futura cognata.
Arriv il sabato mattina, portando dei fiori, rose d'un colore
ramato. Trov Rut ed Ezra che giocavano a ramino sul
pavimento del salotto. Dopo la sua settimana di sogni, la vista
della vera Rut gli fece prendere un colpo. Era pi intelligibile,
pi insignificante, pi spigolosa di tutte le altre persone
che avesse mai conosciuto. Indossava un paio di blue jeans
e una camicia di un orrendo scozzese che dava sul marrone.
Era cos assorta nel gioco che quasi non sollev lo sguardo
quando Cody entr. Rut, disse lui, porgendole i fiori.
Questi sono per te.
Ella li guard e poi pesc una carta. Cosa sono? chiese.
Be', rose.
Rose? In questa stagione?
Rose di serra. Le ho ordinate apposta color rame perch
si intonino con i tuoi capelli.
Lasciali perdere i miei capelli, disse lei.
Tesoro, voleva farti un complimento, le spieg Ezra.
Ah!
Certo, disse Cody. Vedi, volevo darti il benvenuto.
Benvenuta nella nostra famiglia, Rut.
Be', grazie.
Cody,  stata un'idea estremamente carina da parte tua,
disse Ezra.
Vinto! fece Rut.
Pi tardi, quel pomeriggio, quando giunse l'ora di andare
al ristorante, Cody si avvi con Rut ed Ezra. La giornata per
lui era stata lunga, immobile - trascorsa per lo pi ai margini
della vita altrui - e adesso un po' di moto gli ci voleva
proprio.
Aveva piovuto, a intervalli, e ora c'erano delle pozzanghere
sul marciapiede: Rut camminava dentro a tutte quelle che
incontrava, e non c'erano problemi, visto che indossava un
paio di stivali militari di pelle marrone. Cody si chiese se
quel suo modo di vestire era voluto; cosa avrebbe fatto, ad
esempio, se le avesse regalato un paio di sandali da sera con
i tacchi alti? La domanda incominci ad affascinarlo, fino a
esserne ossessionato: il bisogno di vedere i suoi piedini un
po' tozzi fasciati in striscioline d'argento divenne quasi fisico.
Non riusciva a spiegarsi perch desiderasse ardentemente
quel gigantesco orologio - con il quadrante nero, graduato in
modo estremamente complesso, capace di resistere alle profondit
marine - che le pendeva largo dal polso troppo magro,
con un cinturino d'acciaio inossidabile.
Ezra aveva con s il flauto di legno, e lo suonava camminando,
serio e assorto, con le palpebre abbassate a guardarsi le
guance. I passanti gli lanciavano un'occhiata e sorridevano;
Rut procedeva canticchiando qualche nota, immersa nei suoi
pensieri sugli altri. Poi Ezra ripose il flauto nella tasca della
giacca consunta da boscaiolo, e lui e Rut presero a discutere
il men. Era una buona cosa servire quel piatto a base di riso,
diceva Rut, perch la famiglia araba ne era sempre molto
contenta. Si pass le dita tra i capelli rossi che sembravano or
ora spuntare. Cody, che le camminava al lato, dall'altra parte,
sent il peso di Rut spostarsi quando Ezra le mise un braccio
intorno alle spalle e l'attir a s.
Nel ristorante Rut era un turbine. Ezra cucinava come in un
sogno, assaggiando, riflettendo; gli altri (tutti quanti delle
schiappe, secondo Cody) fluttuavano in giro per la cucina con
aria vaga, ma Rut si avventava sul cibo, lo accoltellava, lo faceva
girare come se fosse stata in battaglia. Si occupava degli
sformati di pollo e di cose che sembravano torte di patate.
Cody la osservava; stando in un angolo, fuori dei piedi, ma lo
stesso la gente non faceva che inciampargli addosso.
Dove hai imparato a cucinare? chiese a Rut.
Da nessuna parte, rispose lei.
Questo pollo  una ricetta regionale?
Assaggialo, disse lei con tono aspro, ne arpion un
pezzo e glielo pass.
Non posso, fece lui.
E perch?
Mi sento pieno.
E in effetti si sentiva pieno di lei. L'aveva divorata tutto il
giorno, consumata. Ogni suo movimento brusco - quando
sbatteva i coperchi delle pentole o scrollava la testa - lo nutriva.
Fu per lui come un dono, mentre studiava la sua schiena
striminzita, scoprire che indossava una canottiera, una di
quelle magliette di lana che gli ricordavano la sua infanzia.
Riusciva a vederne le cuciture sotto lo scozzese marrone.
Archivi con cura l'informazione, da assaporare con tenerezza
quando fosse rimasto solo.
Il ristorante apr e i clienti incominciarono a fluire goccia a
goccia. La grossa ostessa raggiante li fece sedere tutti da un
lato, come se li raccogliesse sotto la propria ala.
Trvati un tavolo, Ezra disse a Cody, ti porto qualcosa
preparato da Rut.
Davvero, non ho fame, rispose Cody.
 pieno, sput fuori Rut.
Be', e allora che fai? Non  noioso per te?
No, no, mi interessa, disse Cody.
Al di l del bancone che separava la cucina, riusciva a vedere
la sala da pranzo, dove la gente seduta masticava, ingoiava,
beveva, picchiettandosi la bocca con il tovagliolo,
spezzando tocchi di pane. Si chiese come faceva Ezra a sopportare
l'idea di passare la vita a fare questo mestiere.
Quando la prima raffica di gente fu passata, Rut ed Ezra si
sedettero a quello squallido tavolo di legno in mezzo alla cucina,
e Cody si un a loro. Ezra mangi un po' dello sformato
di pollo di Rut, mentre lei accese una piccola sigaretta marrone
e si dondol indietro con la sedia, a guardarlo. La sigaretta
aveva un odore strano, come se bruciasse solo per caso:
come quando si versa qualcosa sul ripiano del forno, o rimane
del cibo attaccato sotto una pentola. Cody, seduto davanti
a lei, se ne inebri. Mangia, Cody, mangia, lo incitava
Ezra. Cody si limit a scuotere la testa, per non perdere neanche
una boccata del fumo di Rut.
Intanto gli altri cuochi andavano e venivano, alcuni erano
anch'essi seduti a divorare combinazioni di cibo strane e svariate,
mentre le loro pentole, neglette, continuavano a bollire
a fuoco lento. Apparve Giosia, l'amico d'infanzia di Ezra,
trasformatosi in un efficiente uomo fatto tutto inamidato di
bianco, e lui e Rut parlarono delle mele da pelare per la torta.
A Cody non importava assolutamente niente della torta che
lei avrebbe cucinato, ma era attratto dal suo modo di parlare
disinvolto e gergale. Teneva la sigaretta tra il pollice e l'indice,
con il gomito appoggiato alla cassa toracica. Si pieg in avanti
per prendere una qualche decisione, e sotto le sopracciglia
nodose aveva gli occhi d'un azzurro cos chiaro che egli ne rimase
stupefatto.
Lasciarono il ristorante prima della chiusura: ci avrebbe
pensato Giosia a chiudere tutto, disse Ezra. Fecero un giro pi
ampio per tornare a casa, passando per una strada tranquilla,
a senso unico, in modo da accompagnare Rut nella pensione
dove aveva una stanza in affitto. Quando Ezra la accompagn
fino davanti alla porta, Cody aspett sul bordo del marciapiede,
guardando Ezra che le dava il bacio della buonanotte: un
bacio maldestro, non all'altezza, lo giudic Cody; e ne prov
una certa soddisfazione. Poi Ezra lo raggiunse e si mise a camminare
tutto orgoglioso accanto a lui, con quei suoi piedoni
lunghi e l'aria gioiosa.
 un bel tipetto, eh? chiese a Cody. Non trovi che
 proprio meravigliosa?
Mhm.
Ci sono tante cose che devo imparare da te! Voglio prendermi
cura di lei come si deve, ma non so come fare. L'assicurazione
per la vita, per esempio? E cose del genere. I mariti
devono fare tante cose, Cody. Mi aiuti a raccapezzarmi?
Con piacere, rispose Cody. Ed era sincero, anche.
Qualunque cosa: qualunque spiraglio gli avesse dato la possibilit
di farsi avanti.
Alla fine Ezra si calm, anche se continuava a dare l'impressione
di essere, dentro di s, tutto effervescente ed esultante.
Ogni tanto canticchiava qualche battuta tra i denti; e
quando furono vicini a casa - davanti alle abitazioni completamente
buie, dove tutti erano gi andati a dormire da un bel
po' - che cosa pensate gli sia venuto in mente di fare, se non
tirare fuori quel suo maledetto piffero e incominciare a strimpellare?
Era una cosa imbarazzante. Mandava in bestia: la
stessa canzoncina di prima, Godiveau de Poisson. Era proprio
da Ezra, pens Cody, scegliere come motivo musicale ricorrente
una ricetta per il pesce. Egli camminava in silenzio,
sperando che qualcuno chiamasse la polizia, o che almeno si
affacciasse alla finestra: Ehi tu, zitto! E invece niente. Era
cos tipico: Ezra, il ragazzo d'oro, il prediletto di tutti, che
impunito suonava il flauto per la strada.
...
.
...
La domenica mattina Cody si present alla porta di Rut;
o meglio, alla porta della proprietaria della casa dove alloggiava
Rut, una donna scialba, dal colorito terreo. Costei giocherellava
con aria cos impaurita con il medaglione che le
pendeva dal collo, che Cody si sent in dovere di fare un passo
indietro per dimostrare che non era uno di quelli che bussavano
alla porta della gente per derubarla. Le sorrise nel modo
pi signorile possibile, e disse: Buon giorno, c' Rut per
favore?
Rut?
Si rese conto di non sapere il cognome di Rut. Sono il
fratello di Ezra Tull, spieg.
Ah, Ezra, disse lei, tirandosi indietro per lasciarlo
passare.
La segu all'interno, fino in fondo, oltrepassando un'accozzaglia
di mobili riempiti fino all'orlo, della frutta di cera impolverata
e mucchi di riviste. Rut se ne stava seduta scomposta
al tavolo della cucina, scucchiaiando dei cornflakes e leggendo
un giornale appoggiato alla scatola. Un uomo pallido,
piccolo e tozzo stava guardando nel frigorifero aperto. Cody
ebbe un'impressione di inerzia e di vite sprecate, e si sent
pieno di energia. Doveva essere cos facile conquistarla e portarla
via da tutto ci!
Buon giorno, disse. Rut sollev lo sguardo; l'uomo piccolo
e tozzo si ritrasse dietro alla porta del frigorifero.
Spero che tu non sia troppo avanti nei tuoi cornflakes,
disse Cody. Sono venuto a invitarti a fare colazione con me.
E perch? chiese Rut aggrottando le sopracciglia.
Be'... non per un motivo specifico. Stavo facendo una passeggiata
e ho pensato che forse avevi voglia di passeggiare
con me, e fermarci da qualche parte a prendere un caff ed una
ciambella.
Ora?
Certo.
Sta piovendo?
Un pochino.
No, grazie, disse lei.
Torn con gli occhi al giornale. La padrona di casa fece
scorrere il medaglione lungo la catenina con un leggero rumore
di cerniera lampo.
Cosa succede nel mondo? chiese Cody.
Che mondo? fece Rut.
Le notizie sul giornale, che dicono?
Rut sollev lo sguardo, e Cody vide la pagina che stava leggendo.
Ah, disse. I fumetti.
No, il mio oroscopo.
Il tuo oroscopo. Guard la padrona di casa in cerca di
aiuto, ma lei rivolse lo sguardo a un armadietto pieno di vaschette
per la gelatina di frutta. Be', che... che... simbolo
sei? Cody chiese a Rut.
Mhm?
Che simbolo zodiacale?
Segno, lo corresse lei. Poi sospirando si alz, costretta
infine ad accorgersi della sua presenza. Afferrando il giornale
dal tavolo, si avvi impettita verso il salotto. Cody la fece
passare e poi la segu. Quei blue jeans, pens, doveva averli
comprati in un negozio di vestiti per bambini: non aveva neanche
un po' di fianchi, e il golf era tutto liso sui gomiti.
Sono Toro, disse lei da sopra la spalla. Ma sono tutte
sciocchezze, comunque. Chiacchiere e basta.
Sono d'accordo con te, disse Cody sollevato.
In un angolo del salotto ella si ferm e si volt verso di lui.
Guarda qui, disse puntando il dito su una frase del giornale.
Un potente alleato verr a salvarvi. L'accento oggi 
sull'alta finanza. Abbass il giornale. Voglio dire, ma con
chi pensano di avere a che fare? In che tipo di interessi dovrei
essere coinvolta io?
Ridicolo, disse Cody. Era ipnotizzato dalle sue sopracciglia:
erano del colore del sorbetto all'arancio, e ogni volta
che parlava accalorandosi un po' la pelle intorno le diventava
rosa, pi scura delle sopracciglia stesse.
Ignorate le insinuazioni di un nemico di vecchia data,
lesse, scorrendo con il dito gi per la colonna. E senti quest'altra:
Un incontro clandestino potrebbe risolvere il mistero.
Dio Santissimo! disse, gettando il giornale su una
poltrona. Bisogna avere una vita ben ricca, per potere ricavare
qualche cosa dal proprio oroscopo!
Be', non so, disse Cody. Forse  pi vero di quel che
non ti immagini.
Come dici?
Forse quel che vuole dire  che dovresti avere una vita
cos. Che dovresti essere pi avventurosa, non limitarti a lavorare
come una negra in un ristorante, e lasciarti andare
ciondolando in una pensione vecchia e tetra...
Non  poi cos tetra, disse Rut, tirando su il mento.
Be', ma...
E comunque non ci rester per sempre. Io ed Ezra, dopo
il matrimonio, ci trasferiamo sopra il ristorante. Poi quando
avremo un po' di soldi, metteremo su casa.
Ma anche cos, disse Cody, non avrai neanche lontanamente
quello che gli oroscopi danno per scontato che tu abbia.
Dio mio, c' tutto il mondo l fuori! New York per esempio.
Sei mai stata a New York?
Scosse la testa, osservandolo da vicino.
Devi venire;  primavera laggi.
Anche qui  primavera, disse lei.
Ma  diversa.
Non capisco dove vuoi andare a parare, gli disse.
Be', quel che voglio dire  questo, Rut: perch sistemarti
cos presto, quando hai ancora tante cose da vedere?
Presto? fece lei. Ho quasi vent'anni. E sono qui che
mi sbatacchio da una parte all'altra, completamente sola, da
quando ne ho compiuti sedici. L'unica cosa che voglio  proprio sistemarmi, il prima possibile.
Ah, fece Cody.
Be', buona passeggiata.
Ah, s, la passeggiata...
Cerca di non affogare, gli disse lei con tono indifferente.
Sulla porta egli si volt e disse: Rut?
Che c'?
Non so il tuo cognome.
Spivey, disse.
Egli pens che era il suono pi bello che avesse mai udito in tutta la sua vita.
...
.
...
La settimana successiva la port in macchina a vedere la
sua fattoria. Ne ho viste anche troppe di fattorie, disse
lei, ma Ezra intervenne: Vale la pena di andarci, Rut. 
molto bella in questa stagione. Ezra non poteva aggregarsi,
perch doveva soprintendere all'installazione nel ristorante
di una nuova cella frigorifera per la carne. Cody lo sapeva gi
quando l'aveva invitato.
Questa volta Cody aveva portato a Rut delle giunchiglie,
e lei aveva detto: Non so cosa farmene; ce n' una quantit
l dietro, vicino al sentiero.
Cody le aveva sorriso.
La fece entrare nella sua Cadillac, che odorava ancora di
nuovo. Lei non ne sembr affatto colpita. Con il suo solito
spirito di contraddizione indossava una gonna, proprio
nell'unica occasione in cui i blue jeans sarebbero stati molto pi
adatti. Aveva le gambe bianchissime, quasi di gesso; ed era
dai tempi di scuola che Cody non vedeva pi dei calzini corti
come i suoi; e le sue scarpe da tennis a brandelli erano piccole
e tozze come quelle di un bambino.
Durante il tragitto egli parl dei suoi progetti per la fattoria.
 li che vorrei andare a vivere, disse. Che vorrei
tirar su la mia famiglia.  un posto ideale per i bambini.
Cosa te lo fa pensare? chiese lei. Quand'ero piccola
l'unica cosa che mi importava era di andare in citt.
S, ma l'aria pura e le verdure coltivate da s e gli animali...
Per ora un uomo che vive l vicino si prende cura del mio
bestiame, ma quando mi ci trasferir, mi occuper io di tutto.
In questo mi piacerebbe proprio vederti, disse Rut.
Hai mai dato il pastone ai maiali? O ripulito a palate una
stalla?
Posso sempre imparare, disse lui.
Ella scroll le spalle e non disse pi nulla.
Quando giunsero alla fattoria, Cody le mostr il terreno
intorno, dove ella prese a fissare una mucca fino a farle abbassare
gli occhi e fece il malocchio a un gruppo di galline. Poi
la fece entrare in casa: l'aveva comprata con armi e bagagli,
completa di divano di peluche spelacchiato e stufa al cherosene
in salotto, tavolo di cucina traballante con i cassetti pieni
di posate arrugginite, calendario al muro, del 1958, con la pubblicit
di un mangime per le galline ovaiole a base di gusci
d'ostrica macinati, estremamente ricco di calcio. L'uomo che
era vissuto l - vedovo - era morto nel letto a colonne del
piano di sopra. Cody aveva tolto le vecchie coperte e la vecchia
biancheria, sostituendole con lenzuola, piumino e cuscini
nuovi, ma questo era stato l'unico cambiamento che aveva
fatto. Ho in programma di risistemarla un po', disse a
Rut, ma penso di farlo dopo che mi sono sposato, perch
so che forse a mia moglie farebbe piacere avere voce in
capitolo.
Rut tolse con facilit il catenaccio dall'intelaiatura di legno
mezza sgretolata della finestra; l'apr e guard di sotto.
Desidero molto avere una moglie, disse Cody.
Ella rimise il catenaccio. Mi dispiace dovertelo dire, fece
lei, ma lo senti quest'odore? Un odore dolciastro? Hai il
legno marcio.
Rut, disse lui. Per quale motivo ti sto antipatico?
Eh?
Il tuo modo di fare. Come mi tratti male. Non hai una
grande opinione di me, vero? le chiese.
Ella gli lanci un'occhiata nervosa, di traverso, evasiva, e si
diresse verso le scale. Be', fece, mi piaci discretamente.
Davvero?
Ma conosco i tipi come te, disse lei.
Che tipi?
Ce n'erano parecchi come te nella mia scuola, spieg.
Certo! ce n'erano in ogni classe, in ogni squadra sportiva:
alti e molto belli, eleganti, atletici, spiritosi. Ragazzi con un
modo di fare mellifluo, che si trovavano sempre davanti la
pappa pronta, che sapevano sempre come comportarsi, e non
uscivano mai con nessuno se non con le ragazze pi in vista,
o con la reginetta del gruppo, o al massimo con le sue dame
di corte. Mi superavano nei corridoi senza neanche sapere chi
ero, senza neanche accorgersi che esistevo. O ridevano di me,
a volte, ne sono quasi sicura: ridevano del mio misero modo
di vestire, si facevano beffe della mia faccia lentigginosa, dei
miei poveri capelli rossi...
Ridere di te! Quando mai ho fatto una cosa simile?
Non sto parlando di te in particolare, disse. Ma senza
dubbio mi fai venire in mente un certo tipo.
Rut, io non ti prenderei mai in giro. Trovo che sei perfetta,
disse Cody. Sei la donna pi bella che io abbia
mai visto.
Vedi cosa intendevo dire? chiese lei, tirando su il
mento, poi si gir e marci gi per le scale.
Per tutto il lungo tragitto fino a casa, si rifiut di rispondere
a qualunque cosa lui dicesse.
...
.
...
Era come condurre una campagna bellica: una lunga e ardua
serie di battaglie, che oltre al mese di aprile continuarono
anche per tutto maggio. C'erano momenti in cui disperava:
aveva incominciato troppo tardi, era fuori gara; aveva perso
tempo con quelle brunette banali, scontate, che si era sentito
cos orgoglioso di prendere in trappola, mentre Ezra, senza
neanche sforzarsi, aveva in qualche modo scoperto il vero
gioiello. Fortunato lui! Per tutta la vita non aveva fatto altro
che avere fortuna, e Cody non sarebbe forse mai riuscito a capire
come faceva.
Spesso, quando lasciava Rut, Cody borbottava tra s e s
allontanandosi; si batteva il pugno sul palmo della mano o
prendeva a calci la propria macchina. Ma al tempo stesso,
sotto sotto, provava un senso di gioia: s, doveva proprio ammettere
che non si era mai sentito pi vivo, pi desideroso che
arrivasse il giorno dopo. Ora capiva perch aveva perso ogni
interesse in Carola, o Caterina, o come diavolo si chiamava,
l'assistente sociale che non si era sentita attratta da Ezra: aveva
reso la cosa troppo facile. Quel che amava era la competizione,
la speranza di uscire trionfante da una lotta a corpo a
corpo con Ezra, il nemico di pi vecchia data. E gli piaceva
anche attendere il momento opportuno, tenersi sotto controllo,
nascondere i suoi sentimenti per Rut fino a che la situazione
non fosse stata in suo favore. (Era forse la pazienza il
segreto di Ezra?) Perch questa, ovviamente, non era una
competizione esplicita: uno dei due contendenti non si rendeva
neanche conto di essere in lizza. Per, Cody! diceva
Ezra,  stato bello averti cos spesso da queste parti ultimamente.
E a Rut: Vai, vai, vedrai che ti diverti, da
qualsiasi parte la invitasse Cody.
Un giorno, per fare arrabbiare Ezra, Cody rub una delle
sigarette marroni di Rut e la fum nella fattoria. (L'odore
del catrame che bruciava riemp la camera da letto: se solo
avesse avuto un telefono, si sarebbe dimenticato tutte le sue
strategie e l'avrebbe chiamata all'istante per dirle che l'amava).
Spense il mozzicone in un portacenere di plastica accanto
al letto; poi in sguito invit Ezra per fargli vedere i suoi nuovi
vitelli, lo port di sopra a discutere una perdita nel tetto,
e lo attir vicino al comodino dove c'era il portacenere. Ma
Ezra si limit a dire: Ah, c' stata Rut! e si lanci nell'elogio
di un giardino pensile di odori che lei stava piantando
sopra il ristorante. Cody non riusciva proprio a crederci che
qualcuno potesse essere cos cieco, cos credulone. Inoltre,
avrebbe dato la vita per il privilegio di avere Fut che piantava
odori per lui: pens allo slargo sul retro, dove aveva sempre
immaginato l'orto di sua moglie. Rosmarino! Basilico!
Melissa!
Perch non si  rivolta a me? chiese a Ezra. Avrebbe
potuto coltivare i suoi odori nella mia fattoria.
Be', pi sono vicini a casa pi sono freschi, rispose
Ezra. Ma  stato gentile da parte tua proporlo, Cody.
Mentre oliava i fucili, quella sera, Cody consider seriamente
la possibilit di sparare a Ezra nel cuore.
Quando faceva dei complimenti a Rut, lei rizzava il pelo.
Quando le portava i regali che aveva scelto con tanta astuzia
(catenine d'oro, boccette di profumo, carillon, fiori di seta,
tutti intesi a creare un contrasto con quell'orrendo matterello
di marmo screziato che Ezra le aveva dato in regalo, incartato
goffamente, il giorno del suo compleanno), lei in genere li
perdeva subito o li lasciava l, nel posto dov'era in quel momento.
E quando la invitava da qualche parte, lei veniva solo
per il gusto della gita. Egli la prendeva sottobraccio e lei
diceva: Cribbio, non sono mica una vecchia signora. Ella
si inerpicava su per le rocce e dentro nei boschi con i suoi
stivali militari, e Cody la seguiva, confuso e affascinato,
letteralmente malato d'amore. Aveva perso quattro chili, non riusciva
a mangiare - e pensare che aveva sempre creduto che
questo fosse un mito - e quasi non dormiva la notte. Quando
si addormentava si imponeva di sognare Rut, ma questo non
accadeva mai: con un che di malizioso, di provocatorio, ella
era sempre assente dai suoi sogni, e di giorno, quando si rincontravano,
gli sembrava di vedere qualcosa di sarcastico nell'occhiata che ella gli lanciava.
Spesso gli riusciva difficile mantener viva la conversazione
con lei. E a volte gli balzava in mente - nel mezzo della settimana,
quando era lontano da Baltimora - che l'intera idea
era folle: sarebbero sempre stati degli estranei l'uno per l'altro;
non avevano neanche un interesse in comune. Ma ogni
week-end si sentiva di nuovo sconcertato dal suo modo di
camminare impettito, il suo mento bellicoso, il suo tenero
sguardo accigliato. Lo commuoveva il suo profumo all'antica,
da ragazzino, e immaginava il suo piccolo corpo rannicchiato
nel suo. Era proprio Rut che avevano in comune. Allungava
allora una mano per toccarle le punte delle nocche, e lei si tirava indietro, irritata: Ma che fai? E lui non rispondeva.
...
.
...
So che cosa stai cercando di fare, gli disse sua madre.
Come dici?
Riesco a leggerti dentro come se fossi trasparente.
Bene, che cosa sto cercando di fare allora? chiese lui.
Sperava davvero di sentirglielo dire; aveva raggiunto lo stadio in cui avrebbe fatto i salti mortali pur di sentire qualcuno proferire il nome di Rut.
Non riesci a ingannarmi neanche per un attimo, disse sua madre. Perch sei cos ostile? Non sai che fartene di quella ragazza. Non  affatto il tuo tipo, neanche un po'. Appartiene a tuo fratello, a Ezra, ed  l'unica cosa al mondo che egli abbia mai desiderato. Se tu riuscissi a portargliela via, che cosa ne faresti? dimmi! L'abbandoneresti e basta. Diresti: "Mamma mia, che ci sto a fare io con questa persona insignificante?"
Tu non capisci, disse Cody.
La cosa ti sorprender, gli disse sua madre, ma ti capisco perfettamente. Con il resto del mondo forse non sono cos sveglia, ma per quanto riguarda i miei tre figli, non mi sfugge la minima cosa. So benissimo cosa vai cercando. Ti leggo dentro chiaramente, Cody Tull.
Proprio come Dio, disse Cody.
Proprio come Dio, conferm lei.
...
.
...
FINE Parte 1.